Σελίδες

Tι πιστεύουμε

Κι αν δεν μπορείς να κάμεις την ζωή σου όπως την θέλεις,
τούτο προσπάθησε τουλάχιστον όσο μπορείς:
Μη την εξευτελίζεις.
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Τετάρτη 4 Ιουνίου 2014

Negativo... Positivo...

UN FILO... UN DETTAGLIO FISIOLOGICO... UN IMMAGINE...


Tu sarai amato...
il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza...
senza che l'altro...
se ne serva...
per affermare la sua forza...



Sono le cose che lasci.
In sospeso.
In volo a mezz'aria.
Sul ciglio della porta pronte ad uscire.
Sono quei piccoli gesti buttati lì.
Nelle carezze accennate...

nei sorrisi asciugati...
negli abbracci mancati...
Impercettibile come il movimento del cuore...
...piano come il vento, forte come il mare...
Passare sopra i ricordi in punta di piedi...
non svegliare il dolore nascosto per bene...
fuggire lontano da quello che non vuoi vedere...
Ammetto di aver lanciato in aria un sogno...
di averlo fatto volare, sospeso, immobile...
in silenzio, trattenendo il respiro...
aspettando che tu lo prenda.



Ho cercato le parole giuste, nel senso che mi sono messa a rovistare nelle tasche dei maglioni invernali convinta di poterci trovare qualche risposta.
Ho analizzato con cura ogni spazio vuoto, spostato ogni virgola messa male, eliminato i ...
punti di troppo.
Non è semplice... niente lo è quando si tratta di stendere su carta le tue emozioni e lasciare asciugare nero su bianco la verità.
Scrivere, per quello che ho potuto capire, è molto più di una serie casuale di lettere sottovuoto.
Scrivere è lo specchio con il quale vedo me stessa.
 



KUNDERA...

Leggerezza e pesantezza... anima e corpo... amore e sesso... luce e buio... spesso e sottile... caldo e freddo.... essere e non essere. In queste coppie che si oppongono tra loro cosa intendiamo come positivo e cosa come negativo?
Le prime pagine di questo libro mi hanno subito colpita appena le ho lette, ma ne è trascorso di tempo prima che riuscissi a finirlo... infatti ho provato e riprovato a leggerlo in passato, ma dopo poche pagine abbandonavo la lettura. Poi è arrivato IL momento... Era un periodo un po' cupo, di quelli che ti sorprendono a chiederti "come mai mi sento così triste se non mi manca niente in particolare?". Ed ecco il destino, il karma, il fato, o come meglio preferite chiamarlo che si prende la briga di portarmi LA risposta a quella domanda. Ed è meraviglioso quando trovi la soluzione a quel dubbio che ti era venuto troppe volte, ancor più meraviglioso se la soluzione la si trova all'interno un libro... è una magia, un incantesimo. E' una delle cose più belle che ti possa capitare, sopratutto quando vivi un momento pieno di tante cose, ma allo stesso tempo vuoto... vuoto di quel di cui realmente hai bisogno. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" mi ha donato LA RIVELAZIONE. Una volta finito mi sono sentita più umana, perchè Kundera ha scritto ciò che ognuno di noi prova, ma non azzarda dire... ha scritto a proposito dei nostri desideri più reconditi, delle nostre emozioni più segrete. Non le accettiamo, perchè Amorali, Anormali, Anomale... ma questo siamo noi. La vertigine, quella paura che proviamo quando ci troviamo "in cima" alla montagna, in cima nella propria carriera, in cima alla gerarchia sociale, in cima alle emozioni, non è "paura" di scivolare nel burrone che guardiamo dall'alto, ma è VOGLIA... terribile voglia di caderci in quel burrone, scivolare, perdere l'equilibrio e essere travolti dalle onde, mettendo a rischio la nostra vita, la nostra dignità, i nostri valori...  perché  solo così siamo umani... solo vicino alla terra, o ancor meglio... sotterrati dalle paura, dai dubbi, dalle angosce. Solo così ci sentiamo vivi davvero ed ecco la ragione per cui, appena iniziamo a staccare i piedi dal suolo, un richiamo primordiale ci supplica di tornare ad essere chi siamo davvero: UMANI.
E' un libro che arricchisce, e, almeno nel mio caso, porta risposte.
E' stupefacente come una lettura possa cambiare il nostro modo di pensare dopo che l'ho finito mi sono posta una domanda.., cosa preferisco io? La pesantezza o la leggerezza...?





Se ogni secondo della vostra vita si ripete un numero infinito di volte, siamo inchiodati all’eternità come Gesù Cristo sulla croce. E’ un’idea terribile. Nel mondo dell’eterno ritorno... su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità. Ecco perchè Nietzsche chiamava l’idea dell’eterno ritorno il fardello più pesante (das schwerste Gewicht). Se l’eterno ritorno è il fardello più pesante, allora le nostre vite su questo sfondo possono apparire in tutta la loro meravigliosa leggerezza... a davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo... ma nella poesia d’amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. ...quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica... al contrario, l’assenza assoluta di un fardello fa sì che l’uomo diventi più leggero dell’aria, prenda il volo verso l’alto, si allontani dalla terra, dall’essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere, allora? La pesantezza o la leggerezza? Questa domanda se l’era posta Parmenide nel sesto secolo avanti Cristo. Egli vedeva l’intero universo diviso in coppie di opposizioni: luce-buio, spesso-sottile, caldo-freddo, essere-non-essere. Uno dei poli dell’opposizione era per lui positivo (la luce, il caldo, il sottile, l’essere), l’altro negativo.
Questa suddivisione in un polo positivo e in uno negativo può apparirci di una semplicità puerile. Salvo in un caso... che cos’è positivo, la pesantezza o la leggerezza? Parmenide rispose... il leggero è positivo, il pesante è negativo. Aveva ragione oppure no? Questo è il problema... una sola cosa è certa... l’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni

A differenza di Parmenide, per Beethoven la pesantezza era a quanto pare qualcosa di positivo... la pesantezza... la necessità e il valore sono tre concetti intimamente legati fra loro... solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore. Questa convinzione è nata dalla musica di Beethoven e, benchè sia possibile (per non dire probabile) che la responsabilità di essa ricada più sugli esegeti di Beethoven che sul compositore stesso, oggi la condividiamo più o meno tutti: la grandezza di un uomo risiede per noi nel fatto che egli "porta" il suo destino come Atlante portava sulle spalle la volta celeste... allora l’eroe beethoviano è un sollevatore di pesi metafisici?

Amor
 d'ogni forza invincibile
 Alito
 VITA
 Sostegno dell'essere,
 rinnego me stesso in te,
 pur senza gioia,
 pur senza speranza
 ognuno in te si strema!
 Eppur
 sogno ancora
 che tu mi sorrida,
 in quell'istante magico
 che il petto sconquassa il cor!
 E bramosia
 annebbia la mente
 e fugge...
 Irreale,
 d'ogni forma vestito,
 pura essenza,
 sovrasti la terra
 e noi tutti in pugno tieni!
 Se tu non fossi
 domani...
l'uomo più non sarebbe
 ed ogni cosa
 fredda e inanime parrebbe!

Kundera ha saputo mantenere intatto il pathos di ciò che, intessuto d'innumerevoli ritorni come ogni amore torturante, è pronto però ad apparire un'unica volta e a sparire, quasi non fosse mai esistito. Così tutto quello che apparentemente ci può sembrare leggero... tanto da farsi apprezzare e desiderare, con il passare del tempo mostra il suo peso insostenibile... ponendoci a una distanza di sicurezza per non farsi opprimere dalla sua gravità.
La leggerezza viene dall’unicità della vita che ci porta a trascurare l’approfondimento e l’interiorizzazione, ma evitando di prendere decisioni e posizioni... l’esistenza diventerebbe insostenibile e insopportabile.
Un concentrato di filosofia nietzschina, con l’eterno ritorno ...applicato alla quotidianità ...che ci fa rivivere infinite volte quello che abbiamo già vissuto nel passato e che tornerà ad accadere anche in futuro. ...da qui la necessità di esserci ora, di cogliere le antifone, di non perdersi nulla, di andare a fondo... l'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo... pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta... e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito! Che significato ha questo folle mito?
 Il mito dell'eterno ritorno afferma... per negazione... che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna... è simile a un'ombra... è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore... quella bellezza non significano nulla... non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benché trecentomila negri vi abbiano trovato la morte fra torture indicibili... e anche in questa guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo, cambierà qualcosa se si ripeterà innumerevoli volte nell'eterno ritorno?
 Sì, qualcosa cambierà... essa diventerà un blocco che svetta e perdura... e la sua stupidità non avrà rimedio... diciamo quindi che l'idea dell'eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo... appaiono prive della circostanza attenuante... del tempo... della loro fugacità...





Oh... la fugacità del tempo, e qui il mio pensiero è rivolto al mio amato Seneca... "Non disponiamo di poco tempo, ma molto ne perdiamo... la vita non è breve, ma tale la rendiamo noi, sprecando il nostro tempo in futili attività, senza accorgerci che "mentre si attende di vivere, la vita passa, comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo... certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene,  della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell'agire diversamente dal dovuto. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l'unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire"

La vita ci sfugge di continuo... tra bianco e nero... ma il tempo di cui disponiamo è sufficiente per compiere le più grandi imprese, come ricchezze immense...




                                       Favola di Acaro

Acaro era un bambino affamato di vita.
Ogni mattina a colazione mangiava due libri, uno salato e uno dolce.
Il libro salato aveva la copertina scura e raccontava tutto il male del mondo. I suoi ingredienti erano le tragedie, i soprusi, le crudeltà.
Il libro dolce, invece, aveva la copertina chiara e sapeva di miele. Parlava di sogni, di amore, delle antiche verità che l’uomo aveva dimenticato.
Acaro cresceva sano e sereno. Ma una mattina non trovò più sulla tavola la razione quotidiana di pagine al miele.
Per diventare adulto è dei libri scuri che hai bisogno, gli spiegarono i genitori, da oggi mangerai soltanto quelli.
La nuova dieta fu anche una necessità. I libri chiari erano più difficili da trovare, perché erano più difficili da scrivere. Il bene non si lascia raccontare volentieri: se si esagera col miele provoca nausea.
Perciò Acaro incominciò a mangiare soltanto il male. Conobbe la cattiveria dell’uomo in ogni sua forma, divorò con rabbia la descrizione compiaciuta di ogni dolore.
Ma dopo qualche tempo anziché tendersi come le corde di un arco, i suoi muscoli si afflosciarono e divenne un bambino grassoccio e molle. L’umore era sempre basso e rassegnati i pensieri. Non si fidava di nessuno, eppure da tutti veniva ingannato.
Aver conosciuto l’ingiustizia nei risvolti più biechi gli aveva tolto la volontà di combatterla.
Si rinchiuse in un bozzolo opaco di cinismo finché smise completamente di mangiare. Proprio lui che era stato grasso, si ridusse a un fagotto d’ossa che vagava per casa come un sonnambulo.
I genitori non potevano aiutarlo: erano sonnambuli anche loro.
Una mattina in cui rovistava in soffitta alla ricerca di un qualche sapore che gli impressionasse il palato, vide brillare una copertina chiara. Apparteneva a uno dei suoi vecchi libri. Ricominciò a sgranocchiarlo e, frase dopo frase, il suo viso riprese colore.


Fu così che Acaro imparò a digerire la vita... perché il libri scuri ti insegnano ad affrontarla... ma solo quelli chiari ti ricordano che è trasformabile dai sogni...
Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse... ma quasi opposte... l'amore non si manifesta col desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un'unica donna)... allora vediamo di capire il capibile.

L’essere umano non riesce a liberarsi della propria pesantezza... come  gabbia che egli stesso si erge intorno, a cui volontariamente si incatena per proteggersi dall’ angosciosa prospettiva delle sue infinite possibilità, dalla insostenibile leggerezza del suo essere? L’uomo ha bisogno di pesantezza? Abbandonandosi alla leggerezza... la vita umana perderebbe ogni ancoraggio terreno... e resterebbe a fluttuare in un vuoto privo di senso... pur se finalmente libera da ogni costrizione?
Chi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell’aria, tra il fantastico e il possibile... mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla ‘com-passione’ verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza... come motivi musicali che si rincorrono, si frammezzano, si accavallano, come perni cruciali attorno a cui ciascun individuo costruisce la composizione musicale della propria vita. L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento... e questo motivo... "casualmente" scelto, si trasforma ben presto in un “Es muss sein”... un “così deve essere” che muove l’esistenza dell’essere umano, convinto di agire assecondando un destino che invece egli stesso ha contribuito a crearsi, e che grava sulle sue spalle come un pesante fardello. Questo è lo stesso motivo che spinge due persone a rincorrersi, a cercarsi, a trovarsi e infine a stare insieme tutta una vita.




...non dimenticatelo, siete sempre impegnati a creare voi stessi... nella giostra delle emozioni... in ogni momento state decidendo cosa siete. 

Si voltò e lentamente tornò sui suoi passi... sulla sua strada.
Non c’era più vento, non c’ era più notte, per lei.
Andava e sapeva dove andare.
Questo era tutto.
Sensazione meravigliosa di quando il destino finalmente si schiude e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa.
Il tempo interminabile dell’avvicinamento.
Quell’accostarsi.
Si vorrebbe non finisse mai... il gesto di consegnarsi al destino... quella è un’ emozione... senza più dilemmi.
Sapere dove e raggiungerlo.
Qualunque sia, il destino.
Lei camminava ed era la cosa più bella che avesse mai fatto.

IO SONO PARTE DI TUTTO QUELLO CHE HO INCONTRATO E CHE INCONTRERÒ… NELLO SPAZIO SENZA FINE… SONO SOLO L’OMBRA DELLA LUCE... E SONO LA LUCE STESSA.. IO SONO NIENTE E SONO TUTTO... CIO’ CHE E’ STATO E SARA’.



Non dimenticare mai che esiste il giorno e la notte...
il sole e la luna.
Ricordati sempre delle sconfitte e delle vittorie, dei dolori e delle gioie.
Non dimenticare di amare con tutto il cuore senza fingere falsi sentimenti... e soprattutto cerca di essere te stesso sino alla fine dei tuoi giorni.
Non dimenticare gli amici e i nemici e nemmeno la gente umile.
Ricorda i momenti di solitudine... ma soprattutto quelli di gioia e spensieratezza.
Non dimenticare di aver amato, nè di aver odiato senza una ragione... non dimenticare nulla di questa terra benedetta
altrimenti... le stelle cadenti ti trafiggeranno il cuore
E' molto difficile cancellare i segni profondi che gli avvenimenti hanno impresso sulla nostra anima... siamo il frutto del nostro passato, siamo la vita stessa che ci è cresciuta dentro come il fusto di un albero con i colori... i profumi e le imperfezioni che i venti e le piogge hanno fissato per sempre sulla sua corteccia... siamo anche il tempo trascorso... sta in noi scegliere se diventare uomini nuovi o rimanere vecchi come i nostri anni e i nostri ricordi.
Dobbiamo trovare il coraggio di alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano l'imbarcazione... cercare di dare un senso alla nostra esistenza può esasperare il nostro animo ...ma una vita priva di questo significato rappresenta la tortura del desiderio e dell'inquietudine... l'ago va dove va il filo. 



Τρίτη 15 Απριλίου 2014

Conversing with a ghost...



Είσαι στ' αλήθεια εσύ; 


Κάπου-κάπου πιάνουμε την κουβέντα.
Νοιώθουμε την ανάγκη επικοινωνίας να μας σφίγγει σαν μεσαιωνική μέγγενη.
Και μιλάμε.
Μιλάμε για τα τελευταία σαλπίσματα της νικημένης αγάπης μας.
Για τις υπέρλαμπρες υποσχέσεις σου για αγάπη πιο μεγάλη και από χολλυγουντιανή υπερπαραγωγή.
Για τα τελευταία υπολείμματα από τις ημέρες κρασιού, έρωτα και λουλουδιών.
Μιλάμε για μας, που οι διαβάτες των αγαπημένων μας δρόμων δεν θα μας δουν ποτέ πια μαζί.
Εγώ σου μιλώ, γιατί καίγομαι να διαπιστώσω ότι μπορείς με ευκολία να ξεπερνάς τα όριά σου.
Θέλω με τα λόγια μου να σε κάνω να ξεκαρφώσεις το μυαλό σου από τις τόσο λανθασμένες σκέψεις σου, που μας οδήγησαν στον χωρισμό ή να κάνεις αυτό που ήδη έχεις πει στους φίλους σου. Να με σιχαθείς μόνιμα και οριστικά.
Θέλω με τα λόγια μου να σου δείξω πως δεν υπάρχει τέλος και αρχή σ' αυτή την άγρια γιορτή.
Έτσι, γίνομαι επίμονος και σκληρός. Απαίσιος, θα έλεγε κάποιος. 
Γίνομαι λοιπόν απαίσιος, πιο απαίσιος από όσο ήσουν κάποτε εσύ.
Και μιλώ, γιατί υπάρχει ένας ουρανός φιλεύσπλαχνος και ένας στρατός αδικημένων που με ακούνε.
Και μιλώ πολύ, και εσύ αντέχεις.  
Γίνομαι οξύς, σκληρός, επιθετικός, μα εσύ αντέχεις.
Και διαπιστώνω ότι, όταν ήμουν αδρανής, εσύ με έσπρωξες στη δράση.
Όταν ήμουν αδύναμος, εσύ με στήριξες.
Όταν κιότεψα, εσύ φύσηξες αυτοπεποίθηση μέσα μου. 
Όταν είχα χαθεί, με βρήκες.
Όταν είχα θολώσει, εσύ σκούπισες την σκόνη από το μυαλό και την ζωή μου.
Όταν όμως βρήκα τη δύναμη να αποδεχθώ το τέλος, δεν μου εξήγησες.
Προτίμησες να παραμείνεις με την υποψία τής απόγνωσης στα μάτια, με τις ρυτίδες του σώματος και της ψυχής ενεργές, και με την σκόνη του εγωισμού να σκεπάζει το όμορφο είναι σου.


  
Αφού μιλήσουμε πολύ ώρα για τις ελπίδες που μαράθηκαν και για το σπίτι των ερώτων μας που τώρα στέκεται εκεί χωρίς πόρτες και παράθυρα, καταλαβαίνω πια πως είσαι πολύ σπάνιος άνθρωπος. 
Έχεις τεράστια αυτοπεποίθηση μέσα σου. 
Τώρα ξέρω ότι μπορείς. 
Δεν φοβάμαι, μήπως αφήσεις τον χρόνο να θολώσει ξανά τη μορφή και το μέσα σου. 
Αφού μπόρεσες να ταπεινωθείς, ξεχνώντας όλες τις υπέροχες υποσχέσεις σου περί αιώνιας αγάπης,
αφού μπόρεσες να πέσεις και να κυλιστείς στην ανακολουθία και στο ψέμμα,
αφού μπόρεσες να μη δεις τα σημάδια της πραγματικότητας, 
αφού μπόρεσες να χτυπήσεις από πείσμα το μαχαίρι γροθιά και να επιβιώσεις, 
δεν σε φοβάμαι πια. 
Όλα δείχνουν ότι με έχεις ξεπεράσει.
Τα μάτια σου δεν μου μιλούν πια, οι θάλασσες αγάπης που είχαν μέσα τους έχουν πια στερέψει.
Οι χώρες τής ευτυχίας έκλεισαν τα σύνορά τους για σένα και την αγάπη σου
Ή δεν υπάρχουν πια, χαμένες στην αχλύ τής εαυτο-λατρείας σου. 
Το ταξίδι στη Βιέννη που ονειρευόσουν, με τον άνθρωπο που λάτρευες, έγινε ένα ουτοπικό ταξίδι προς τα μυθικά και ανύπαρκτα μήλα των Εσπερίδων και χώθηκε βαθιά στην επικράτεια του ανεκπλήρωτου.
Αρνήθηκες την αγάπη σου, γιατί στην θέση της μπήκε το πείσμα και η δειλία.
Αποποιήθηκες την πραγματική εικόνα σου, γιατί στην ουσία την σιχαίνεσαι. 
Έπεισες τον εαυτό σου ότι είσαι κάτι άλλο, από αυτό που πράγματι είσαι και αξίζεις να είσαι.
Δεν έχει σημασία πια, το ότι εσύ μού δόθηκες πρώτη. 
Δεν έχει σημασία πια, το ότι εγώ δεν μπορώ να πάω με άλλη γυναίκα. 
Δεν έχει σημασία πια, το ότι με όλα όσα είπες και έκανες, έδειξες ποια πραγματικά είσαι.
Άλλωστε τι έμεινε πια, για να έχει σημασία; 
Φαίνεται πως ό,τι έγινε, ήταν απαραίτητο να γίνει, και σαν τέτοιο θα μας ακολουθεί για πάντα.
Ο αέρας της λησμονιάς λυσσομανά στα χαλάσματα της αγάπης μας και οι μαστρωποί ποιητές καραδοκούν για να ψάλλουν το σεμνό κουφάρι τού "παντοτινού" έρωτά σου.




Αλλά ποια είναι τα λόγια που λες εσύ;
Ποια είναι τα επιχειρήματά σου;
Εσύ δεν διστάζεις να μου πεις ότι δεν θυμάσαι πότε τα μάτια σου σταμάτησαν να μιλούν σε μένα.
Δεν διστάζεις καθόλου να παραδεχθείς ότι δεν χορεύεις πια με τη μουσική μου εδώ και πολύ καιρό.
Δεν έχεις κανένα δισταγμό να προσυπογράψεις ότι εσύ ενέταξες την σχέση μας στην χορεία των μελλοθάνατων.
Αλήθεια, ποιός σου έδωσε αυτά τα χειμερινά μάτια, που μπορούν να αποφασίζουν για ζωή και θάνατο;
Ποιος σου έδωσε τη δύναμη να εγκαταλείπεις τους άλλους (γιατί έχεις εγκαταλείψει πολλούς), και να χάνεσαι μέσα στην αιμοδιψή ερημιά του πλήθους στεγνή, ανέπαφη και ατσαλάκωτη;
Μιλάς για σένα και για τα δίκια σου, και ταυτόχρονα λύνεις σιγά-σιγά τα κορδόνια από την όμορφη μάσκα σου. 
Όταν όμως μένεις μόνη, με τη γατούλα να περιτριγυρίζει στα πόδια σου, ανακαλύπτεις με πόνο ότι τα σέρνεις από το βάρος των τύψεων.
Ανακαλύπτεις ότι ο καλλίτερος θεατής και ακροατής σου λείπει, τον έχεις χάσει από δική σου ευθύνη, και οι άλλοι, οι φίλοι και γνωστοί, βλέπουν ένα προφίλ που μόνο αυτό δεν είσαι. 
Πόθησα να σε δώ με την περήφανη κορμοστασιά σου να μπαίνεις στο λιμάνι μαζί μου, 
ονειρεύτηκα να σε δω θρονιασμένη πλάι μου για όσο καιρό διαρκεί το πέρασμά μας από αυτή εδώ την πλανητική πέτρα,
αλλά εσύ προτίμησες να παραμείνεις αυτό που από παλιά ήσουν. Ένα πλάσμα εσωστρεφές, ντροπαλό στην πραγματικότητα, μοναχικό, χωρίς αληθινούς φίλους, ανασφαλές, επαναστατημένο προς λάθος κατευθύνσεις, ανυπόμονο, διστακτικό στα διάφορα θέματα, προσεκτικά συγκρατημένο, σνομπ από επιλογή, μαγκωμένο σε θέσεις και αντιλήψεις των οποίων η επαναστατικότητα έχει πια ξεθυμάνει ή έχουν αποδειχθεί πολύ λίγες για να μπορούν να χρησιμεύουν σαν οδοδείκτες ζωής, με ένα μόνιμο και ευγενικό χαμόγελο αμηχανίας ζωγραφισμένο πάντα στο πρόσωπό σου.






Τι κουβέντες αλήθεια κάνουμε τόσο καιρό!
Όταν καμμιά φορά σταματάμε, σχεδόν φαίνεται το αίμα που τρέχει...
Ξέρουμε ότι η χλόη που πατάμε, έχει πια μισοξεραθεί.
Ξέρουμε ότι η δροσιά της σωστής επικοινωνίας έχει σχεδόν χάσει την φρεσκάδα της.
Συχνά αναπολώ τα χαρακτηριστικά σου, τα υπέροχα μπουκλωτά μαλλιά σου, το οβάλ πρόσωπο με τις ρυτίδες του γέλιου και του τσιγάρου, τη λεπτή μύτη, τα όμορφα ζυγωματικά, το τρυφερό στόμα με την άλλοτε γλυκειά και άλλοτε σκιαχτερά κοφτή ομιλία, τον λεπτό και περήφανο λαιμό, και τέλος το προσεγμένο και μυστηριακό χαμόγελο, σχεδόν υπονοούμενο και πάντα κρυμμένο στις άκρες των χειλιών.
Στις τωρινές συνομιλίες μας, αυτό το πολύ δικό σου χαμόγελο είναι ακόμη πιο αδιόρατο, γιατί πλέον ξέρεις ότι αυτό που έχεις απέναντί σου, δεν θα το αγγίξεις ποτέ πια, ποτέ πια δεν θα είναι δικό σου. 
Το όνειρό σου και η δικαίωσή του έμειναν για πάντα μέσα στα ομιχλώδη νοήματα των ταινιών τού αγαπημένου σου σκηνοθέτη, του David Lynch, και στους στίχους των Mountain, της Siouxsie και του Nick Cave.
Η υπέροχη, μοναδική, φιλοσοφημένη και σπαρακτική ατάκα σου, η φράση που μέχρι σήμερα καίει την ψυχή μου, ότι επιτέλους η ζωή χρωστούσε να σου στείλει κάτι καλό για πρώτη και τελευταία φορά, πνίγηκε μέσα στον ταραγμένο ωκεανό τής φιλαυτίας σου.
Όσο για μένα, εγώ έχω μείνει να θυμάμαι, ακόμη και όταν κουβεντιάζουμε, όλες τις αφές σου. 
Τις αφές των χεριών, των ποδιών, του σώματος, του κεφαλιού, όλες.
Τα γυναικεία υπερόπλα σου, τις φανερές και απόκρυφες καμπύλες σου, όλο το θηλυκό οπλοστάσιό σου, όλα τα συστήματά σου, όλους τους δικούς σου ρυθμούς, που με αυτούς κατοχύρωνες την κατοχή σου επάνω μου. 

Αλλά ο άνεμος που φυσά, δεν μας ακούει πια...





(Η αριστουργηματική φωτογραφία του αγαπημένου σου φωτογράφου μπαίνει επίτηδες σ' αυτό το σημείο.
Για να σου θυμίζει με την υπέροχη ερωτική σκηνή της ότι δεν χρειάζεται να τρέχεις, όπως κάνεις μέχρι τώρα σε ολόκληρη την ζωή σου. 
Δεν έχεις κανένα σοβαρό εξωτερικό εχθρό, από τον οποίο πρέπει να υπερασπίσεις το είναι σου.
Κανείς δεν απειλεί την αξιοπρέπειά σου και όλα τα άλλα σχετικά.
Ο αμείλικτος αντίπαλος που σε καταδιώκει, βρίσκεται μέσα σου. Προς τα εκεί πρέπει να στρέψεις την προσοχή σου, τα βέλη σου, την κριτική σου και όλες τις άμυνες της ψυχούλας σου.)




Δευτέρα 17 Μαρτίου 2014

I see the HAPPINESS.


IO vedo la FELICITA'.

Ode Al Giorno Felice

 Questa volta lasciate che sia felice,
 non è successo nulla a nessuno,
 non sono da nessuna parte,
 succede solo che sono felice
 fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

 Camminando, dormendo o scrivendo,
 che posso farci, sono felice.
 Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
 sento la pelle come un albero raggrinzito,
 e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
 il mare come un anello intorno alla mia vita,
 fatta di pane e pietra la terra
 l’aria canta come una chitarra.

 Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
 tu canti e sei canto.
 Il mondo è oggi la mia anima
 canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
 lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
 essere felice,
 essere felice perché sì,
 perché respiro e perché respiri,
 essere felice perché tocco il tuo ginocchio
 ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
 e la sua freschezza.
 Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
 con o senza tutti, essere felice con l’erba
 e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
 essere felice con te, con la tua bocca,
 essere felice.

 Pablo Neruda




La felicità della vita... è fatta di frazioni infinitesimali...
di piccoli gesti fatti con il cuore... di un sorriso... di uno sguardo gentile...
di semplicità...
di te...


...la felicità è sempre dietro l’angolo... la felicità arriva all’improvviso, indipendentemente dalla situazione e dalle circostanze, tanto da sembrare spietata... è imprevedibile come lo sono le onde e il tempo... i miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno...
Felicità... è il primo caffè della mattina con la persona del cuore... un bacio rubato... un messaggio inaspettato... uno sguardo... è udire la voce di chi ami... è una boccata d’aria fresca dopo una giornata richiusa in una stanza... è un sorriso... è una passeggiata al sole dopo settimane di pioggia... camminare mano nella mano... è il profumo di casa... è il sorriso di un bambino... una confidenza fra amiche... è la tua canzone preferita capitata casualmente alla radio... è un’emozione improvvisa... è la luna piena... è un abbraccio affettuoso... 
oh... l'amore è felicità fremente. No, non pensare a domani, cosa farai e se sarai felice, goditi il momento presente, è l’unico che possiedi... è l’unico che puoi vivere... non chiederti se ci saranno le opportunità giuste... CREALE... non pensare troppo al domani, respira l’istante presente. ...non domandarti se domani pioverà... oggi vedi il Sole, ed è questo che conta. Goditi ogni istante. Ogni emozione, ogni lieve respiro, sono queste le nostre dosi di felicità. E in questi secondi azzittisci pensieri... sssshh, chiudi gli occhi... ascolta il battito incalzante del tuo cuore.
Ed ora dimmi, non è forse questa la felicità?

Non credo che tutti quando sentono pronunciare quella parola pensino alla stessa cosa, è quasi impossibile, anche perché ognuno ha una mentalità ed un modo di pensare diverso dagli altri. Ha idee diverse. Certo, alcune possono anche coincidere, ma non tutti... intendo dire che ognuno è felice a modo suo... ma per me la felicità... ha un nome e un volto... ed è la coraggiosa volontà di vivere... e di amare con tutto il mio essere... questa felicità. 




La felicità è quella sensazione che
trovi nelle cose impensabili...

la trovi in un abbraccio al tramonto...
te ne cibi e stai bene anche dopo
che il sole è andato a dormire...

la trovi nelle carezze...

negli sguardi complici... 

nelle mani che si cercano
mentre ci si da un bacio,

un bacio di quelli candidi e poggiati appena
sulle labbra... la trovi ovunque vai e
trovi chi la felicità sa disegnarla già
solo per il fatto di esserci e di farti
sentire sua...

la trovi quando alla
felicità davi un'altra definizione...

una definizione che non aveva...
ma altro...

quell'altro che ieri non pensavi potesse renderti
felice così come lo si è adesso...

era impensabile per me che la felicità
arrivasse e fosse così...



ma è così...



Felicità...
sei chiamata, sei interpellata....anelata.....da domande....da pensieri, da sogni... sei rincorsa...
ma tu sei?

Epicuro in una Lettera sulla felicità a Meneceo lo ravvisava sul fatto che non c’è età per conoscere la felicità... non si è mai né vecchi né giovani per occuparsi del benessere dell’anima [e cioè di ‘filosofare’, amare il pensiero (vero)]. Per Epicuro la felicità è la conoscenza delle cose fanno lo stato di felicità. Nella sua vita naturale l’uomo allontana da se il dolore sia fisico ...aponia che psichico ....atarassia e l’assenza di queste due cause porta al raggiungimento della felicità. Ma non è sufficiente... Epicuro sostiene che si deve provare piacere e quindi classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie... i piaceri naturali e necessari, come... l’amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l’amore, il vestirsi, le cure etc... i piaceri naturali ma non del tutto necessari come... l’abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necessario... e i piaceri del tutto accessori... come il successo, il potere, la gloria la fama etc...
Dopo un secolo dedicato a studiare le sofferenze umane, gli psicologi hanno scoperto la felicità... purtroppo non c’è n’è molta in giro, ed è per questo che se ne parla tanto... i primi studi sulla felicità sono stati fatti negli anni 60, quando si comincia a capire che il boom economico non cancella le nevrosi, anzi forse le genera. Sono stati fatti degli studi dove vengono trovate delle tecniche per correggere gli atteggiamenti che alimentano l’infelicità... socializzare, pensare positivo, coltivare le relazioni intime ed evitare di preoccuparsi per un nonnulla sono solo alcune di queste, ad esempio è stato chiesto a degli ansiosi di appuntare su un quaderno le loro preoccupazioni... rileggendole dopo una settimana scoprono che molte di queste erano infondate e con un po’ di esercizio possono imparare che non è il caso di preoccuparsi tanto. Inoltre si è dimostrato  che sposati e conviventi sono decisamente più felici di quanti vivono da soli, ed altre ricerche confermano che felicità ed un comportamento estroverso vanno di pari passo. 

Dunque si può imparare ad essere felici?
Anche introversi e malinconici possono trarre piacere da un hobby, dall’amicizia, e dalle relazioni umane, spesso hanno solo bisogno che qualcuno gli ricordi che ci sono cose piacevoli cui dedicare tempo e energia... e stato fatto un sondaggio classificando il livello di felicità di popoli diversi, e si è scoperto che i maltesi detengono la palma della felicità, mentre la Tanzania, e lo Zimbabwe sono all’estremo opposto. Ma siamo proprio sicuri che quando dicono di essere felici o non felici... intendono proprio la stessa cosa? Non sempre tutti la pensano allo stesso modo, ad esempio in Italia sarebbe meglio parlare di benessere piuttosto che di felicità... in quanto ha una definizione più ampia e meno connotata... inoltre la differenza non è solo questione di terminologia, molti psicologi americani affermano che ci sono diversi tipi di felicità, quella pragmatica, ovvero più individualista, che studia il piacere come benessere personale. Mentre in Europa si attribuisce maggior peso allo sviluppo e alla realizzazione delle potenzialità individuali, ma all’interno di un contesto sociale.
Ma quale potrebbe essere la ricetta per la felicità? Ci sono varie scuole di pensiero, c’è chi dedica la propria attenzione solo al piacere, chi alla soddisfazione post risoluzione di un problema, chi invece alla novità... si è verificato infatti che offrendo ad un gruppo di bambini un vassoio di dolcetti misti, e permettendogli di prenderne due, questi sceglievano per primo il loro preferito, poi uno diverso. Anche se le cose non sono cosi semplici, ci sono piaceri che una volta assaporati perdono il loro fascino... altri che non ci stancano mai, e altri ancora come le nostre pietanze preferite che dobbiamo concederci di tanto in tanto se non vogliamo che perdano sapore... la novità è sicuramente un aspetto importante della felicità, ma l’elemento essenziale è l’opportunità di cimentarsi con prove sempre nuove... ad esempio chi pratica sport estremi, si impegna per rispondere a una sfida difficile, quasi impossibile che mette in gioco tutte le sue competenze.
Anche se sembra un emozione per pochi eletti, in realtà è più diffusa di quanto si immagini, questo a difesa della felicità considerata da sempre inferiore ad altre emozioni più significative e costruttive per la vita umana, quali la paura e il disgusto considerati veri e propri salvavita... la necessità di conoscere e sperimentare cose nuove è certamente un elemento importante per la nostra specie... forse molta dell’odierna infelicità dipende anche dal fatto che le sfide quotidiane che attiravano l’uomo delle caverne , combattere, procurarsi il cibo, conquistare una compagna, non hanno più senso nel mondo in cui viviamo oggi, ossia , detto in altri termini, siamo programmati per desiderare cose che non ci interessano più veramente, come ricchezza e potere. Ma soprattutto che siamo preda di un subdolo meccanismo biologico che ci rende incontentabili, in quanto i nostri cervelli non sono stati programmati per mantenere a lungo uno stato di felicità?

Essere felici è un desiderio molto naturale di tutti gli esseri viventi, ma non è sempre così facile realizzarlo e soprattutto rimanere felici a lungo. Molti fattori esterni e interni fanno continuamente oscillare il nostro buonumore rendendo la nostra felicità spesso molto precaria.
Felicità è una parola che comprende una vasta gamma di emozioni piacevoli... amore, serenità, gratitudine, riconoscenza, senso di connessione con gli altri, pace ogni emozione, gradevole e sgradevole, ha la sua funzione nella vita, e anche le emozioni sgradevoli (o cosiddette negative) hanno una loro ragione di essere... il problema sorge quando rimaniamo in uno stato d’animo negativo troppo a lungo... il nostro benessere, la nostra salute fisica e mentale, il senso stesso della nostra esistenza finisce col risentirne.
Medicina e psicologia contemporanee hanno da tempo posto l’attenzione sugli effetti positivi del coltivare volontariamente stati psico/fisici di calma e di felicità... le persone felici godono di una salute migliore, di un sistema immunitario più efficiente, di un miglior funzionamento dell’apparato cardiovascolare, e di migliori relazioni... questo ha una particolare e grande importanza nel mondo odierno, in cui la pressione dei fattori stressanti è molto alta e la consapevolezza degli individui della necessità di inserire rilassamento e gioia nelle proprie vite è invece molto bassa... abbiamo sempre più bisogno di prenderci buona cura di noi stessi per vivere una vita il più possibile sana e appagante.
Anche se le condizioni esterne aiutano in una certa misura, la felicità è soprattutto una condizione interiore, della mente.... ed è possibile IMPARARE AD ESSERE FELICI e a usare a nostro favore il grande potere della mente... della conoscenza e consapevolezza
.

Il tema della felicità appassiona da sempre l'umanità... scrittori, poeti, filosofi, persone comuni... ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia... per tentare di definire questa condizione alcuni studiosi hanno posto l'accento sulla componente emozionale, come il sentirsi di buon umore, altri sottolineano l'aspetto cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti della propria vita. La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento a volte come gioia, piacere, divertimento. Secondo Argyle (1987) il maggiore studioso di questa emozione... la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio... il lavoro... il tempo libero... i rapporti sociali... l'autorealizzazione e la salute.
La felicità è anche legata al numero e all'intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e... in ultimo... come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia. In questo caso è definibile come l'emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa.... accanto all'esperienza del piacere... compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione... quindi...





...la felicità non ha logica, non ha oggetto... accade quando permettiamo alle cose di toccarci e l’aria delle cose attraversa i nostri pori finalmente dilatati... la felicità... il sale della vita. 


Per corrugare la fronte si mettono in movimento ben sessantacinque muscoli...
per sorridere solo diciannove...
risparmiamo... allora... yesssss



un passo indietro... indietro le lancette... un viaggio corporale... stop.
Felicità. è lo stato d'animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri...
L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice"... la cui radice "fe" significa abbondanza... ricchezza, prosperità... e deriva dal latino "felicitas"... il cui radicale "felix" vuol dire soprattutto "ricco"... in particolare di beni esteriori. Si distingue da "beatus"... relativo allo stato d'animo interiore e che corrisponde maggiormente al significato che il termine ha assunto in generale nella storia della filosofia. La nozione di felicità, intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell'antichità classica, tanto è vero che si usa indicarle come dottrine etiche eudemonistiche (dal greco eudemonia) solitamente tradotto come "felicità". In Greco questo concetto era reso con "eudemonia"... che deriva da eu, "buono" e daimon... "demone"...  indicando quindi la buona sorte concessa da una divinità benevola
...
 
I Greci, scrive un noto studioso del pensiero antico... "si trovano alle sorgenti stesse della civiltà occidentale, hanno posto le basi della scienza, della filosofia e dell’arte e hanno segnato a tutta la vita spirituale dell’età moderna la direzione che è l’unica in cui essa possa muoversi e progredire" (M. POHLENZ... L’uomo greco... Firenze 1989). Se qualcuno pensa sia "opinabile" che la direzione indicata dai Greci sia l’unica in cui possa muoversi la civiltà contemporanea, mi pare, però, che si possa almeno affermare con certezza che le scelte e gli orientamenti della nostra società risultano semplicemente incomprensibili per chi ignora le prospettive elaborate nell’antica Grecia... delle quali siamo eredi anche quando le contestiamo radicalmente. Ecco perché chi voglia riflettere oggi su cosa possa significare per l’uomo la parola... felicità... credo che debba ancora prendere le mosse da quella cultura che è effettivamente all’origine della nostra civiltà...


LA FELICITA' NON E' DESTINAZIONE... LA FELICITA' E' IL VIAGGIO

La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull'erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato... SCHULZ.



Cos’è la felicità?
Se leggessimo la splendida poesia di Schulz... scopriremmo che la felicità è una piccola cosa... come una piccola pietruzza preziosa scavata nella roccia del nostro quotidiano.... un piccolo tesoro che è da trovare tutti i giorni.
"La felicità è un cucciolo caldo, foglie per terra, un amico, un golfino tutto pelo…"

"Vivere per gli altri, non è soltanto la legge del dovere, è anche la legge della felicità" A. Comte.

Forse la felicità è una cosa più piccola di quella che pensiamo... forse non è una grande signora riccamente vestita o una grande esplosione di festa con trombette e luci colorate... forse la felicità è una cosa più pacata... più sottile... forse è un mucchietto di sabbia che rischia in ogni momento di sfuggirci dalle mani e noi neanche ce ne accorgiamo. O forse è un lieve raggio di luna che ci accarezza mentre dormiamo e noi non ce ne rendiamo conto finché non arriva il nuovo giorno ed arriva il sole ad accecarci con il suo bagliore.
 Sono convinta che la felicità sia qui... tutti i momenti e stia a noi andare a prenderla... o eventualmente... lottare per mantenerla... non penso che ci possa essere una risposta univoca alla domanda "cos’è la felicità" perché ognuno di noi è così diverso e così particolare che sarebbe troppo brutto generalizzare il tutto dicendo... la felicità è trovare una persona che ti ami... un lavoro che ti piace... un paio di amici coi quali dire due scemenze davanti ad una bottiglia di vino a fine giornata. E non fraintendetemi, credo che queste (in particolare la prima) siano una delle grandissime gioie e benedizioni nella vita... "la felicità è soprattutto nel voler essere ciò che si è"... E. da Rotterdam.

Ma la felicità va oltre... o forse va più in profondo... nell’intimità. La vera felicità non è una ricerca esterna... una ricerca nell’altro, ma è dentro di noi... la piccola pietruzza preziosa da scavare, credo sia da trovare all’interno della nostra anima... della nostra pancia... del nostro cuore... la gioia e la felicità che ci regalano gli altri è sempre presa in prestito perché l’amore, l’amicizia, l’affetto è dato e ricevuto da persone ed in quanto tali, esseri che sbagliano, deludono, tradiscono… noi per primi dobbiamo trovare un baricentro, la nostra forza ed il nostro equilibrio e solo allora forse potremmo veramente godere della Felicità che ci conquistiamo e che ci regalano gli altri.
Quindi cos’è la felicità? La felicità è un piatto di pasta col ragù... un abbraccio di un amico... fare l’amore con la persona che ami... amare veramente... voler bene... ma principalmente è dare amore... non trincerarsi dietro a maschere di odio o di arroganza, lasciarsi andare e voler semplicemente bene. Darsi. Con consapevolezza e rispetto in primis di se stessi e poi per il prossimo. ...non sperare di dare per ricevere o di avere amore incondizionato, ma darlo ugualmente... senza remore e senza paura. Trovare il bello nelle piccole cose, senza timore di vedere le cose per quelle che sono... forse il povero Charlie Brown era sempre infelice perché si ostinava a cercare qualcosa che non poteva esistere... qualcosa che pensava di non avere e invece aveva sempre avuto accanto a sé… o forse è solo un messaggio di Schulz che si vuole ricordare quanto abbiamo e quanto tempo sprechiamo a desiderare e a pretendere... e come si fa a mantenere questo stato di serenità e completezza da far invidia agli yogi (non gli orsi) indiani? Non si può. La vita, in quanto tale, essendo appunto "viva" cambia ed è in continuo mutamento....la felicità eterna non esiste...per quanto una persona la desideri e lotti per averla....le cose brutte succedono, le lacrime scendono, i cuori si spezzano e a volte purtroppo anche i corpi. ....e a questo punto, la cosa che conta è solo una... il RISPETTO per sé stessi. L’amore per la personcina che sei e che ti dovrai portare dietro dal giorno della nascita al giorno della dipartita. ....non importa quanta sofferenza, quanta infelicità si possa vivere, perché l’importante è non perdersi e soprattutto... non tradire sé stessi... per non tradire... la vita... gli altri... l'amore... io amo la vita e le persone,  perché il bene ed il male, la felicità e la tristezza, il buio e la luce fanno parte del gioco ed è così bello "giocare"…
Dopotutto, la felicità è un cucciolo caldo… vediamo di tenercelo sempre stretto stretto a noi...


LA FELICITA' SECONDO SENECA...

Scrisse dunque Seneca... "Nessuno è infelice se non per colpa sua"... questo aforisma indica una responsabilità e conseguentemente una colpa personale nell’essere infelici... il problema è dunque nostro, di come inquadriamo i casi della nostra vita, di come permettiamo ad altri di inficiare il nostro equilibrio... la nostra traballante omeostasi tra avere e desiderare... Il cardine di Seneca è che la felicità sia una vetta da conquistare in solitaria, praticando virtù ed eliminando i desideri. Poichè diventare virtuosi è difficile... la felicità è affare impervio. ...siamo attirati dalle cose e riteniamo che sia il possesso di queste a renderci felici tanto da far definitivamente dichiarare a Seneca che la vera felicità è non aver bisogno di felicità, cioè di beni. Intanto, la più volte citata statistica del TIME... riporta che le persone sono più felici quando possono acquistare beni non strettamente necessari (fuori del nostro famigerato paniere ISTAT, cioè) ...mio Dio... povera felicità... Secondo Lucio Anneo Seneca... il quale non visse proprio esattamente come predicava, diciamolo pure... le felicità legate ai beni sono mutevoli, in quanto se ne desidereranno sempre di più, specialmente se ci soffermiamo a considerare beni e felicità altrui: ci paiono sempre migliori e più desiderabili dei nostri. Infatti, scriveva così..."Giammai sarai felice finché accetterai di tormentarti per il fatto che qualcuno sia più felice di te"... L’invidia è una brutta cosa, con l’aggravante di riuscire ad invidiare con maggiore intensità le persone che sono a noi più vicine e simili...questa attitudine nel confronti del prossimo più prossimo ci rende infernale la vita. Seneca si dichiarava seguace dello stoicismo, ma nelle famose Lettere a Lucilio attingeva a piene mani da Epicuro... il quale è a sua volta l’autore di una celebre Lettera sulla felicità...
Un’altra forma di felicità senechiana è l’atarassia, ovvero la sospensione del giudizio... non si tratta della epochè o sospensione per mancanza di indizi, bensì di "assenza di agitazione" che deriva dalla comparazione e dall’invidia. Uno in pace con se stesso non sente il desiderio di impegolarsi di e in beghe e ciò è salutare per l’animo ed è felicità... Per Seneca, inoltre, la felicità non è mai altrove e, soprattutto, mai nel passato (come lo era per Proust) ne nel futuro. ...in questa prospettiva, il suo insegnamento è simile alla famosa massima buddhista... Qualunque cosa tu faccia, falla col cuore... (c’è una versione che recita... Dovunque tu sia, stacci con il cuore...). Significa entrare nel flusso corrente, aderire completamente a ciò che si sta facendo nel momento.

Eleanor Roosevelt... diceva... la felicità non è una meta... bensì un prodotto collaterale... in altri termini... è qualcosa che capita mentre si è totalmente impegnati in qualcosa... si è nel flusso... il problema è che non ce ne accorgiamo e andiamo testardamente alla ricerca della Vera Grande Unica Felicità. Questo era anche il concetto di un famoso scrittore americano, Nathaniel Hawthorne... "la felicità, in questo mondo, quando capita è del tutto accidentale... rendetela l’oggetto della vostra ricerca e riuscirete a non raggiungerla mai. Fate altro e con ogni probabilità scoprirete di averla raggiunta senza neanche averla sognata..."


 

La maggior parte delle persone è felice nella misura in cui decide di esserlo...  queste parole... attribuite al presidente americano Abramo Lincoln... rappresentano quello che è il mio concetto di felicità, qualcosa che dipende da noi...
Felicità è senza dubbio una parola dai molti significati... ognuno di noi ha probabilmente maturato una propria convinzione su cosa lo renda felice... su ciò da cui nasce la felicità... su come trovarla o se sia possibile... su come difenderla e mantenerla.
Una cosa ci accumuna riguardo alla felicità... tutti la desideriamo... anche se non tutti confidano di poterla provare. Aristotele sosteneva che l’unica cosa che l’uomo desidera senza altri fini sia proprio la felicità, un fine di per se stesso... molti hanno sostenuto che la condizione umana sia caratterizzata dall’infelicità, pensando alla felicità come fugace intervallo tra dolore e sofferenza, in una visione “infelice” della vita. Letteratura e filosofia hanno annoverato tra le proprie fila autori orientati a considerare l’uomo come un essere “naturalmente infelice” ...oh io aborro questa visione... Anthony De Mello sostiene che la felicità è la nostra condizione naturale. ...i bambini, sostiene, nascono felici e rimangono tali sino a quando società e cultura... con la loro stupidità... non li contaminano ed  inquinano.
La felicità, sono giunta a capire, è un modo di pensare...  il risultato di come noi ci approcciamo alla vita... del modo in cui interpretiamo eventi e situazioni. ...un modo di viaggiare... la felicità comporta la scelta di osservare il mondo con gli occhi di un bambino... apprezzandone la bellezza... con curiosità, senza pregiudizi, con spontaneità , con speranza e ottimismo, con fiducia e serenità... con semplicità e amore
Viviamo in un tempo che ci insegna a cercare la felicità ovunque.... meno che nell’unico posto in cui possiamo realmente trovarla... dentro di noi, perché la felicità è una scelta che siamo sempre liberi di fare ...e di dare...

Viaggiatori... di tutto cuore vi auguro di trovare il vostro senso di felicità... dal canto mio... la mia felicità è il viaggio... l'arrivo... un nome... un volto... la strada.

Ora, per esorcizzare l’emicrania da articolo forse indigeribile, vi consiglierei di prendere un bel caffè... mangiare una mela... una banana... un gelato... cioccolata... dare un bacio... un abbraccio... sorridere... cose semplici... per Seneca, Aristotele, Lincoln etc... non sarebbe la felicità ideale... ma per me, SI...



Nessuno mai avrà il diritto di controllare la tua felicità.
 A nessuno dovrai permettere di provare a dosare i tuoi sentimenti.
 La tua gioia non deve avere confini...
 è già tanto difficile trovarne un po’, spesso ci accontentiamo di surrogati, di sorrisi striminziti, di manifestazioni di euforia appena accennate.
 Quando avrai la possibilità di ridere di gusto, fallo fino alle lacrime.
 I giorni in cui avrai riso e  amato davvero coloreranno di vita i tuoi futuri ricordi.