Σελίδες

Tι πιστεύουμε

Κι αν δεν μπορείς να κάμεις την ζωή σου όπως την θέλεις,
τούτο προσπάθησε τουλάχιστον όσο μπορείς:
Μη την εξευτελίζεις.

Δευτέρα 15 Ιουλίου 2013

The boys will always be boys...




ΑΥΤΟ ΤΟ ΑΣΤΕΡΙ ΕΙΝΑΙ ΠΡΑΓΜΑΤΙ ΓΙΑ ΟΛΟΥΣ ΜΑΣ;


-Συνοδοιπόροι είμαστε, έλεγες, με τις ιδιαιτερότητές μας και με τον ίδιο προορισμό.
-Εγώ κινιόμουν γρήγορα, σε δρόμους μεγάλους σαν την αγάπη σου.
-Χάθηκα, και με άφησες να πέσω στα βαθιά, για να βρώ τον δρόμο μόνος μου.
-Σε άγρια μοίρα είμαστε εμείς δεμένοι.
-Ξένοι από την απόσταση, ρημαγμένοι.


-Αν γράψω αυτά που είδα ή έζησα, αυτοί που θα τα διαβάσουν θα σκεφτούν ότι είναι ψέμματα.
-Όλοι θα είναι βέβαιοι πως τόση κακία δεν χωράει στον κόσμο.
-Θα πουν, αυτός είναι τόσο αιθεροβάμονας, όσο εκείνοι που καθρεπτίζονται σε κεχριμπαρένιες χάντρες.
-Και μοιάζει σαν εκείνα τα λεωφορεία, που ποτέ δεν είναι εκεί όταν τα χρειάζεσαι.
-Αλλά αυτός που καταλαβαίνει ότι υπάρχει αδιέξοδο που πουθενά δεν βγαίνει, και μπορεί να σκέπτεται λογικά, βέβαια δεν πεθαίνει, αλλά είναι βέβαιο ότι δεν έχει αγαπήσει ποτέ.


-Τρέχω, το κοντέρ μου καταγράφει χιλιόμετρα, μετακινούμαι, αλλάζω, χάνομαι. Πάντα μονάχος.
-Κρυμμένος πίσω από συζητήσεις, βιβλία, κόμικς, όνειρα, ψευδαισθησεις, τσιγάρα και εικονική πραγματικότητα.
-Μια άκρη στο περιθώριό σου είμαι, μια ανάμνηση, ένα χάδι, ένα αερικό.
-Ο ξύπνιος δεν μπορεί να αναστήσει τα όνειρά του.
-Αλλά εγώ θυμάμαι τόσο καθαρά τα φιλιά που δεν μου έδωσες.


-Όπως δεν μπορούμε να πιάσουμε τον ίσκιο μας, έτσι κι εγώ δεν κατάφερα ποτέ πραγματικά να σε αγγίξω. Αλήθεια μπόρεσε κανείς;
-Μόνο η ηχώ σου πια αντηχεί στ' αυτιά μου και γίνεται ψίθυρος απαλός ή άνεμος σκοτεινός. 
-Η μοναξιά μας μόνο είναι αθάνατη, και κάθε μέρα που περνά, απλώνεται πάλι σαν καινούργια.
-Μου φέρνει στην θύμηση τα χέρια σου, τόσο όμορφα, μακριά και τρεμάμενα.
-Και σαν το κόψιμο του μαχαιριού, γλυκά και θανάσιμα μού θυμίζει τα χάδια που δεν μου έδωσες ποτέ.




Δευτέρα 24 Ιουνίου 2013

L' abbraccio...

L'ABBRACCIO... UN VIAGGIO
TRA AMICIZIA E AMORE
...attraverso la pelle s'impara l'amore...



...un viaggio meraviglioso è bellissimo attorno ad un cuore... senza stancarsi mai...
Ho sempre pensato che l'abbraccio dell'amicizia ha due ingredienti fondamentali e principali... il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili e il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi...
l'abbraccio dell' amore invece... è la più alta espressione di anima e sentimento... un ritrovarsi... "e lei si rannicchiò tra le sue braccia, si aggrappò a lui e lo sentì sussurrare... "ssstt"... non parlarono... lei annusò il suo profumo, ascoltò il suo respiro... il battito del cuore di quell'Uomo... appoggiò il naso sul suo collo... e si ritrovò finalmente a casa... desiderosi che quel momento durasse per sempre"... l'abbraccio... il gesto antico come l'umanità.
Molte volte mi sono soffermata a fare un’analisi di me stessa, dei valori in cui credo e delle cose più importanti per me. E’ strano, ma al primo posto ho sempre messo l’amicizia a pari merito con l’amore, forse perché sono l’uno la diretta conseguenza dell’altra.
Quanti tipi di abbracci esistono? Perché ne abbiamo così bisogno?

Ci sono giorni dove un freddo particolare e pungente , non ci lascia... possiamo accedere tutti camini che vogliamo, possiamo indossare capi in lana... accucciarci sul divano con la copertina fatta a mano dalla nostra nonna... ma nulla, quello strano freddo , non se ne va, ci crea disagio, insoddisfazione... e pensiamo... pensiamo...
la mente... cade sul pensiero di un caldo abbraccio... di casa... anche il più chiuso e ostile degli esseri umani insegue nel suo intimo la stessa necessità: toccare ed essere toccato con cura, abbracciare ed essere abbracciato con amore.

E chi finge il contrario, o sostiene che può vivere senza affetto e contatto, ne è ancor più bisognoso.

Quando ci coglie la fatica o le delusioni, o quando veniamo colpiti da una disgrazia, istintivamente sentiamo il bisogno di gettarci nelle braccia di qualcuno perchè ci consoli e si occupi di noi.

E quando abbiamo paura? Quasi sempre abbracciare una persona in stato di stress genera un effetto calmante, riducendo l'ansia e procurando un senso di maggior sicurezza

Come mai la stimolazione tattile, in forma di carezze, vezzeggiamenti, abbracci e 'coccole' riesce a produrre effetti tanto notevoli sugli individui turbati emozionalmente?

E come mai nella nostra vita quotidiana, familiare, di coppia, nell'amicizia e anche nelle relazioni di lavoro, un piacevole contatto fisico rappresenta una naturale ed organica fonte di benessere, gioia, gratitudine e piacere di vivere?

C'è una risposta molto semplice: ricevere un contatto affettuoso sin dai primi giorni di vita e crescendo saper comunicare con naturalezza e facilità nel contatto corporeo è un'esperienza fondamentale e necessaria per il sano sviluppo comportamentale dell'individuo.

Un confortevole contatto corporeo ci rende sicuri e dà fiducia in noi stessi e nella vita.

Ciò che ci collega al mondo è la comunicazione tattile.

Possiamo vedere, ascoltare, pensare a qualcosa, ma è attraverso il tatto che questo qualcosa entra a far parte della nostra esperienza di vita.


"Nessuno è troppo grande per un abbraccio"
                                
Studi fatti in passato , dicevano che se un bambino non viene abbracciato , sarà in futuro una persona solitaria , disadattata e con problemi verso gli altri... è' stato anche detto che... un neonato, pur dandogli tutte le cure di cui ha bisogno, quali : cibo, assistenza pediatrica ecc... se non abbracciato, avrà difficoltà ad aumentare di peso e cercherà sempre di più quel ...calore  nel sonno... 
L'abbraccio, quello vero, con la A maiuscola... , sapete... fa paura, perché  non è un abbraccio meccanico, sfuggente, in cui ognuno è nel proprio spazio separato dall'altro, ma un Abbraccio totale in cui ci si apre e ci si dona all'altro e dall'altro si riceve... ecco perché è così difficile ed ecco perché le persone spesso non si abbracciano così... richiede un'apertura che ci mette in gioco, un gesto compiuto non da un corpo, ma da un cuore per mezzo di un corpo.
L'Abbraccio porta a commuoverci ed ad un "sentire" a cui spesso non vogliamo dare ascolto... ci mette in contatto con la nostra vulnerabilità, con il nostro bisogno d'amore... d'affetto... di coccole... con la nostra incapacità a saper ricevere.
Avete mai provato ad abbracciare qualcuno per più di 3 minuti, senza mai staccarvi, senza mai allentare l'intensità dal primo secondo e poi sciogliersi lentamente , allontanandosi piano piano e guardando negli occhi la persona , finire con un sorriso?
Provateci!
Stasera quando andate nelle vostre case... stanchi e stressati dalla solita vita... abbracciate la persona o le persone che vi sono vicine, è bello trasmettere un sentimento felice e sincero con un abbraccio... penso che ciò che si trasmette sia un sentimento vero forse uno dei pochi veri... non ha nulla a che fare con il sesso o con qualsiasi forma di piacere sessuale ed è per questo che lo reputo un vero sentimento... la nostra pelle è la soglia di un mistero meraviglioso... è attraverso la pelle che diventiamo degli esseri in grado di amare, non s'impara ad amare sui libri, ma essendo amati... anche mentre corriamo perseguitati dal ritmo frenetico del fare, non aneliamo forse all'abbraccio confortante di chi amiamo? Abbiamo una costante nostalgia di mani dolci e calde che si posano sulla nostra pelle e ci accarezzano con dedizione...


  
...in quell'attimo
tutto svanisce
è come rinascere
ridisegnare un identità
negata o taciuta
incontrarsi in uno specchio
del tempo
e scoprirsi più simili di ciò che pensavamo
è essere insieme senza esserlo
è una fonte di ispirazione
improvvisa
accecante, soffocante
e sublime
chiamare a sè
tutte le verità nascoste
ridere davanti a se stessi
per la semplicità che implica
e che tanto spaventa
è un grido nel silenzio
e l'estasi sensuale
è una speranza
e mai un illusione
parla di ciò
che non abbiamo
il coraggio di confessare
neppure a noi stessi
parla di pelle
di un odore
di un calore
che come droga
stordisce e rende euforici
parla di un vuoto riempito
con la fatica e la rabbia
la paura di non saperlo
fare o di esprimere
ciò che non è accettabile
alla coscienza...
e tu
sveli tutto di te
ti spogli
ti liberi
fra le braccia
e poi voli...
voli
voli
dove
non sai...
nella forza di un abbraccio...




L’uomo è un animale sociale. Le persone hanno bisogno di entrare in contatto con gli altri. L’abbraccio è un modo per dimostrare affetto. Sia la persona che abbraccia sia chi viene abbracciato è riscaldato dal contatto. Il contatto fisico tra persone aiuta a creare un legame tra i due. Ci sono persone calorose, amichevoli ed espansive; a loro piace abbracciare gli altri per dimostrare affetto. Altre magari sono meno inclini alla fisicità e preferiscono dimostrare affetto senza il contatto fisico. La società, la cultura e l’educazione sono tutti aspetti che possono influire sul modo di dimostrare affetto delle persone.




Un’amicizia tra donne è come un continuo rammendo... è un maglione, anzi tanti maglioni... è il sospiro di sollievo con cui, il primo giorno d’autunno, apriamo l’armadio e loro sono lì, che ci aspettano. Sono maglioni di shetland, che pizzicano un po', come amiche dal carattere pungente, non risparmiano critiche taglienti; sono i pull modaioli... che amano stare in vetrina, sotto gli occhi di tutti, amiche... energizzanti… e poi c’è il cardigan comprato per caso in un giorno di pioggia in campagna o in una città straniera. faceva così freddo e non avevamo niente di caldo in valigia.
E invece quel maglione comprato per caso diventa il nostro preferito.... non sappiamo più farne a meno... è’ il maglione che ci mettiamo quando siamo tristi... quello in cui stiamo più comode... E’ l’amica che chiamiamo quando la vita ci fa sentire al freddo... quella che sa come consolarci, sempre... non credo di essere la persona più importante della tua vita... ma sono certa di averti trasmesso l’importanza che tu hai nella mia.
Il destino ha voluto che le nostre anime si incontrassero e creassero l’amicizia che ha reso la mia esistenza piena di significato... arricchendoci delle nostre reciproche differenze... per te... amica mia...
“Ci sono persone eccezionali, che sanno sempre come farti rialzare dal fango”... Eduard Leon Word

L’amicizia racchiude in se tutti gli ideali per cui vale la pena di lottare... il vero amico è colui che è contento per te nei momenti più belli e spensierati, senza secondi fini e avversità. E’ in questi casi che l’amicizia ha la sua importanza... non è bello essere tristi e non avere nessuno con cui condividere il dolore, ma non è bello neanche essere felici e non avere nessuno a cui trasmettere tutta la tua carica... la tua voglia di vivere. Essere soli in questi momenti significa soprattutto escludere automaticamente questi stati d’animo, significa far prevalere la solitudine e il vuoto... l' amico è colui che capisce tutto questo, che ti legge nel pensiero e che,  dicendoti "ti voglio bene" con il cuore, riaccende in te una candela spenta da un gelido vento... L’amicizia è un legame sublime che va oltre le cose materiali e si poggia su sentimenti veri... quando essa ti attraversa il cuore nasce dentro un’emozione forte che ti lega ad una persona non “data”, ma scelta da te e scopri giorno per giorno di volerle sempre più bene, in quanto pensa e ama proprio come te. Forse un grande amore può finire, ma una grande amicizia no! e se perdi un amico ti senti solo, perché è come se perdi "te stesso".

Pennellate rapide e decise...

dipingono scenari fiabeschi....

mentre taglio ciocche di pensieri per te,...

    che inconsapevole diventi autore della stessa opera...

...ovunque io vada, qualunque posto io visiti

ogni sorriso è un nuovo orizzonte,

in una terra che non ho mai visto.



Ci sono tante persone nel mondo, facce e nomi diversi, ma c’è un’emozione vera che ci ricorda che siamo uguali... L’AMICIZIA.
Arriviamo in solitudine su questo mondo e in ogni scelta della nostra vita dobbiamo sapere decidere da soli, entrando spesso in contrasto con gli altri, rimanendo coscienti che "mentre io mi spingo in avanti e tu nella direzione contraria, in qualche punto dovremo pur sempre incontrarci..."

Ogni abbraccio racconta sensazioni, emozioni, sentimenti a chi ha il desiderio, il coraggio, l'amore per ascoltarsi e ascoltare... a volte ricevere un abbraccio è tutto ciò che ci serve...




e qui arriviamo a parlare di... “Free Hugs” (abbracci gratis... ma anche liberi)... la reale e controversa storia di un ragazzo australiano: Juan Mann, un uomo ed il suo obiettivo, l’unico ed importante, quello di raggiungere una persona sconosciuta ed abbracciarla... illuminando e portando gioia alla vite di entrambi.
In questa epoca di separazioni sociali e di mancanza di contatti umani gli effetti della campagna di abbracci liberi lanciata da Juan Mann sono sensazionali. Mentre Juan Mann... icona di una nuova umanità... spargeva la speranza per la città, la polizia e l’amministrazione pubblica vietarono la campagna per la diffusione degli abbracci.

Quello che successe poi e di cui siamo testimoni rappresenta la vera essenza di una umanità che si unisce, unione che diventa un’onda e che si diffonde per il mondo divenendo fonte di ispirazione e di crescita.
Furono raccolte 10,000 firme per chiedere di annullare i divieti, e il 22 settembre 2006 il filmato sugli abbracci di Juan Mann fu messo online su youtube, raggiungendo in un mese il tetto di ben 4 milioni di download... tanti presero ad emularlo ed il movimento dell' “abbraccio libero” si diffuse nel mondo.

Chiunque, volendo, puo' diventare un "freehugger", scendere per strada a liberare abbracci, liberando se stesso abbracciando... in fondo, se si riuscisse a condividere anche un solo abbraccio, ciò sarebbe un grandissimo dono che si fa e si riceve… e il mondo sarebbe sicuramente migliore...

e c'è un libretto profondo e delicato sul tema dell'abbraccio...(come potente antidoto alla solitudine)... che si innesta proprio in questo filone di pensiero, fornendone una rappresentazione delicata e poetica... intitolato... L'ABBRACCIO... piccolo libro, elegante e raffinato, è quasi un dono di David Grossman ai suoi lettori, perché ne facciano a loro volta dono alle persone che amano... corredato dalle splendide ed eteree illustrazioni di Michal Rovner (Mondadori, 2010). E' un breve, folgorante apologo sulla solitudine e sull'amore, scritto da uno dei più amati autori della grande letteratura contemporanea, e illustrato con i disegni di Michal Rovner, un'artista nota in campo internazionale, che ha esposto anche al Madre di Napoli e di cui è in allestimento una personale al Jeu de Paume di Parigi. L'individulaità e l'unicità di ciascun individuo presuppongono la solitudine?
Come fare a superare la solitudine indistricabilmente scaturente dalla consapevolezza dell'unicità di se stessi come singolo individuo?

piccola storia....

"Una madre, camminando con il proprio figlio, gli dice che lui è unico. Il bambino le risponde che questa unicità lo spaventa, perchè lo fa sentire solo e, a sua volta, chiede alla mamma, se anche lei sia unica e se questa consapevolezza non la faccia sentire sola. 
Anche le formiche a prima vista così uguali, sono uniche secondo la mamma.
Il bambino con una sua logica stringente ribatte che se tutti sono unici, allora tutti sono soli.
La mamma gli dice che questo è vero: anche lei è unica e sola come lui, ma se si abbracciano non sono più soli.
"Allora abbracciami", dice il bambino. La mamma allora lo stringe a sé, sentendo il cuore del bambino battere forte e lasciando che lui potesse sentire di rimando il suo.
"Adesso non sono più solo" si disse il bambino. E così la madre gli spiegò che era per questo che era stato inventato l'abbraccio"...  



Noi ESSERI contemporanei ci siamo dimenticati della potenza e dell'intimità di un abbraccio? Un esperto di piscologia della coppia asserisce che, oggi, molti non sono più in grado di abbracciare (e soprattutto di mantenere a lungo l'abbraccio), perchè non riescono a reggere l'intensità della comunicazione non verbale e il grado di intimità che, proprio attraverso l'abbraccio, si realizzano.
L'abbraccio è un modo di stabilire un contatto, consolidando il senso di unione e di appartenenza, a prescindere dalla dimensione dell'Eros (che non ne è l'unica componente, anche se ne costituisce l'humus fertile, considerando l'Eros nel senso più universale possibile).
Il linguaggio dell'abbraccio è veramente universale.

Un abbraccio è un gesto volto ad esprimere affetto o amore, consistente nello stringere le braccia e le mani attorno al corpo di un'altra persona.
Si tratta di una delle forme di effusione più diffuse fra gli umani, insieme al bacio.
Rispetto a quest'ultimo, però, viene di norma considerato un'espressione di generico affetto, tanto è vero che nella maggior parte delle culture e società può essere praticato indifferentemente fra familiari e amici, oltre ovviamente che fra amanti, senza limitazioni di sesso o di età e tanto in pubblico quanto in privato senza incorrere in alcuna forma di stigmatizzazione o riprovazione sociale.In generale, un abbraccio può rappresentare un'effusione romantica o una generica forma di affetto verso una persona, ad esempio un modo per manifestare gioia o felicità nell'incontrare o salutare qualcuno. Alternativamente, un abbraccio può essere volto a confortare o rincuorare qualcuno.
In definitiva, si tratta di un gesto che esprime affetto in una vasta gamma di gradi.
Esistono evidenze scientifiche secondo le quali gli abbracci avrebbe un effetto benefico a livello fisiologico: alcuni studi avrebbero infatti dimostrato come essere abbracciati aumenti il livello di ossitocina e abbassi contemporaneamente la pressione sanguigna.

"Quanti significati sono celati dietro un abbraccio? Che cos'è un abbraccio se non comunicare, condividere e infondere qualcosa di sé ad un'altra persona? Un abbraccio è esprimere la propria esistenza a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada, nella gioia che nel dolore. Esistono molti tipi di abbracci, ma i più veri ed i più profondi sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti. A volte un abbraccio, quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt'uno, fissa quell'istante magico nell'eterno.  Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso, fa vibrare l'anima e rivela ciò che ancora non si sa o si ha paura di sapere. Ma il più delle volte un abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa continuare il proprio cammino meno solo."... Pablo Neruda.



L’abbraccio è un movimento volontario che si fa per gli altri… e mentre si dona agli altri, i suoi effetti benefici tornano indietro… l'abbraccio prevede l’allargamento delle braccia, un corpo che si protende in avanti, un sorriso che accende un “fuoco”... l’avvicinamento del corpo, il desiderio di conoscere e incontrare l’altra persona. L’abbraccio si modella con l’altro corpo e viene trattenuto per qualche istante stretto... le braccia si mantengono strette, esse sono accoglienti e morbide e girando tutto intorno alla persona...
Migliaia di persone al mondo muoiono per mancanza d’amore, l’amore non inteso solo come amore tra una relazione di coppia, ma l’amore espresso come considerazione nei confronti degli altri,
...che ritorna indietro... l' abbraccio  ne è lo strumento. L’abbraccio è un movimento, è un passo verso l’altro. Un passo in avanti... un gesto che inevitabilmente crea una reazione... a livello individuale, attraverso l’abbraccio avviene l’unione fisica ed energetica fra due persone. In un attimo cadono le maschere che quotidianamente si indossano per lasciare spazio ad uno scambio umano e immediato... a livello universale si crea una dimensione di assoluta fratellanza dell’intera umanità in cui non ci sono più distinzioni di alcun genere... né culturali... sociali... politici... poiché viene “rotto” per un attimo ogni confine e tutti diventano davvero uguali seppure unici...
Nell’abbraccio vive silenzioso il valore del perdono, un perdono che viene rivolto prima a se stessi e che consente di lasciarsi andare, di rivedere le proprie certezze, oltrepassare le proprie barriere mentali che  impediscono di entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. Quando accettiamo di rompere i nostri schemi e ci apriamo fiduciosi alla vita e all’umanità, ecco che si innesca in noi un processo di guarigione per la nostra anima, poiché entriamo nella dimensione dell’unità, liberandoci dalla gabbia mentale della separazione...
Con un solo abbraccio, la persona che lo riceve non sarà più la stessa, durante i momenti difficili della vita, abbracciare o essere abbracciati non è qualcosa che riesce facilmente... il cuore spesso è indurito a causa di difficoltà accadute. l’anima necessita dell’amore e l’abbraccio è uno dei suoi strumenti. Un abbraccio può riempire il vuoto interiore. Dopo aver abbracciato l’altro, si è trasmesso il nostro cuore. I due spiriti si avvicinano e si toccano... e dopo un breve istante di trattenimento delle braccia, si sente una trasmissione d’amore e ci si abbandona alla sensazione... gli effetti fisici  di chi ha ricevuto l’abbraccio: occhi lucidi, sorriso, distensione del viso, corpo ammorbidito, voce gentile... gli effetti interiori che prova la persona abbracciata: felicità, calore, considerazione, abbandono alla difficoltà che appare subito superabile, grazie all’abbraccio che ha una forma divina...
Un abbraccio fa riattivare: la respirazione, la circolazione, l’apprendimento, lo sviluppo affettivo, il comportamento sessuale, la possibilità di avere un funzionamento ormonale... corretto, il rafforzamento delle difese immunitarie, la resistenza allo stress, la formulazione del linguaggio, la maturazione delle connessioni neurologiche (per lo sviluppo motorio e intellettuale) ed endocrine. Oltre a tutto questo, importantissime sono le implicazioni psicologiche perché attraverso il contatto noi sentiamo che le persone ci accettano e ci amano, quindi noi ci viviamo come persone accettabili e desiderabili dagli altri, e la nostra autostima aumenta.
Considerazioni:  prestare il nostro corpo a Dio per abbracciare quella persona è la motivazione di base che Dio stesso mette nel cuore “dell’abbracciante”. Senza due braccia fisiche, Dio non potrebbe mostrare il Suo amore, visto che Lui è spirito. Come farebbe Dio ad amare quella persona senza che noi non gli facciamo da strumento? …abbracciare quella determinata persona non è un caso... Lui lo aveva già pianificato...
L’apertura del Cuore di una persona, cioè la sua capacità di dare e ricevere amore non dipende dalla sua cultura, dal suo livello sociale, dall’etnia, dalla sua appartenenza politica o religiosa, ma va al di la anche dal fatto che abbiano frequentato o meno corsi o seminari per sviluppare la propria crescita personale, o che sia riuscito a sviluppare una propria coscienza ecologista, quanto sia grande il suo Cuore va al di là di tutto questo, anzi dico di più: i cuori più grandi, tra quelli che abbiamo abbracciato, li abbiamo sentiti proprio nelle persone più semplici...
ragionamento è la via della mente, l’abbraccio è la via del cuore. La mente è la causa di conflitti perché la mente ha mille occhi, il cuore ne ha uno solo (ama e basta!). L’abbraccio ne è uno dei suoi comportamenti...
Ognuno di noi ha bisogno di sentire che l’altro lo accetta, che gli vuole bene... a meno che non ci sia qualcuno che si prenda cura di noi,  senza amore si incomincia a morire... a meno che una persona non sente di avere significato per qualcuno, almeno per qualcuno, la sua vita intera diventa insignificante.
Così l’amore è la terapia più grande che esista. Il mondo ha bisogno di terapia perché nel mondo manca l’amore. In un mondo d’amore non ci sarebbe assolutamente bisogno di terapia.
L’abbraccio è un gesto di amore, di calore, di cura. La sensazione di calore che fluisce dall’altra persona scioglie molte  malattie, scioglie l’ego freddo come il ghiaccio. Ti fa sentire di nuovo un bambino. Gli psicologi sono ora ben consapevoli del fatto che a meno che un bambino venga abbracciato, gli mancherà del nutrimento...




Come il corpo ha bisogno di cibo, così l’anima ha bisogno d’amore. Puoi soddisfare tutti i bisogni fisici del bambino, puoi dargli tutti i comfort fisici, ma se manca l’abbraccio il bambino non crescerà un essere integro. Da grande andrà a ricercare inconsciamente un semplice abbraccio.  Da qualche parte rimarrà profondamente triste, senza cura, rifiutato, ignorato. Un adulto che è stato accudito da piccino, ma non nutrito... il bambino conosce toccando, portando gli oggetti alla bocca, smontandoli, toccando il proprio corpo e quello delle persone amate, sentendo le emozioni che ne derivano impara ad amare.
Dunque, cos’è il contatto? Il contatto è essenzialmente la possibilità di toccare e di essere toccati, è un sostantivo che non esiste di per sé, ma deve tradursi immediatamente in un’azione, quella del toccare, che è insieme attiva, il toccare, ma anche passiva, perché nel momento in cui noi tocchiamo siamo toccati.
L’abbraccio e quindi il toccare l’altra persona con le braccia è un’azione che immediatamente coinvolge l’altro,  diventa un modo per creare relazioni, perché il contatto è anche questo: rapporto, relazione, coinvolgimento, contagio, e noi siamo continuamente contagiati, non solo dai virus...

Il modo tuo d’amare
 è lasciare che io ti ami.
 Il si con cui ti abbandoni
 è il silenzio. I tuoi baci
 Sono offrirmi le labbra
 Perché io le baci.
 Mai parole o abbracci
 Mi diranno che esistevi
 e mi hai amato: mai.
 Me lo dicono fogli bianchi,
 mappe, telefoni, presagi,
 tu, no.
 E sto abbracciato a te
 Senza chiederti nulla, per timore
 che non sia vero
 che tu vivi e mi ami.
 E sto abbracciato a te
 Senza guardare e senza toccarti.
 Non debba mai scoprire
 Con domande, con carezze,
 quella solitudine immensa
 d’amarti solo io.
 Pedro Salinas
  



Il senso vero dell'abbraccio... è il congiungersi dei sentimenti, il fondersi con l'altro,
l'inabissarsi nell'amore o, se si preferisce... in altre parole è l'emozione pura e l'intima connessione
fisica e spirituale tra due individui
.

A volte ricevere un abbraccio è tutto ciò che ci serve... perché nell'abbraccio sono nascoste tutte le parole più belle del mondo...



L'ABBRACCIO... Marlene Kuntz
Un giorno o l'altro sai che cosa ti faccio?
Dal nulla sferico che da me ti aspetti
io balzerò e in un oplà
ti stregherò l'anima.

Come un rapace, su te, dalla sua roccia,
artiglierò le vie dei tuoi affetti,
le strozzerò e rimarrai
impressa e attonita.

E un giorno o l'altro sai che cosa ti aspetta?
La stessa meraviglia di un pugno in faccia
venuto per necessità
a dire la sua verità.

Ma io sarò capace, come saetta,
di far terra bruciata, e tanta pioggia
rovescerò benefica.
Idra sarò, salvifica.

Un giorno o l'altro che sia un sogno non si sa,
ma se succede io ti rubo l'anima.
Io so che un sogno i testimoni non ce li ha,
ma voglio essere ladro anche nella realtà.

Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio.

Io ti abbraccio




                                                     ...ABBRACCIATE... E SENTITE... 

Ti sento viva tra le mie braccia...
le mie mani sentono vibrare la tua pelle...

mentre la mia mente è piena di te...

è tutta per te, ti appartiene...

come ogni mio respiro...

Σάββατο 25 Μαΐου 2013

Η ΠΙΟ ΜΙΚΡΗ ΣΤΙΓΜΗ ΜΑΖΙ ΣΟΥ ΗΤΑΝ ΟΛΗ ΜΟΥ Η ΖΩΗ ή ΑΠΟΡΙΕΣ ΕΝΟΣ ΑΣΗΜΑΝΤΟΥ ΨΕΥΤΗ




ΑΠΟΡΙΕΣ ΕΝΟΣ ΑΣΗΜΑΝΤΟΥ ΨΕΥΤΗ 
ή
Η ΠΙΟ ΜΙΚΡΗ ΣΤΙΓΜΗ ΜΑΖΙ ΣΟΥ ΗΤΑΝ ΟΛΗ ΜΟΥ Η ΖΩΗ

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ΣΤΟ ΞΕΚΙΝΗΜΑ.
Πόσες φορές είπαμε, όταν ήμασταν παιδιά, ότι θα γίνουμε η εμπροσθοφυλακή τής εμπροσθοφυλακής;
Πόσες φορές είπαμε ότι θα φθάσουμε και θα ξεπεράσουμε τις εσχατιές του ενθάδε;
Πόσες φορές δηλώσαμε ότι θα εξερευνήσουμε το επέκεινα;
Πόσες φορές σχεδιάσαμε να αγωνισθούμε, για να εξερευνήσουμε το πνεύμα στην πιο άδολη ουσία του;
Πόσες φορές αποφασίσαμε να απογυμνωθούμε από τις χυδαίες υλικές ανάγκες;
Πόσες φορές διακηρύξαμε ότι ποτέ δεν θα κάνουμε καμμιά παραχώρηση στην ατιμία και στη βρωμιά;
Πόσες φορές παγιώσαμε την αμετακίνητη και απροσπέλαστη αφοσίωσή μας στο δίκιο του άλλου;
Πόσες φορές δεν πιστέψαμε ότι τα θεόρατα βουνά δεν θα μπορέσουν ποτέ να κρύψουν από εμάς την όλη εικόνα της ύπαρξης; 
Πόσες φορές προγραμματίσαμε ότι θα γίνουμε στην ζωή μας εξτρεμιστές αγνότητας σαν τους αναχωρητές τού Σινά;
Πόσες φορές θελήσαμε να θεραπεύσουμε τις Έρημες Χώρες των άναρχων και υπό διάλυση κοινωνιών μας; 

ΣΤΗΝ ΩΡΙΜΟΤΗΤΑ.
Πόσες φορές είπαμε ψέμματα σε φίλους και συντρόφους;
Πόσες φορές μάς έπιασαν στα πράσα και πέσαμε από την ανεμόσκαλα των μύθων μας; 
Πόσες φορές δεν μας έπιασαν, καταστρέψαμε τις ζωές τους, και μέχρι σήμερα σπιθοβολεί το έγκλημά μας;
Πόσες φορές κοροϊδέψαμε τον εαυτό μας, προκειμένου να κάνουμε κάτι, που στην πραγματικότητα ήταν σκόπιμη και δόλια προδοσία;
Πόσες φορές, μετά από πολύ καιρό, κάποια γεγονότα αποκάλυψαν τα γελοία ψέμματά μας και τις φαιδρές δικαιολογίες μας;
Πόσες φορές δεν προδοθήκαμε εμείς οι ίδιοι από μόνοι μας, και με θόρυβο καταπέσαμε από τα περιφραγμένα πεζούλια τής προστασίας μας;
Πόσες φορές προσπαθήσαμε να κρύψουμε κάποια άγνωστη ατιμία μας, για την οποία ντρεπόμαστε, αλλά στο τέλος δεν τα καταφέραμε;
Πόσες φορές αρχίσαμε να μασάμε τα λόγια μας, άλλαξε το χρώμα τού προσώπου μας, αλλά και ο τόνος της φωνής μας, όταν λέγαμε τα ψέμματά μας;
Πόσες φορές με τις απάτες και τις προδοσίες μας κόψαμε κάθε διάβαση, κάθε γέφυρα και κάθε διέξοδο σε κάποιο σύντροφο ή φίλο ή απλό συνάνθρωπο;
Πόσες φορές οδηγήσαμε με τα ψέμματά μας άλλους ανθρώπους σε πίκρες και σε συμφορές, που κατά ελαχιστότατο όριο μπορεί η διανόηση να συλλάβει; 

ΑΠΟΡΙΑ.
Μετά από 35000 χρόνια ζωής, ο άνθρωπος του Κρο Μανιόν δεν έφθασε ακόμη στο σημείο να γίνει άνθρωπος;


                                                                                                          Φ. Λ.






Τρίτη 30 Απριλίου 2013

Santiago de Compostela

IL CAMPO DI STELLE...
SANTIAGO... E IL SUO CAMMINO...



Si possono percorrere milioni di
 chilometri in una sola vita
 senza mai scalfire la superficie dei
 luoghi né imparare nulla
 dalle genti appena sfiorate.
 Il senso del viaggio
 sta nel fermarsi ad ascoltare
 chiunque abbia una storia
 da raccontare.

Camminando si apprende la vita
 camminando si conoscono le cose
 camminando si sanano le ferite
 del giorno prima.
 Cammina guardando una stella
 ascoltando una voce
 seguendo le orme di altri passi.
 Cammina cercando la vita
 curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il ricordo del
 cammino percorso.

(Rubén Blades)

Adesso tutto le era chiaro, tutto aveva acquistato un senso: il viaggio, l’angoscia, la ricerca... e le chiesero... perché ti sei portata un quaderno?
Lei si stiracchiò... improvvisamente si sentiva stanca, come se avesse scritto pagine su pagine... era lei a scrivere, la sera, in albergo, o nelle pause, o durante un lungo trasferimento. Gli altri si rifiutavano di collaborare, la prendevano affettuosamente in giro per quel suo impegno, superfluo e infantile a loro parere, mentre lei insisteva: se non scriviamo, dimenticheremo... si sforzava di essere il più dettagliata possibile in quei diari di viaggio... ogni volta che non le andava di scrivere, che la mano le si impigriva o gli occhi le si chiudevano per la stanchezza... pensava... avanti non mollare... vedrai che un giorno leggendo ti ricorderai di come ci siamo divertiti... di come abbiamo riso... del senso del cammino... chissà quante volte rileggerai... e la forza che troverai... e se “ogni viaggio ha valore quando al momento della partenza il cuore e’ pieno di ricordi e gli occhi sono lucidi al dover salutare chi si lascia”... è tornare a casa che dona significato profondo al peregrinare...
Viaggiare  e’ come un tango... come strade che si incrociano... un po’ d’asfalto... un po’ di fango per  vite che si sfiorano… cercano... un viaggio verso qualche cosa che e’ già dentro di noi... dentro gli sguardi e dentro le parole... siamo passeggeri... in un viaggio... in un mondo selvaggio che ci assomiglia un po’... viviamo senza risposte in altre direzioni e siamo sulla strada... e aspettiamo qua fuori... ha mai trovato quello che volevi?... Sei mai partita per dove sognavi?
Hai mai guardato dove nascono i venti?... Dentro gli sguardi e dentro le parole... noi siamo passeggeri verso il nostro stupore...
Beh... giunti a quel punto, la risposta già la si conosce, è lì, insita nella mente, ma ancora di più nell’animo... un animo che sente la necessità di inoltrarsi con trepidazione su quel "Cammino di vita" che è conosciuto come "Cammino di Santiago".




Ιl cammino di Santiago...
Era soltanto l’inizio, ma si percepiva la sinfonia dell’unità che niente e nessuno ormai poteva distogliere dal perseguire... la strada. La volontà, questa dote che ignoravo di possedere e che era apparsa in un  momento doloroso e oscuro della mia vita, mi avrebbe accompagnato sempre, come la comprensione di me, della mia fragilità, il mio riconoscermi donna. Era il cammino, la meta... il nostro cammino, ora piano ora aspro, impervio e scosceso... ma cosciente ma amante e onnipotente perché tutto poteva essere intrapreso, tutto è già in noi... è come un filo d'Arianna, che magicamente unisce le esperienze di tanti pellegrini...
Ci sono momenti del cammino che rimangono impressi nella mente più di altri... vuoi per gli incontri, vuoi per l'atmosfera, vuoi per il tuo stato d'animo... sono i momenti in cui la mente registra meglio che in altre occasioni ciò che stai vivendo... scrivere tali pensieri sul "quadernetto di bordo" diventa un impulso irresistibile e spontaneo...

IL CAMMINO
In cosa consiste il cammino? Quanto dura? Da dove si inizia? Perché si fa? Si può andare da soli?
Sono domande che si pone chi vuol fare il cammino... è ovvio... ma che chiunque può fare. Perché molto spesso suscita sorpresa sapere che esistono ancora persone che, nel terzo millennio, compiono un atto che ha sapore antico, che comunemente si ritiene ormai da tempo superato o caso mai attribuibile solo a persone pervase da fortissima tensione mistico/religiosa... "una volta si andava sul cammino per salvare l ’anima, ora ci si va per trovarla".

E' impossibile trovare risposte che vadano bene per tutti e in tutti i casi. In genere ognuno ha una personale risposta, soprattutto alla domanda:
COS ’E ?
Potrei dire semplicemente che è il ripercorrere un tratto della strada che porta alla tomba di San Giacomo...
GIACOMO L ’APOSTOLO

Giacomo, figlio di Zebedeo, pescatore, era uno dei 12 apostoli, come il fratello Giovanni l ’Evangelista. Dopo la resurrezione di Cristo per molti anni girò la penisola iberica per compiere l ’opera di evangelizzazione.
Tornato in Palestina fu fatto decapitare dal re Erode Agrippa, che temeva che l ’apostolo acquisisse un eccessivo potere.. i suoi discepoli Attanasio e Teodoro ne raccolsero il corpo e lo trasportarono segretamente con una nave nei luoghi della predicazione. Sbarcati nei pressi di Finisterre si addentrarono in Galicia e gli diedero sepoltura.
Nei secoli successivi si perse traccia del sepolcro. Nell ’anno 813 l ’eremita Pelayo vide, per molti giorni successivi, una pioggia di stelle cadere sopra un colle. Una notte gli apparve in sogno San Giacomo che gli svelò che il luogo delle luci indicava la sua tomba. L ’abate rimosse la terra che nei secoli si era depositata e scoprì il sepolcro. Ne diede notizia al Vescovo locale Teodomiro che confermò la veridicità dell ’accaduto. La notizia giunse presto al Papa ed ai principali sovrani cattolici dell'epoca.

Di qui iniziò il culto di Santiago (il nome è la contrazione di San Giacomo). Fu costruita una piccola chiesa sul luogo del sepolcro; ben presto sorse intorno una città che fu denominata Santiago de Compostela (da campus stelle)...

ma... beh... cominciamo con il ma...

Possa la strada farsi incontro a noi.
Possa il vento essere sempre alle nostre spalle.
Possa il sole splendere caldo sui nostri visi.
Possa la pioggia cadere leggera sui nostri campi.
E fino a quando non ci incontreremo di nuovo
Possa Dio tenerci nel palmo della sua mano.
(antica benedizione celtica)


Quando incontro qualcuno non gli chiedo da dove viene. Non mi interessa. Gli chiedo dove va. Gli chiedo se posso fare un pezzo di strada insieme a lui...
Una volta presa la decisione si è già partiti interiormente... partire vuol dire lasciare tutte le sicurezze per entrare nella precarietà senza sapere quello che troverai lungo il percorso.
Lasciare tutto il superfluo che ingombra la nostra vita per ritrovare l’essenzialità... tutto quello che ti serve sta nel tuo zaino e lo zaino deve essere leggero...
Partire senza misurare il tempo e dopo appena tre o quattro giorni di camino...  subentra un senso di calma e di pace. Tutto quello che occupava le giornate sembra già lontanissimo... la sola cosa da fare è andare... camminare... la destinazione dà senso alla marcia.
Se la vita non porta da nessuna parte non siamo dei pellegrini, siamo dei vagabondi... la magia del cammino sta nell’entusiasmo con cui ogni mattina si riparte qualunque sia il tempo... la fatica, le vesciche e qualunque sia la lingua ci si saluta sempre con "buen camino".
La magia ...sta nel sentire che siamo parte di un flusso secolare,si mettono i propri passi nei passi dei milioni che sono passati prima di noi su una strada millenaria come dice il Priore di Conques, in Francia, sul cammino da Le Puy.
In un alternarsi di dubbi e certezze, si devono cercare e saper scorgere i segni, metafora della vita, per trovare la via da percorrere e il senso di quello che stiamo facendo.
Non ci si volta indietro. Chi è costretto a rinunciare non ha pace fin ché non torna a completare il cammino.
E’ un movimento esteriore e interiore che esige il rispetto dei propri ritmi e del proprio corpo.
In un mondo che si muove velocemente c’è una sorta di profezia in questo muoversi al ritmo del nostro corpo senza fretta alla ricerca di un’armonia perduta. Ci si lascia fare dal cammino, lasciandosi insegnare dal nostro corpo, lasciandosi condurre dallo spirito.
Si trova la pace nella natura, nel ritmo naturale, nel ridurre a poche cose le necessità giornaliere.
Il corpo impegnato per ore nella ripetizione dei passi lascia lo spirito libero di vagabondare, e nella mente scorrono immagini, parole, senza un ordine preciso come se il cervello ritrovasse una libertà di funzionamento.
In un mondo di rumori e frastuono lì  spesso è il silenzio l’unico rumore che ti circonda... si fa esperienza di quello che io chiamo un eremo itinerante.
Specialmente quando sei nella meseta o per chilometri e chilometri in boschi di quercia, come sulla Via della Plata... si cerca di fare vuoto nella mente... come nella meditazione... ma mille domande affiorano alla mente a cui non trovi risposte... tuttavia di fronte a un’ improvvisa esplosione di colori di un prato o di una distesa di grano mossa dal vento resti incantato a contemplare le bellezze del creato... e così ci si ritrova senza accorgersi a lodare e a rendere grazie...
Αnche il fango o un fiume in piena ti mettono alla prova, ti costringono a fare attenzione a superare difficoltà impreviste, che in altre circostanze ti avrebbero fatto arrendere... incappare ogni giorno nelle proprie debolezze, nei propri limiti ti fa diventare più umile e ti ridimensiona ti rende consapevole della tua nullità di fronte all’universo, ma ripartire e avanzare comunque ti dà la consapevolezza che dentro di te c’è una forza a cui puoi attingere nei momenti di sconforto e di solitudine.
Sul cammino avvengono incontri sorprendenti nel momento in cui meno te li aspetti ed è incredibile la facilità con cui dopo appena poche ore di cammino si possa instaurare un rapporto di amicizia con persone mai viste prima, persone provenienti da tutte le parti del mondo
.
Dagli incontri si impara la gratuità perché bisogna imparare ad apprezzarli senza attaccarsi apprezzare il dono dell’incontro in quanto tale. Ancora una volta ci si alleggerisce dalla nostra volontà di possedere.
Questi momenti sono dati per la gioia... volerli trattenere è snaturarli... ma i mille volti restano impressi nella nostra memoria tessendo un filo che ci lega ad ogni angolo del mondo... c’è una regola non scritta per cui la sera si può cenare insieme ma la mattina ognuno riparte senza pesare sull’altro né avere aspettative di compagnia... sul cammino si incontrano quelli che io chiamo gli angeli custodi e noi stessi possiamo diventare gli angeli custodi di qualcun altro con una parola di incoraggiamento... un’indicazione... un sorriso... un momento di ascolto... condividendo emozioni con chi è solo...

Il Cammino è un riassunto della vita : momenti di gioia, di pena, di volontà o di difficoltà...




Questa lunga strada o sentiero, che si snoda tra la Francia e l'estremità della Galizia... un luogo dove far scorrere un fiume di pensieri, di emozioni, di ricordi, di pentimenti, di propositi anche... durante il Cammino... la mente si sbizzarrisce... sembra quasi che i pensieri prendano vita e ti accompagnino come dei veri amici... ti aspettano, ti aiutano, ti spingono, ti trascinano... loro, i pensieri, sono leggeri, mentre tu sei pesante... si avventuravano dappertutto. Volano... prendendo scorciatoie per il cielo, per Dio, per la Fede, per i massimi e minimi sistemi e ti rendevano partecipe di tutto, meticolosamente.
Così, mentre guardavi il paesaggio, mai monotono e stancante, anche quando per ore pareva sempre lo stesso, loro, i pensieri, si avventuravano alla ricerca di Dio... quasi se lo vedevano tra le nuvole o all'orizzonte luminoso nelle prime ore di un’alba, o tra gli alberi di un bosco, o forse, a passeggiare in mezzo a tutto il verde primaverile della sconfinata Meseta.
Tu allora, presa da stupore e commozione, fino alle lacrime e dentro di te gridavi: Dio, sei grande! Sei grande! Recitavi un Gloria, un'Avemaria, un Padrenostro... insomma le preghiere che ricordavi... la preghiera diventava poi colloquio con questa Entità straordinaria, indefinita, ma molto vicina... una forma di intimità unica e mai provata... eppure, è la verità. ...in quei momenti, senza capirne il vero motivo, ti prende un'intensa commozione, e pensi all'Amore, a quello con la A maiuscola, che tutto lega e che su tutto prevale, anche quando non sembra.
Allora si fanno avanti oltre che i massimi, anche i minimi sistemi... noi, voi, io, il prossimo, la famiglia, i conoscenti, la nostra vita, le nostre miserie, (volevo dire le mie), la nostra umanità, l'umanità di Cristo-Dio. Ε ti chiedi perché.
Perché ???
Vai urlando dentro di te.
A questo punto massimi e minimi sistemi diventano un tutt'uno...


MA PERCHÉ... PERCHÉ... SI CAMMINA VERSO SANTIAGO?

Più difficile, direi impossibile, è definire quello che dovrebbe essere.
La semplice definizione... contiene due elementi importanti: la valenza religiosa del pellegrinaggio e il contesto storico in cui si svolge. La prima è stata sin dall’origine essenziale, sia pure strettamente dipendente dal ruolo istituzionale e dalle funzioni di controllo sociale che la Chiesa ha storicamente svolto. Oggi questa motivazione non è più determinante, e comunque non è esclusiva.
Ho parlato con molti pellegrini per conoscere le motivazioni che li avevano spinti ad intraprendere il cammino: ...le risposte più frequenti indicano motivi genericamente “spirituali”, il bisogno di trovarsi soli con se stessi... di poter riflettere, di allontanarsi dallo stress quotidiano, di misurarsi con se stessi in un’impresa ritenuta notevole sul piano fisico e ancor più su quello mentale... altre risposte parlano di fascino derivante dalla storia del cammino... dai segni d’arte e di storia. Insomma, per concludere, le risposte non sono mai categoriche e indicano in genere un insieme di motivazioni.
Di fronte a questa varietà di risposte ho tratto la convinzione che ogni pellegrino ha diritto di interpretare il cammino come crede... nelle motivazioni, nella scelta del percorso, nei tempi di percorrenza, nella quantità di energie da spendere... nel livello di sofferenza da accettare, nelle gratificazioni da ricercare... perché la verità di cui tutti i pellegrini, alla fine si rendono conto è che l’importanza del cammino... non è rappresentata dalla meta che si raggiunge... ma è insita nel fare il cammino stesso.

Cosa significa partire per il Cammino di Santiago? Intraprendere un lunghissimo viaggio a piedi, privandosi per un periodo della propria vita delle comodità  e degli agi dei quali ormai sembra non possiamo più fare a meno? Sottoporsi a fatiche fisiche, accontentarsi di un pagliericcio e del semplice vitto offerto nei rifugi per i pellegrini? 
Significa molte cose. Significa mettersi in gioco, affrontare l'avventura, diventare più forti accettando i disagi, apprendendo l'arte della pazienza, sfuggire alla noia sostituendo la routine quotidiana con qualcosa di  veramente diverso... o ancora significa mettersi in marcia alla ricerca di ciò che ancora non conosci fuori o dentro di te, porsi delle domande affrontando se stessi a viso aperto.
Intraprendere un percorso di circa 800 chilometri a piedi significa soprattutto entrare in un'altra dimensione e vivere un'esperienza unica, del tutto personale e profondamente coinvolgente che sovverte totalmente i parametri ai quali ci rapportiamo nella vita di ogni giorno... sul Cammino tempo e distanze acquistano altri valori, risultano dilatati dalla lentezza del procedere. 




Trenta chilometri al giorno non significano nulla quando nella nostra vita "normale" vengono agevolmente superati in pochi minuti dai veloci mezzi dei quali disponiamo. Ma per il pellegrino sul Cammino, trenta chilometri rappresentano l'impegno e la fatica di un giorno di marcia. Tutto è più lento e sembra di vivere in un filmato alla moviola. Il suono dei passi sui sassi o sull'asfalto, il respiro reso più o meno affannoso dalla pendenza del sentiero, la cadenza di una canzone sussurrata a mezza voce diventano i ritmi che scandiscono lo scorrere lento del tempo.
Ma il pellegrinaggio a Santiago non è solo sofferenza e fatica, è anche esperienza di grande gioia che nasce da ciò che il pellegrino raccoglie sul Cammino,  ricchezze che, come in un gioco, va scoprendo ed assimilando di tappa in tappa nel suo percorso. E le fonti alle quali  attingere sono molteplici e abbondanti: l'arte, la cultura e la storia, sviluppatesi in più di un millennio di peregrinazioni; le leggende, i simboli, le tradizioni e i riti originati dal passaggio di folle innumerevoli  che per secoli hanno calpestato questa striscia di terra. Non si può poi tralasciare la natura, le meraviglie paesaggistiche e  le caratteristiche ambientali, così mutevoli e nel lungo progredire sulla "Via delle Stelle", la stessa che da Oriente ad Occidente percorre in cielo la Via Lattea.
Infine  l'aspetto umano....nella mia esperienza.... ho scoperto che non si è mai soli nel Cammino, c'è sempre qualcuno che marcia al tuo fianco, che condivide con te questa avventura e con il quale si stabiliscono rapporti di solidarietà  e di reciproco aiuto. Si mette in comune quel poco che si ha, si condivide la fatica, il pane, l'acqua della borraccia, le canzoni per farsi compagnia, fino alle emozioni e i pensieri più profondi. Così nascono amicizie che a volte sono destinate a permanere oltre il Cammino di Santiago de Compostela...




 "Siamo al decimo giorno di cammino, e sento sempre più il senso del cammino, camminare, camminare, abbandonare le cose materiali, gioire dei momenti e poi basta andare avanti.... gioire dei momenti, degli incontri, delle persone, delle situazioni, apprezzare sempre tutto come se fosse ogni volta l'ultima... forse nella vita le persone le re-incontri, le situazioni... i momenti li rivivi... forse si possono in qualche modo ripetere... o forse no... qui una situazione, un bosco, un sentiero... un profumo come nella vita si possono ritrovare ma forse no... tutto scorre... è un divenire, che bello..."


Ε questo piccolo scritto lo dedico al mio PERCHÉ... perché è mio e lo sarà sempre... perché lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni... perché la saggezza ha valore solo se può aiutare l'uomo a superare qualche ostacolo... perché Insegnare... significa "mostrare che è possibile"... Apprendere vuole dire "rendere realizzabile per se stessi"... perché il cammino rappresenta una metafora... perché domani io camminerò ancora verso... la mia strada...



camminate... camminate..."ci sono spazio e mezzi per ogni essere vivente"Shakespeare.





 ...e io rinascerò senza complesse frustrazioni...
amico mio ascolterò le sinfonie delle stagioni...
con un mio ruolo definito...
così felice d'essere nato...
tra Cielo, Terra e l'Infinito...
io rinascerò...