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Tι πιστεύουμε

Κι αν δεν μπορείς να κάμεις την ζωή σου όπως την θέλεις,
τούτο προσπάθησε τουλάχιστον όσο μπορείς:
Μη την εξευτελίζεις.
Εμφάνιση αναρτήσεων με ετικέτα Platone. Εμφάνιση όλων των αναρτήσεων
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Πέμπτη 15 Νοεμβρίου 2012

Life... and if it was all a rehearsal?

LA VITA...
e se fosse tutta una prova generale?...

Se fossi certo di non fallire cosa faresti oggi?
Pensa, scrivilo e poi… vai e fallo!
La vita e’ una... e l’ istante che passa e non torna.


    Andai nei boschi
    perché volevo vivere
   con saggezza e profondità
e succhiare tutto il midollo della vita,
sbaragliare tutto ciò che non era vita !
    E non scoprire,
    in punto di morte,
    che non ero vissuto.

 
    Henry David Thoreau

Nessuno mi ha mai detto “volerai”... nessuno mi ha promesso “non morirai”, eppure senz’ ali ho già volato tanto e “ora”, senza alcun rimpianto... di promesse mancate... di cose incompiute... senza pena aggiunta, mi preparo a volare un’altra volta... e il pronunciare questa frase... la vita è bella... nel tuo periodo più buio, non è cosa da niente... dirlo forse è più semplice che crederci... ma se ci credi... forse riuscirai a comprendere il vero significato di questa vita... perché la vita è bella... non perché tu hai... ma perché tu dai... nonostante tutto... già... nonostante tutto.
La felicità la trovi nei piccoli gesti quotidiani... nei silenzi ascoltati.. nei vuoti riempiti.. nei sorrisi regalati e nell’amore vissuto... la vita è bella se cerchiamo di vivere la felicità e non d’inseguirla.
Ma la vita.. non è facile… non lo è mai. Se così non fosse sarebbe tutto più semplice: niente dolore… niente delusione… niente solitudine.. no, nulla di tutto questo è possibile, perché niente di ciò che realmente conta può essere facile. La gioia nasce dal sacrificio… dalle ginocchia sbucciate… dai cuori infranti… perché ciò che ci è stato inculcato da bambini non può essere vero: non ci sono favole… non ci sono eroi o grandi imprese… c’è la determinazione di persone semplici che non si arrendono mai... mai... e io amo con passione la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso.
Ma allora... cos’è la vita?
Forse altro non è che un susseguirsi di rinascite…
una ricerca, un volo, un camminare su discese e salite ed un sostare sul ciglio delle ore…
un domandare sospeso dentro i giorni ed un segnare punti interrogativi a ogni risposta...
forse non è che un lento assaporare frutti acerbi che possono maturare soltanto al primo morso...
forse non è che un’altalena o un treno pendolare fra l’essere e l’esserci qui ed ora...
forse non è altro che uno spalancar di finestre e un varcare ininterrotto di soglie, un cercare e un cercarsi nell’incertezza del trovarsi...
Ma forse la vita altro non è che una solare danza nella pioggia del dubbio?


La vita non è aspettare che passi la tempesta, quanto imparare a danzare sotto la pioggia...


Una vita senza mistero è una vita drammaticamente povera. Conoscendo la ragione di ogni cosa, si restringono sempre più le possibilità di provare emozioni, di trasformare queste emozioni in sentimenti... la vita senza mistero è una grande pianura con un cielo grigio... basso... si può camminare per ore.. per giorni e non si vedrà mai nulla di diverso da una sterminata e piatta distesa d’erba... non si incontrerà mai qualcosa capace di farci sobbalzare... niente che provochi in noi quel moto dell’animo meraviglioso e gratuito che si chiama stupore...
Una vita senza mistero è una vita priva di poesia, incapace di accogliere profondamente la bellezza...

Una vita che si guarda allo specchio e.... rimirandosi... non è più in grado di farsi domande...
La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile... che l’anima respira e grazie alla quale vive...


Vivere

Eppure, che cosa è più strano più misterioso del fatto che un essere umano possa... VIVERE...?
Personalmente  non credo  in chi cerca di etichettare, catalogare il genere umano, incasellandolo e imprigionandolo ordinatamente all’interno di tipologie precostituite basate sulle ideologie politiche, orientamento religioso, razza, ecc, in quanto la personalità umana sfugge, per sua stessa natura, da tutto questo. Essa è come un complesso e magnifico mosaico, composto da infinite tessere, chi si sofferma unicamente su alcune di esse, ne coglierà solo dei dettagli, ma soltanto chi sarà in grado di collocarle nel giusto ordine e di osservarle poi nel loro insieme, potrà apprezzare e capire il significato di ciò che nel mosaico è raffigurato, con la consapevolezza che una parte d’esso resterà comunque oscura...


L'ultima cosa che l'uomo scopre è sé stesso. È una verità strana, eppure universale, che la sete umana della conoscenza debba cominciare da quello che è più lontano e finire con quello che è più vicino. L'uomo primitivo ha studiato i cieli, ma soltanto l'uomo moderno comincia ad esplorare i misteri della propria anima...

O giovane, che fantastichi di essere negletto dagli Dei, sappi che se diventi peggiore dovrai trasmigrare poi nelle anime peggiori, e che se invece migliorerai, andrai con le migliori. Così, in ogni successione di vita e di morte, agirai e soffrirai come si conviene che tu agisca e soffra per tua parte e per tua stessa mano. Perché questa è infatti la giustizia del cielo. (Platone).





Moltissimi uomini sono un mistero per sé stessi; molti sono perfino inconsci della esistenza del mistero. Se noi dovessimo domandare ad un uomo comune che cosa sia lui, l'essere umano vivente; che accada quando egli pensa, sente, agisce; e quale sia la causa della lotta fra il bene e il male, che egli pur sente entro il suo petto, non solo egli non saprebbe rispondere, ma le domande stesse gli apparirebbero strane e nuove.
Nella sua identità più profonda la vita ci sembra un mistero grande e ineffabile. E questo per una sola ragione: è la proprietà fondamentale e più profonda dell'uomo. L'uomo è la sua vita, che non è soltanto la sua ragione, la sua razionalità, la sua autocoscienza... né è soltanto la sua corporeità, i suoi sentimenti, le sue emozioni. L'uomo è una unitotalità personale, e ciò grazie alla “qualità”... cioè alla d'istintività... della sua vita. La vita ha una dignità grande (è cioè un mistero profondo) proprio in quanto “avvolge” l'essere umano nella sua totalità: la vita è dentro e oltre la ragione, dentro e oltre i sentimenti e le emozioni, dentro e oltre la precarietà della sua esistenza, dentro e oltre anche la stessa bellezza e ricchezza d'essere. La vita è raccogliere dentro e fuori di sé dei “passi trascendenti”, è una materia finalizzata e sensata nonostante l'assurdità di molte storie personali. La domanda sulla vita non ha alcuna sensatezza... e non merita di essere posta... in un contesto unidimensionalmente materiale, perché la domanda sulla vita non è una domanda sulla materia, mentre la domanda sulla totalità e ragionevolezza della materia è esattamente la domanda sulla vita.
La vita, insomma, non è unicamente una realtà biologica, chimica e fisica...
Vorrei che potessi ricordare che ogni giorno della tua vita ti è data la possibilità di “sporcarti”. Anche quando cadi e ti sbucci le ginocchia,anche quando speri e un po’ di abbatti,anche quando urli e un po’ sei muta.
Puoi prendere una tavolozza e dipingere anche se non sai disegnare... puoi dipingere le cose che senti,quelle che vedi,quelle che tocchi,quelle che indossi,quello che puoi inventare e che puoi immaginare soltanto tu perchè è dentro il tuo cuore... puoi prendere il mondo tra le mani e sentirlo tuo... puoi stropicciarlo tra le tue dita e stringerlo forte... puoi fare questo ed altro con il mondo perché tu ne sei l’anima... ecco perchè devi sporcarti… n
ulla ti macchia più del mondo... perchè mentre ci corri dentro e te lo passi tra le mani,quel mondo ti ha già sparso addosso un po’ di vita... yes

Ma ancora... allora cos’è la vita... il senso della vita?




È vivere sapendo che domani non ci saremo più. E, quindi, perché rimandare quando è ora che esistiamo? Dunque, vivere la nostra unica occasione come straordinaria, poiché non si ripeterà e viverla con saggezza, sapendo cos’è la vita?
Io penso che, noi siamo... il sogno di una lezione prima di noi stessi... che ha passato la fiaccola della consapevolezza del tempo e dello spazio affinchè la nostra mera esistenza potesse arricchire in modo incommensurabile tutto cio’ che esiste...


Ma lasciamo la parola ai filosofi...


La vita umana si disegna in un arco che va da una partenza piuttosto indistinta, dove siamo soltanto “una persona fra le altre” come dice Thomas Nagel, a un percorso che, più o meno lungo, traccia un’identità personale unica e irripetibile. Come individui siamo la nostra storia, come persone siamo un tipo di viventi che deve costruire storie. Il progetto esistenziale si realizza secondo quelle che chiamiamo pratiche di personalizzazione: noi personalizziamo l’esistenza, così come si rende unica una dotazione comune a molti... esistere è solo l’inizio... personalizzare il mondo è il nostro compito.




Se l’uomo, diventando adulto, passa dalla tappa istintivo-riflettente del suo sviluppo a quella umana nel senso stretto, nella quale per stabilire un modo di vita e di comportamento, comincia a dominare l’intelletto, davanti a lui sorge, immancabilmente, il problema del senso della sua vita.

Molti filosofi si sono lambiccati il cervello per risolvere questo problema.

Il problema del senso della vita è stato “riconosciuto”, da molti essere uno “pseudo problema”, cioè un problema che in partenza non ha una risposta. Nell’antica Grecia c’era una persona che faceva di questa semplice idea una vera e propria filosofia, uno dei più grandi filosofi, Platone.

Platone ha riassunto quest’idea del senso della vita nel cosiddetto “daimon”; “il daimon”, secondo Platone è dunque un essere che incontriamo prima ancora della nostra nascita, poi però scordiamo e dobbiamo inconsciamente trovarlo. Sarà difficile, come se dovessimo trovare la nostra vera strada appunto, ma dobbiamo farcela, dobbiamo trovare il nostro vero io, il nostro vero senso della vita personale, unico anche se questo non è facile, dobbiamo però mettercela tutta.


Secondo, Pascal invece la questione più importante dell’uomo è l’interrogativo sul senso della vita, di cui l’uomo ha una conoscenza tormentosa. Infatti afferma di non sapere ne chi lo abbia messo al mondo e ne che cosa sia il mondo, affermando di essere in un ignoranza spaventosa di tutto.
Pascal reputa mostruoso che gli individui occupati dalle mille faccende del vivere possano rimanere indifferenti a ciò che l’uomo è a se stesso.
Lo studio dell’uomo e quello di Dio e dell’anima secondo Pascal è il solo che sia appropriato all’uomo. Tutto il resto è svago e inutile curiosità... secondo Pascal l’enigma della vita e dell’uomo si risolve solamente mediante la fede.

Sartre invece... avverte allora che è l'uomo a dare un senso e un significato al mondo, e non viceversa. La coscienza non può astenersi da dare un senso al mondo, e questo senso gli è attribuito in primo luogo dalle emozioni che l'uomo prova intenzionalmente nei confronti della realtà, la quale ne rimane inevitabilmente condizionata.
L'uomo ha dunque la possibilità decisiva di dare significato e valore all'esistenza in assoluta libertà rispetto a qualsiasi principio che si vuole precostituito e in questo risiede l'ottimismo di chi può decidere da sé il proprio futuro e fare da sé le proprie scelte...
 ...da Aristotele a Catullo, Shakespeare, Schopenhauer, Spinoza, Marx, Cechov, Freud, Wittgenstein, Sartre, Beckett, persino i Monty Python - hanno affrontato la questione, che è loro parere divenuta particolarmente complessa nel mondo moderno... invece di confrontarci a viso aperto con il sentimento strisciante dell'insensatezza della vita, preferiamo riempirla con una moltitudine di cose... la risposta di Eagleton è toccante e originale... il senso della vita non sta solo nella felicità, intesa come piena fioritura delle potenzialità dell'individuo, ma anche nell'amore, ovvero la capacità di condividere e realizzare progetti creativi assieme ad altri, e alla società nel suo complesso. ...il senso della vita assomiglia a suonare in un'orchestra jazz... l'espressione libera e piena di tutti assieme e di ciascuno per sé.


Ogni giorno ognuno di noi si ritrova a chiedersi cos’è la vita, quale possa essere il suo senso. Se ci soffermassimo a pensare più di un istante nel cercare una risposta adeguata a questa domanda rischieremmo di appannare la nostra mente e di ritrovarci seduti dallo psicanalista.

La vita in sé è molto strana ma davvero tanto strana. Oggi noi siamo sempre indaffarati nelle nostre frenetiche occupazioni quotidiane, spesso anche inutili e non riusciamo a cogliere il lato più bello di essa. A volte sono le grandi cose della vita che ci colpiscono, ci impressionano, ma non ci rendiamo conto che sono le piccole che messe insieme permettono di rendere possibili le grandi. 

C’è chi dice che la vita non ha uno scopo preciso, non ha lo slancio giusto, ma semplicemente è uno scorrere. Questo significherebbe che la nostra intera esistenza è guidata solo da stimoli senza senso. Tutte queste idee potrebbero sembrare delle sciocchezze colossali se solo ci fermassimo per un attimo a riflettere che l’unico argomento che nella vita ritorna costantemente è l’affetto e l’amore. L’amore inteso non solo come il più comune sentimento per il partner, ma come calore interiore che salva le nostre anime dal gelo degli inverni della disperazione. E’ l’amore per la vita stessa. E’ quell’amore che celebra la vita, che ci spinge a pensare che per alcune cose nella vita varrebbe la pena morire, ma che per molte altre vale la pena di vivere. Questo amore per la vita ci porta ad aiutare gli altri soltanto perché è bello dare una mano a quelli che ci circondano.

Il mondo moderno è pieno di discutibili distrazioni, di scadenze e di inutili e vane priorità. Veniamo sommersi da una valanga di paure e desideri che ci spingono in una gara impossibile da vincere.

Un giorno tutto si fermerà e magari sarà troppo tardi, perciò sarebbe necessario non permettere di gettare via un singolo prezioso istante. Sarà necessario seguire i nostri sogni, credere in essi, con energia e entusiasmo, mettendoci coraggio e impegno per viverli. Non importa se questi sogni non si concretizzino o quanto ci impiegheremo per concretizzarli, l’importante sarà sentirsi bene nel farlo.
Seguire il proprio cammino è un impresa di sicuro non semplice ma incredibilmente gratificante.
Anche se durante il cammino della vita si commettono dei grossi errori nulla è irreparabile, vivremo comunque un’avventura unica e stupefacene......”la Vita”.
Celebrata non solo dai filosofi dell’antica Grecia ma in epoca moderna anche dai cantautori come Antonello Venditti: non ci rimane che dire:”che fantastica storia è la vita”,” e quando penso che sia finita è proprio allora che comincia la salita...


FILOSOFIA DI VITA

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe,
prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e comincio a riempirlo con
dei sassi, di circa 3 cm. di diametro.
Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno
ed essi risposero di si.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli,

li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.

Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse
pieno ed essi, ancora una volta, dissero di si.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e
la verso dentro il vasetto.
Ovviamente la sabbia riempi ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto.
Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse
pieno e questa volta essi risposero di si, senza dubbio alcuno.


Ora, disse il Professore, voglio che voi capiate che questo
vasetto rappresenta la vostra vita.

I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri

amici,la vostra salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto
il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.

I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il
vostro lavoro, la vostra casa , la scuola ....
La sabbia e' tutto il resto... le piccole cose .
Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia, continuò il

Professore, non ci sarà spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le
vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi
sono importanti.
Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri

figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci
sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi
cura dei sassi per prima - le cose che veramente contano. Fissate le
vostre priorità... IL RESTO E' SOLO SABBIA.


E allora... viviamo... respiriamo... mordiamo... questa Vita.....

Un lungo viaggio che si chiama Vita...
in cui non riuscirai mai a vedere abbastanza
e camminando comprendi che non a tutto si può dare una risposta,che nulla ti viene regalato e che gli abbracci non sono dovuti... viaggiando ti accorgerai che l’amore non è una scatola che puoi chiudere con un coperchio... ma una stanza senza pareti e soffitto che si chiama cuore... a tratti grande da contenere un oceano... a tratti piccola da esplodere con una lacrima... impari come si vive il dolore e che... se ti conosci abbastanza... le parole assumono un’altra forma e non ti possono più ferire...



 
Circle of Life
                                           

E ALLORA HAKUNA MATATA...


Δευτέρα 18 Ιουνίου 2012

to BE or to SHOW ?

ESSERE O APPARIRE

Ricorda che il destino di tutti dipende sempre dalle azioni del singolo
ALESSANDRO MAGNO


Tratto dal "mito della caverna" di Platone è una allegoria, una metafora, una parabola che si usa per spiegare la differenza tra le ombre-apparenza e la conoscenza-verità-essere. La ricerca della differenza tra l’apparire e l’essere è una riduzione, una interpretazione che mi piace proporre per cercare di capire che cosa prevale oggi La vicenda raccontata da Platone ridotta in sintesi estrema è questa: alcuni prigionieri sono stati incatenati fin dalla nascita ad una parete in fondo ad una caverna e non possono ne muoversi, ne girarsi. Vedono solo la parete alla quale sono incatenati. Fuori, durante il giorno, sulla strada passano degli uomini con delle statue (degli oggetti) enormi, la cui ombra proiettata dalla luce del sole si staglia proprio sul fondo della parete. 
I prigionieri, non sapendo nulla del mondo esterno, vedono passare queste ombre enormi e per loro quella è la realtà, la verità. Se uno dei prigionieri riuscisse a liberarsi ed uscire dalla caverna prima rimarrebbe accecato dal sole (poiché non è abituato alla luce) e poi comincerebbe a vedere che ci sono degli uomini con delle statue gigantesche (o oggetti) che percorrono la strada e gli sembrerebbero meno reali delle ombre viste sulla parete (perché egli conosce solo quelle). 
Poi piano, piano col passare del tempo, facendo abitudine alla luce si accorge che quello che lui credeva realtà (cioè le ombre) era solo apparenza. La realtà vera (cioè l’essere) è quella fuori che si individua attraverso la luce-conoscenza. Per di più se il prigioniero libero tornasse in dietro e cercasse di spiegare quello che ha visto agli altri prigionieri ancora incatenati loro non ci crederebbero e continuerebbero ad immaginare le ombre come realtà senza sapere che invece è solo apparenza.


Quante persone credono alle ombre, cioè all’apparenza?
E quante persone credono alla realtà, all’essere, cioè alla conoscenza? 

Se fino a poco tempo fa la vanità era individuale e riguardava il singolo, ora il fenomeno si sta estendendo alla società intera.
Si è arrivati al paradosso che è necessario apparire per essere.
Perché siamo così vanitosi?

La maschera e il volto ...Pirandello
(Nessuno può illudersi di giocare con i propri sentimenti: la faccia si perde proprio quando vogliamo imporci un comportamento che va al di là delle nostre forze).

Esiste oramai una profonda frattura tra apparenza e realtà tra principi e azioni
tutti giocano con se stessi per mostrarsi diversi da quelli che sono?


Quando ci sarà un'involuzione di tendenza?

L’apparire è importante in questa società perché è l’emblema di uno status, di un’appartenenza. In fin dei conti c’è molta solitudine. Apparendo come o meglio di altri, o ci si sente appunto meno soli, o credendosi migliori ci s’illude di esserlo veramente. Ma è un bluff ! A contatto poi con le realtà della vita, si ha consapevolezza di aver fatto un buco nell’acqua. Infatti, la vita consente di essere ciò che si vuole ma, alla fine presenta il conto, mettendo in condizioni di riflettere e capire come effettivamente andrebbe vissuta. Gli sbagli servono, appunto a capire questo è ovvio. Infatti, è concesso di sbagliare finché si è giovani, poi si deve crescere, maturare e lavorare in questo senso. La vanità è sempre esistita anche ai tempi della civiltà Greca esistevano due forme di vanità. Quella degli Ateniesi che si esprimeva nella bellezza e nelle arti che questo esaltavano. Quella degli Spartani che esaltava la forza e la prestanza fisica. Tutte e due erano un’espressione di vanità come tutti sapete. Senza quel tipo di civiltà, l’umanità non sarebbe quello che è ora. Non si sarebbero sviluppate le arti e la bellezza, poi progredite con le altre civiltà dalla Romana alla Egiziana. (Facendo forse un po’ di confusione di priorità, ma non ho tempo per verificare, non importa tanto i concetti sono quelli). Fin qui le origini della vanità sono abbastanza scontate. Mi sento di dire, che, se non si abusa di questo vizio, può evidentemente fungere da stimolo per migliorarsi e quindi non completamente negativo. Il fatto che tale vizietto sia in espansione è, come ovvio, dovuto ai modelli cui si fa riferimento, al desiderio di imitare, emulare e così via. Tutto ciò è anche indice di mancanza di una personalità vera, di quel fattore X che possa distinguere l’individuo dalla massa, che copia in continuazione. L’inversione di tendenza può essere attuato con la divulgazione di concetti che consentano ad ognuno di far emergere i propri talenti, che poi traspariranno anche dal modo di presentarsi. Questa è la ricerca da fare nella psicologia di ognuno, scoprendo le proprie inclinazioni, ci si valorizza nel modo giusto e non si maschererà più l’esteriorità a scapito dell’interiorità. Per realizzare questa ricerca bisognerebbe riformare veramente la scuola, mettendo in grado i docenti di fare una certa cernita di personalità fra i loro studenti, per meglio rapportarsi con loro. 




Un altro autore a porre l'attenzione su cosa siano la realtà e l’apparenza è stato Schopenhauer che della frammentazione della realtà e della personalità dell'individuo ha fatto il centro del suo interesse.
Schopenhauer analizza la contrapposizione tra realtà (volontà) e apparenza (rappresentazione) nella sua più grande opera: “Il mondo come volontà e rappresentazione”.
La rappresentazione è ciò che noi vediamo, non ha alcun fondamento oggettivo quindi quello che noi riteniamo che sia la realtà è un semplice inganno, un’illusione.
La rappresentazione è come il velo di Maia:
Maia era una divinità buddista che utilizzava il velo come strumento per far credere reali delle semplici illusioni.
Schopenhauer vuole fuoriuscire dalla dimensione illusoria strappando il velo di Maia per giungere alla realtà.
Per strapparlo, egli usa l’immagine del castello circondato dall’acqua con il ponte levatoio sollevato: il viandante può osservare il castello da tutti i lati ma ne rimarrà sempre fuori.
Allo stesso modo noi possiamo esaminare la realtà da tutti i lati ma ne rimaniamo sempre fuori.
Il cunicolo che ci consente di andare al di là delle illusioni è il nostro corpo, l’unica realtà che non ci è data solo come immagine poiché noi viviamo il nostro corpo anche dall’interno.
La corporeità è il modo per andare al di là della rappresentazione e afferrare l’essenza delle cose.
Schopenhauer non è interessato all’introspezione ma utilizza il corpo solo come un mezzo metafisico per arrivare alla realtà.
Percorrendo questa strada si individua una realtà sostanziale: la volontà di vivere, che ha un valore universale.
La volontà di vivere è una forza tragica apportatrice di dolore, è il fondamento del reale, la brama, il desiderio di esistere, è la vera essenza delle cose.
Essa presenta quattro caratteristiche:
1) è inconscia: non riguarda solo le creature dotate di coscienza ma riguarda tutto il mondo animato e inanimato;
2) è unica perché si colloca al di là della categoria dello spazio (cioè la prima categoria della razionalità), la divisibilità e la molteplicità comportano lo spazio;
3) è eterna perché è oltre il tempo (cioè la seconda categoria razionale), c’è sempre stata e sempre sarà;
4) è incausata e senza scopo: non ha né una causa né un fine, è oltre la causalità (cioè la terza categoria della razionalità).
Da ciò ne deriva che Schopenhauer ha un pensiero irrazionalistico: il fondamento della realtà è irrazionale, egli nega la presenza di qualunque realtà nelle cose, di qualsiasi carattere razionale nella realtà (contrariamente a Hegel, secondo il quale tutto è razionale), nega qualsiasi efficacia riconosciuta alla ragione.
L’irrazionalismo è applicato alle categorie della razionalità: la razionalità non è in grado di cogliere la realtà quindi essa non può essere colta con le categorie della razionalità. Per afferrare la conoscenza bisogna fuoriuscire dal campo della razionalità.
Dalla concezione di Shopenhauer della volontà di vivere emerge un certo pessimismo: la volontà di vivere produce sofferenza perché volere significa desiderare, cioè mancare di qualcosa. Questo senso di mancanza produce sofferenza quindi la volontà di vivere è portatrice di sofferenza.
Alcuni desideri possono essere soddisfatti ma il soddisfacimento del desiderio è momentaneo perché poi si trasforma in noia, quindi si arriva alla medesima condizione di sofferenza a causa della noia.
Ne consegue che il fondamento dell’esistenza è il dolore.
Schopenhauer approda dunque allo stadio della sofferenza universale: tutto soffre.
Nella globalità della sua filosofia, una via di liberazione apparentemente sicura dal dolore potrebbe essere il suicidio, condannato invece fortemente dal filosofo perché è un’emblematica affermazione della Volontà stessa di vivere.
La vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione di una o più vite, bensì nella stessa liberazione dalla Volontà di vivere; l’iter salvifico delineato da Schopenhauer consta di tre momenti essenziali:
1. l’arte: è la conoscenza libera e disinteressata, che si rivolge alle idee ed ha un carattere contemplativo.
La sua funzione è però temporanea e parziale, come un incantesimo;
2. l’etica della pietà (morale): la morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. L’etica è un tentativo di superare l’egoismo compatendo il prossimo e identificandoci con il suo tormento. L’ ascesi: è l’esperienza per la quale l’individuo, cessando di volere la vita ed il volere stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere mediante una serie di accorgimenti (castità, umiltà….) il cui culmine porta al raggiungimento del Nirvana.


Ballata della vanità
DE ANDRE'

Η ΣΠΗΛΙΑ ΤΟΥ ΠΛΑΤΩΝΑ 
ΠΟΛΙΤΕΙΑ
ΒΙΒΛΙΟ ΕΒΔΟΜΟ
(ΣΩΚΡΑΤΗΣ - ΠΛΑΤΩΝΑΣ) 

-Πες, λέει ο Σωκράτης στον συνομιλητή του, πως η ανθρώπινη ψυχή μοιάζει με ανθρώπους που κατοικούνε μέσα σε μια σπηλιά (υπόγειο κατοικητήριο), που έχει ολάνοικτη είσοδο προς το φως. 
-Φαντάσου τους ανθρώπους αυτούς αλυσοδεμένους εκεί μέσα από την παιδική ηλικία στα πόδια και στο κεφάλι. Δεν μπορούν να σηκωθούν αλλά ούτε και το κεφάλι τους να στρέψουν δεξιά κι αριστερά. Κάθονται έτσι, ώστε να έχουν την είσοδο της σπηλιάς πίσω τους και είναι αναγκασμένοι να βλέπουν πάντα μπροστά, χωρίς να μπορούν ποτέ να δουν ούτε δεξιά ούτε αριστερά, ούτε προς το φως, αφού δεν μπορούν να κουνήσουν το κεφάλι τους. 
-Υπόθεσε τώρα, πως πίσω τους καίει μια μεγάλη φωτιά και πως μπροστά από την φωτιά περνάει ένας δρόμος, που ένας τοίχος τον χωρίζει από τους αλυσοδεμένους. Η λάμψη της φωτιάς είναι στο βάθος της σπηλιάς και φωτίζει καλά το εσωτερικό της. 
-Βάλε με τον νου σου, πως την ώρα αυτήν, περνάνε από τον δρόμο άνθρωποι κρατώντας λογής-λογής σκεύη, αδριάντες και άλλα πολλά πράγματα της ανθρώπινης εργασίας, μετάλλινα, μαρμάρινα και ξύλινα. Οι άνθρωποι αυτοί, καθώς διαβαίνουν, κρατάνε τα αντικείμενα τόσο ψηλά, ώστε υψώνονται αυτά πάνω από τον τοίχο που χωρίζει τους αλυσοδεμένους από τον δρόμο. Οι σκιές τότε των αντικειμένων, θα πέφτουν μέσα στο εσωτερικό της σπηλιάς. Οι αλυσοδεμένοι θα βλέπουν τις σκιές των αγαλμάτων αυτών, όμως τις σκιές των ανθρώπων που τα κρατούν δεν θα τις βλέπουν, γιατί αυτές θα πέφτουν επάνω στον τοίχο, που χωρίζει τους αλυσοδεμένους από τη φωτιά. Κι αν μάλιστα τύχει και έλθει κάποιος απόηχος από τις φωνές εκείνων που περνούν πίσω από τους αλυσοδεμένους, τότε αυτοί θα νομίσουν, πως ο απόηχος αυτός έρχεται από τις ίδιες τις σκιές. 
Θα πιστέψουν, πως οι σκιές μιλάνε, αφού ποτέ δεν είδαν πραγματικούς ανθρώπους ούτε και άκουσαν λαλιά ανθρώπου. 
-Αν τώρα κάποιος λυθεί καμμιά φορά από τα δεσμά του και σηκωθεί και μπορέσει να γυρίσει το κεφάλι του προς τα πίσω και δει την φωτιά, τότε θα θαμπωθούν τα μάτια του από την φωτοβολία της και θα πονέσουν και δεν θ' αντέξουν για να δουν τα αγάλματα, αυτών που πριν έβλεπαν τις σκιές. 
Κι αν μάλιστα βρεθεί εκεί κοντά του κάποιος, που έχει ζήσει μέσα στο φως και μέσα στον πραγματικό κόσμο και του πεί, πως όσα έβλεπε πριν, όταν ήταν αλυσοδεμένος, ήτανε σκιές και φάσματα, και πως αυτά που βλέπει τώρα, είναι τα πραγματικά, τα αληθινά, τότε θα παραξενευτεί, θα δυσπιστήσει σ' αυτά που του λέει ο άλλος και θα εξακολουθεί να πιστεύει, πως οι σκιές ήτανε πιο αληθινές από τα πραγματικά αγάλματα
-Υπόθεσε τώρα, πως ο άνθρωπος, που έχει ζήσει μέσα στο φως και στέκει εκεί κοντά σ' αυτόν που λύθηκε από τα δεσμά του και σηκώθηκε, αναγκάζει τον άλλοτε δεσμώτη να ρίξει τα μάτια του προς το φως. Τότε αυτός που λίγο πριν ήταν ακόμα δεσμώτης, θα αποστρέψει το βλέμμα του από το φως και θα ξαναγυρίσει με τη ματιά του σ' εκείνα που έβλεπε πριν, δηλαδή στις σκιές, και θα πιστεύει, πως αυτές είναι πιο καθαρές από τα αγάλματα τα ίδια, που του δείχνει τώρα αυτός που έζησε μέσα στο φως. 
-Και τι θα γίνει, αν θελήσει κανείς να εξαναγκάσει τον πριν δεσμώτη, να βγει έξω από την σπηλιά και να ατενίσει το φως της ημέρας; Τότε είναι δα που δεν θα μπορέσει να ρίξει το βλέμμα του σε κανένα επάνω αντικείμενο, που το καταυγάζει το ηλιακό φως. Αυτός θα πρέπει πρώτα σιγά-σιγά να συνηθίσει το ηλιακό φως. Και πριν απ' όλα θα πρέπει να δει τις σκιές, που σχηματίζονται από τ' αντικείμενα με το ηλιακό φως. Έπειτα πάλι θα δει και θα γνωρίσει τις σκιές των ανθρώπων, των ζώων και των πραγμάτων, καθώς σχηματίζονται μέσα στα ήρεμα ύδατα. Και ύστερα πια θα δει τους ίδιους τους ανθρώπους, τα ίδια τα ζώα και τα ίδια τα πράγματα. Αργότερα ακόμη θα δει τον ουρανό, και τη νύχτα θα τον δει πιο εύκολα, γιατί το φως των άστρων και της σελήνης είναι απαλό. Και τελευταία πια θα στρέψει το βλέμμα του και προς τον ήλιο τον ίδιο. 
-Και τότε θα καταλάβει, πως ο ήλιος είναι ο δημιουργός των χρόνων και των ορατών αντικειμένων, των πραγματικών και των εικονικών. Την στιγμή πια αυτή θα θυμηθεί την ζωή της σπηλιάς, θα αναλογισθεί τους άλλοτε συνδεσμώτες του, θα λογαριάσει τον εαυτό του ευτυχισμένο για την απολύτρωση από εκεί μέσα και θα αισθάνεται βαθύ οίκτο για κείνους που μένουν ακόμα δεμένοι εκεί μέσα στη σπηλιά. 
-Και αν υπήρχαν εκεί κάτω μεταξύ τους τίποτα αμοιβές και έπαινοι και τιμητικές διακρίσεις για εκείνον που έβλεπε οξύτατα τις σκιές όταν περνούσαν, και θυμότανε ακριβώς ποιες περνούν πρώτες, ποιες μετά ή μαζί, και επομένως θα ήταν σε καλύτερη θέση από κάθε άλλον να πει από πριν ποια σκιά έμελλε να παρουσιαστεί σε ορισμένη στιγμή, τι λες, θα είχε μεγάλη επιθυμία γι' αυτά ακόμη, και θα ζηλεύει εκείνους που είχαν τέτοιες τιμές εκεί κάτω και υπερείχαν μ' αυτόν τον τρόπο απ' όλους τους άλλους ή θα πάθει αυτό που λέει ο Όμηρος για τον Αχιλλέα, και θα προτιμάει χίλιες φορές να ζει στον επάνω κόσμο και να είναι δούλος ενός φτωχού ανθρώπου και να υποφέρει οτιδήποτε άλλο παρά να εξακολουθεί να ζει όπως τότε εκεί κάτω, και να πιστεύει τα ίδια πράγματα; 
-Και πρόσεξε ακόμη κι αυτό. Εάν αυτός ο άνθρωπος πήγαινε πίσω και έπαιρνε την παλιά του θέση, δεν θα γινόταν πάλι σαν τυφλός από την ξαφνική αλλαγή από τον ήλιο στο σκοτάδι; Και εάν, ενώ ακόμη δεν διέκρινε τίποτα, και πριν ακόμη αποκατασταθεί η όρασή του, πράγμα για το οποίο θα χρειαζότανε όχι και λίγος χρόνος, εάν λοιπόν γινότανε ανάγκη να διαγωνισθεί με τους άλλους τους παντοτινούς δεσμώτες και να πει τη γνώμη του για τις σκιές που περνούν, δεν θα τους προξενούσε πολύ γέλιο και δεν θα έλεγαν γι' αυτόν, ότι επέστρεψε από εκεί που ανέβηκε με χαλασμένα τα μάτια, και ότι δεν αξίζει τον κόπο να έχει κανείς την επιθυμία να ανεβεί στον πάνω κόσμο; Και αν κανείς επιχειρούσε να τους λύσει τα δεσμά και να τους ανεβάσει επάνω, δεν θα ήταν ικανοί να τον σκοτώσουν, αν μπορούσαν να τον πιάσουν στα χέρια τους; 

Τα νοήματα είναι τόσα πολλά. Ο καθένας μπορεί να πάρει την αναλογία του... 

Η σπηλιά του Πλάτωνα σήμερα. Τόσο σύγχρονη, τόσο επίκαιρη και τόσο πολυσήμαντη.