Σελίδες

Tι πιστεύουμε

Κι αν δεν μπορείς να κάμεις την ζωή σου όπως την θέλεις,
τούτο προσπάθησε τουλάχιστον όσο μπορείς:
Μη την εξευτελίζεις.

Δευτέρα 13 Αυγούστου 2012

Custom... Speed Steel

CUSTOM.......
 SPEED STEEL
  ( dedicated to my mother)

and in honor of the bikers part of the article is in English...

HONDA SHADOW 1100... THE LAST I HAVE HAD...

LA VITA ... è come una corsa in motocicletta... nessuno sa quanta benzina il destino ha messo nel nostro serbatoio. C'è chi nasce con il pieno e chi... senza saperlo viene alla luce già in riserva. Ma che tu abbia il pieno o poche gocce di benzina poco importa... l'importante è andare al massimo fino all'ultima goccia... COME ON SPEED UP...

4 RUOTE MUOVONO IL CORPO... 2 L'ANIMA

15 ANNI... UNA PASSIONE PER I MOTORI... ORE IN GARAGE... CERCANDO DI FAR "VOLARE" IL MIO MOTORINO... CAMBIANDO PEZZI... BUCANDO MARMITTE...
MIO PADRE DISPERATO... NEL VEDERMI TUTTA SPORCA DI GRASSO CON LE CHIAVI INGLESI IN MANO... GRIDANDO... "TU NON SEI UN MASCHIO". MA ALLA PASSIONE NON SI RESISTE...
E... LA PERPLESSITÀ... LA DELUSIONE... LA PAURA... NEGLI OCCHI DI  MIO PADRE... QUANDO DOPO ANNI MI COMPRAI LA MIA PRIMA MOTO... NON LI DIMENTICHERÒ MAI...
...YES... MI COMPRAI UNA YAMAHA VIRAGO 750... MI SONO SUDATA QUELLA MOTO STUDIAVO E LAVORAVO... GIÀ UN'ANIMA RIBELLE  E INDOMABILE LA MIA... AMANTE DELLE CUSTOM...


VIRAGO 750...

Il Custom è un'attitudine, un modo di vivere il mondo motociclistico caratterizzato anzitutto dalla propensione del motociclista a trasformare il suo mezzo in modo da guidare un qualcosa di unico... il custom riguarda i proprietari di motociclette di diverse marche e nazionalità. Tali motocicli spesso sono caratterizzati da una seduta molto bassa, un interasse lungo con pedane avanzate e in genere uno pneumatico posteriore largo, oltre a particolari accessori, realizzati come unici esemplari.
La loro linea, a differenza di tutte le altre tipologie di moto, è rimasta invariata nel corso degli anni (per questo tali moto vengono definite “dalla linea immortale” o “senza tempo”). Adatte a qualsiasi tipo di spostamento, sia esso un breve tragitto che un lungo viaggio. Contrariamente alle moto d’impostazione sportiva e naked (moto sportive private della carenatura), accolgono con molta comodità sia il pilota che l’eventuale passeggero.

In moto il tempo per pensare non manca...
nei lunghi percorsi ci si perde in un misto di contemplazione... attenzione... riflessione... senza soluzione di continuità. Il proprio vissuto si intreccia con i dintorni in un unico filo, tessuto chilometro dopo chilometro.
Spesso con abbinamenti assurdi e consequenzialità azzardate... il motociclista lo sa... viaggiare in moto amplia le sensazioni, le emozioni, il godersi i paesaggi. Anche su strade già percorse in auto si ha la sensazione di visitare luoghi mai visti... parlo della filosofia dei 5 sensi: vedere il cielo, respirare i profumi del mare,  toccare l'aria, sentire i suoni della natura e godere il viaggio con ogni senso.
I veri motociclisti sono persone libere che hanno la bellezza nell'anima ed amano le diversità... partono leggeri come nuvole... perché non hanno bisogno di bagagli....tornano solo quando il loro cuore è pieno di emozioni.

 
 Born to be Wild 
                 

The two wheels together, i have often thought, especially when i was traveling, i have experienced many levels of this recognition, both among strangers and among motorcyclists. When traveling in the city but there is a subtle common purpose in being on the handlebars. Besides, to realize just consider all the gatherings and rallies that produces motorcycle. Events, festivals and celebrations are a great excuse to get together and share the same passion. But is this really the brotherhood? In that way the motorcycle can join? You can only divide emotions and help in times of need or is there something more? Many years ago i read the book "Hell's Angels" by Ralph "Sonny" Barger, the founder of the group of riders who have affiliates and offices around the world.


In the book, Barger's autobiography, he speaks of brotherhood, identified by values ​​such as loyalty to the group and classmates, and a total availability to the members of their club affiliation. The book is about a life on the edge, lived between criminal acts and raids. By removing what is most negative is the creation of a way to live the motorcycle that involves all aspects of life. Ethical evaluations aside, i think this is a way of understanding the brotherhood too intrusive and violent, but manages to intrigue. In fact, i find that the indifference of everyday life, in the myriad of information you acquire at any time, the concept of brotherhood still has a bewitching power, linked to an ideal and priorities. Of which you happen to need. Or not? Brotherhood is a modern value and possible?


Motorcyclists dreamers, in need of freedom and independence... e con questa frase è arrivata l'ora di parlare della mia follia per le Harley Davidson... fin da ragazzina ho amato la Harley Davidson e il mio sogno da centauro è sempre stato quello di montare su una Fat Boy e di girare per le assolate strade dell’Arizona... già che moto ragazzi... che sogno... il mito della Harley nata in sordina in una cittadina chiamata Milwaukee.

In un  piccolo garage che misurava  3 metri per 5... è qui che prese vita il mito della Harley-Davidson, un mito che mai è stato intaccato dal corso del tempo e che rimane inalterato dopo aver superato due guerre, arrivando a celebrare il centenario. Il garage in questione è quello di Arthur Davidson, 20 anni. Nel 1902 a Milwaukee, città degli Stati Uniti d’America nello Stato del Wisconsin, Arthur Davidson e l’amico William Harley, 21 anni, costruiscono un prototipo di bicicletta motorizzata. Il loro prototipo ha successo, anche se nei successivi due anni ne vengono venduti soltanto tre.
La società Harley-Davidson viene ufficialmente fondata il 28 agosto 1903 da William Harley, Arthur Davidson, e i due fratelli di quest’ultimo, William e Walter. Il primo stabilimento viene costruito nel 1906: da qui in poi la produzione delle motociclette cresce progressivamente e nel 1907 ne vengono prodotte 150. Comincia inoltre la vendita delle prime moto alle forze di polizia. La velocità massima raggiunta delle moto di questo periodo è di 97 km/h e ne vengono prodotte 1.149 esemplari.

                                              Una delle prime storiche motociclette... HD




This Day in Harley-Davidson history – October 26, 1907 – Harley-Davidson Motor Company elects its first Board of Directors

In September of 1907, Harley-Davidson became an incorporated business, and on October 26 the four founders (William Harley, William Davidson, Arthur Davidson and Walter Davidson) became part of the Motor Company’s first Board of Directors. They were joined in their duties b...

y Frank L. Wood, James A. Stone and Charles H. Lang. Lang was Harley-Davidson’s first dealer, and his name appeared in the marketing literature for that year. The business was growing, and the leadership was keeping pace.

To learn more about the history of Harley-Davidson visit  website
www.h-dmuseum.com
Le moto Harley Davidson godono di una tradizione  piena di storia... guidarne una non è solo la velocità o la gestione della moto in sé, ma piuttosto, il piacere del tatto e l'incarnazione di tutta l'esperienza... Ascoltala... Sentila sotto di te... lasciala scaldarsi come tu ti scaldi fino alla moto.

Guarda la strada che si affretta sotto di te... senti il vento sulla tua faccia e sul tuo corpo. 
Senti il rombo tra le tue gambe... poggiati indietro... guarda la sfocatura del lato della strada quando guardi dritto... guarda il paesaggio ascolta e senti il motore... trova una strada tutta tua... goditi il viaggio, e non guardare alla destinazione... guidare la Harley è come bere un ottimo vino... e RICORDATE... non tutti quelli che vagano... sono perduti.


Here is a poster and a video of American riders sponsored by HARLEY DAVIDSON... That says a lot about what is the philosophy of biker... a combination of rebellion, freedom from rules imposed from the top floors of the world (because it speaks to the world) and a will to do what he pleases, always remembering that our freedom ends where another's begins.


WE BELIEVE...


NOI CREDIAMO...
Noi crediamo nel percorrere la nostra strada, senza preoccuparci di dove vada il resto del mondo. Noi crediamo nel combattere il sistema che schiaccia gli individui come insetti sul parabrezza. Alcuni di noi credono che ci sia un Dio.
Tutti noi crediamo nel contrastare le autorità. Crediamo nel cielo ma non nei tetti apribili delle automobili. Crediamo nella libertà. Crediamo nella polvere, nei cespugli del deserto e nei bufali liberi nelle praterie. Crediamo nelle catene montuose e nel cavalcare sino al tramonto. Crediamo nelle borse laterali in cuoio e che i cowboys avessero le loro ragioni.
Crediamo nel rifiuto di sottostare a chiunque. Noi crediamo nell'indossare il nero perché non mostra lo sporco e le fragilità. Crediamo che il mondo si stia ammorbidendo e noi non lo seguiremo. Noi crediamo nei "run" che durano una settimana intera.
Crediamo nelle attrazioni lungo la strada (motel, coffee shops, diners), stazioni di rifornimento, hot-dogs e scoprire cosa ci aspetta dietro la prossima collina. Crediamo nei motori rombanti, nei pistoni, nella dimensione delle nostre pance e nei serbatoi disegnati nel 1936.
Nei fari grandi come quelli di una locomotiva, nel cromo e nelle verniciature personalizzate. Crediamo nelle fiamme e nei teschi. Crediamo che la vita sia come tu stesso te la costruisci, noi la facciamo diventare una cavalcata infernale.
Noi crediamo che il mezzo sul quale tu siedi comunichi al mondo la tua visione esatta della vita...
A noi non interessa in cosa gli altri credono. "Amen".

                                                   l'ho scritto d'impeto... sono solo pensieri...
tu che non  hai mai criticato le mie scelte
tu che mi dicevi è sbagliato, ma facciamolo insieme così capirai...
tu... il mio grazie... per la prima moto...
...tu il mio vuoto nel cuore
tu il mio dolore...
tu la mia via...
tu la persona che vorrei, prima di me stessa...
tu che mi dai la forza, il coraggio di essere quella che sono...
questo è dedicato a te
vorrei essere come te...
perché quella che sono risulta incompleto...
come un puzzle... dove manca l'ultima tessera...
ma se guardo lo specchio... i miei occhi e la mia bocca...
sono i tuoi...
come on speed up... MOM.....

COUNCIL VISION FULL SCREEN....
ELLADA... KALO TAXIDI...
go up  motorbike... drive all night... and finally understand the meaning of the journey... a night dedicated to themselves...

PREGHIERA DEL MOTOCICLISTA

Παρασκευή 10 Αυγούστου 2012

Maxfield Parrish



Maxfield Parrish (1870 - 1966) is a well-known American painter and illustrator, born Frederick Maxfield Parrish in Philadelphia, Pennsylvania. He began drawing for his own amusement early in his life. 



He was born Frederick Parrish,  but he took the name Maxfield after his Quaker grandmother. His father, Stephen, was also an artist and Parrish's greatest influence. He originally studied architecture, an interest that is evident in his paintings.

Many of his illustrations to children's books, still popular today, are the result of his struggle to make a living as an artist in his early years around the turn of the 20th century.  



Enchanted Prince




Sleeping Beauty




He married his wife Lydia in 1895.  In 1900, Parrish contracted tuberculosis, and then suffered a nervous breakdown. Around that time, he switched from illustrations to oil painting. His oil paintings became very popular, with their brilliant colors and magical luminosity, until well into the 1940s. 

The tuberculosis hung on and Parrish went to Arizona to convalesce in the dry heat there. While in Arizona, he was commissioned to do a series of landscapes. He began painting and travelling on commission and his career took off. 


Stars

He was a unique figure in American art,  Parrish was famous for the luminous colors that marked much of his artwork. The shade “Parrish blue” was coined in acknowledgment. He achieved this result in  his paintings using a special technique involving several coats of oil and varnish.  
Parrish was part of no traditional movement or school, and developed a truly original style.


New Moon


In 1905, Parrish met Susan Lewin, a 16-year old girl hired as a nanny for his son Dillwyn. Her image appears often in paintings from this time through the 1920s. Over time, Susan became Parrish's assistant, model for his paintings, and eventually his lover. His wife, Lydia, and Maxfield grew increasingly estranged and she left him in 1911. Susan stayed with Maxfield for another 50 years. 

Sue Lewin

In spite of the long time it took to perfect a painting, Parrish was prolific over the course of his productive years, from his children's books of the turn of the century, to his famous prints of  lounging nudes during the 1920s, to his calendar landscapes of the 1930s through the 1960s.

Daybreak

Reffering to Maxfield Parrish artist Norman Rockwell said, “Maxfield Parrish was certainly one of our most prominent illustrators and hardly a home in America existed that didn’t have a Maxfield Parrish print. I’m an illustrator. Maxfield Parrish was a painter-illustrator. He was in the Golden Age of Illustration. When I was in art school I admired him. He was one of my gods.”




Parrish continued painting until he was about 90 years old and died at age 96.


Maxfield Parrish c. 1960
I have known about Maxfield Parrish and his art since the mid 1970's. My appreciation and love his romantic, magical and colorful work has continued to  strengthen through the years.

Ecstasy
His painting has the unique quality that seems to me only achievable from someone who is truly following their heart and making the most of their gifts.

Reveries
Parrish's work has always had such a positive effect on me. Whenever I look at his beautiful paintings with their bright and wonderful colors and magic lands, that I know exist,  I can't help but smile and feel good. 

Contentment (Current style Muse)

Cleopatra
  

Ο Maxfield Parrish, σύγχρονος διάσημος ζωγράφος και (κυρίως) εικονογράφος είναι από τους αγαπημένους των ενασχολουμένων με το MIND.

The Fisherman and The Genie

Κυριακή 5 Αυγούστου 2012

BOLERO... MAURICE RAVEL

RAVEL...

E IL SUO BOLERO...

(MUSICA E POSSESSIONE)

Composizione magica, sensuale, onirica, immaginifica... con un crescendo meravigliosamente ritmico ed ossessivo... richiama alla mente immagini disparate e fantasiose... ed ha il sapore di un amore mitologico...

...queste sono le parole che ho scritto sotto un post di Bolero con il balletto di Maya Plisetskaya... queste sono le sensazioni che da sempre provo al suo ascolto...

Bolero di Ravel, è una delle più celebri composizioni del '900 e una delle poche musiche per grande orchestra sinfonica ad aver conquistato una vera e generalizzata popolarità. La riflessione che segue e che pone al centro proprio Bolero, mira a mettere in evidenza alcune fondamentali difficoltà che sorgono quando si cerca di ragionare sul valore della musica per l'uomo e si tentano le vie di un approccio interpretativo a un fatto musicale.
La raccomandazione di Ravel di eseguire il brano lentamente sembra significativa. Si tratta, frenando il decorso, di incrementare la tensione, una tensione che non si regge sullo sviluppo tematico, ma proprio su un'iterazione sempre più forte. Non esistono colpi di scena, ma progressivi coinvolgimenti dello spazio sonoro, sinché tutta la massa diventa eccitata e clamorosa nella misura massima. Ciascuno dice con la propria voce, da solo e insieme ad altri, sempre la medesima frase. Ed è una frase sinuosamente accattivante e dalle molte risonanze.

Vicenda di una progressiva eccitazione trattenuta, di un felice coinvolgimento orgiastico collettivo, il Bolero raveliano ci trascina, senza particolari allusioni, senza ammiccamenti al passato, senza nostalgia, come ne "La valse", a uno stato di esaltazione inibita. Potrebbe da questo "stato misto" scaturire una trance o uno stato di possessione? La musica stessa si impossessa della mente e la trascina nella direzione di un'esaltazione, ma il decorso verso la possessione è a carico di altre componenti. Queste stanno nell'ascoltatore stesso e potrebbero forse stare nell'ambiente, se non si trattasse di quella sala da concerto che scoraggia ogni movimento. Così Bolero resta solo una scheggia illustre della musica colta europea del '900, ma particolarmente vicino al corpo, a qualcosa che tende a rompere il quadro della compostezza dell'ascoltatore, spingendolo verso altre dimensioni: l'eros, la danza, l'esaltazione.  



L'immenso "crescendo" del Bolero, (si va gradualmente dal pianissimo iniziale sino al fortissimo della fine), è soltanto uno degli elementi dal valore potentemente agogico di questa composizione. Le sue caratteristiche strutturali sono singolari e rappresentano un unicum nella storia della musica. Nel crescendo di Bolero assistiamo a un progressivo reclutamento strumentale di un grande insieme orchestrale, sino al climax finale, dove la totalità viene chiamata a realizzare il vertice di una intensificazione fonica esplosiva.
Questa chiamata a raccolta e concentrazione, dal tamburo + flauto iniziali in pianissimo al tutti finale, avviene entro la netta e semplice contrapposizione schematica tra una sezione ritmica ostinata (b bbb b ecc.) e rigorosamente sempre uguale per tutta la composizione da un lato e dall'altro una sinuosa melodia in due sezioni di sedici battute l'una. Questa sezione melodica si ripete invariata per ben diciotto volte consecutive, salvo una breve modulazione dal do maggiore al mi maggiore subito prima della conclusione, modulazione ritenuta "distensiva".
Un unico tema suddiviso in due frasi distinte di 16 battute ciascuna... l'una in DO maggiore, l'altra nel più morbido DO minore... ed un unico ritmo di bolero in tempo assai moderato sono i soli elementi sui quali l'autore costruisce la sua celebre danza, la cui allucinante fissità è ribadita sul piano armonico dalla mancanza pressoché totale di modulazioni (i bassi si limitano a due sole note, DO e SOL, gradi principali della scala di DO). La partitura prende via via vita, definendosi nel contempo nella sua stessa forma musicale, nel lento ma graduale crescendo dinamico e nel costante arricchimento della "tavolozza" orchestrale che si distribuisce ora sul motivo conduttore - ripetuto 18 volte - ora sugli assetti ritmici. Il tema, presentato in pianissimo dal flauto solo sull'accompagnamento del tamburo, viene ripreso prima da singoli strumenti (clarinetto, fagotto, clarinetto piccolo e corno inglese) poi da gruppi strumentali dagli impasti timbrici sempre più complessi e raffinati, fino a coinvolgere l'intera compagine orchestrale. Una sferzante ed inaspettata modulazione alla tonalità di MI maggiore (assai lontana a quella di DO) segna il culmine della tensione emotiva determinata dall'inesorabile e meccanica amplificazione della materia sonora.
L'escursione armonica è però di breve durata: il DO maggiore iniziale riappare dopo solo otto battute, in un roboante finale segnato dagli orgiastici glissandi dei tromboni.



Uno degli aspetti che maggiormente colpisce del Bolero di Ravel, ed ancora stupisce a quasi ottant'anni dalla sua prima rappresentazione, è la forza del coinvolgimento emotivo... quasi fisicamente tangibile... che esso suscita nello spettatore, contrapposto all'estrema semplicità dei mezzi musicali impiegati, ma è proprio nella deliberata "nudità" di quegli elementi e nel calcolato rigore, concepito quasi in termini matematici, con cui essi sono relazionati tra loro che si origina quella forza; la quale, a sua volta, trasforma quei mezzi musicali in ben calibrati ingranaggi di un fascinoso meccanismo incantatorio, in cui il caleidoscopico gioco dei timbri strumentali non fa altro che accrescerne la seduzione.





La composizione fu commissionata da parte di una ballerina russa... nel 1927 la celebre ballerina Ida Rubinstein, futura interprete di La Valse , poema coreografico rappresentato all' Opéra di Parigi il 23 maggio 1929, chiese a Ravel di comporre per lei un balletto di ambiente spagnolo...
Nell’estate del 1928 Ravel aveva voglia di Spagna. La ballerina Ida Rubinstein si era fatta avanti con la richiesta di un balletto, basato su alcune pagine di Isaac Albéniz (tratte dalla raccolta pianistica Iberia): Ravel avrebbe dovuto orchestrare sei brani per un progetto coreografico in programma all’Opéra di Parigi. Nella sua vita inoltre c’era un nuovo amico, un pianista e compositore cubano di nome Joaquín Nin, che, guarda caso, possedeva proprio una splendida casa sulla costa basca, a Saint-Jean-de Luz, la terra in cui Ravel sentiva da sempre di affondare le sue radici. Fu in quella località piena di villeggianti che i due musicisti finirono sul discorso di Albéniz, Ida Rubinstein e del balletto ispirato al variopinto mondo della cultura iberica. Joaquín Nin tuttavia si trovò costretto a mettere in guardia Ravel: l’orchestrazione di Iberia era già stata assegnata, con tanto di esclusiva, a Enrique Arbós. Ravel non ne sapeva nulla e rispose con un bel: «Me ne infischio, e poi chi sarebbe questo Arbós?». L’ignoto musicista era un allievo di Albéniz, uno che era stato talmente vicino al maestro da trasformarsi in una sorta di curatore testamentario; ed era stato lui a ricevere l’incarico ufficiale di orchestrare i brani pianistici di Iberia. Qualche giorno dopo una busta partiva da Saint-Jean-de-Luz in direzione della vedova Albeniz: una lettera di autorizzazione a procedere con il lavoro, nonostante gli impegni precedentemente presi con Arbos. Ma la risposta tardò ad arrivare, e qualche mese dopo Ravel aveva già cambiato i suoi progetti. Poco importava che nel frattempo il povero Arbós si fosse affrettato a lasciare il passo al più blasonato collega; Ravel ormai aveva già in testa una nuova idea, e la sua voglia di Spagna stava prendendo l’aspetto del Bolero: «Nessuna forma nel vero senso della parola, nessuno sviluppo, nessuna o quasi nessuna modulazione; un tema simile a quelli di Padilla (il volgarissimo autore di Valencia), ma solo ritmo e orchestra».

Accantonato il progetto di Iberia...... Ravel avvertiva ancora il desiderio di sfidare il suo talento di orchestratore: una «tessitura orchestrale senza musica», stando alle parole dello stesso autore, che doveva ripetere insistentemente un paio di temi - molto simili -, sommando progressivamente tutte le voci dell’orchestra, fino a raggiungere un roboante effetto di insieme. «I temi sono del tutto impersonali», tenne a precisare Ravel, perché l’interesse della pagina risiede interamente nel timbro, una sorta di magma in continua evoluzione, da seguire con quello stordimento allucinogeno che può solo produrre un ritmo (quello di bolero appunto) ostinato e inarrestabile dalla prima all’ultima nota.

La prima esecuzione all’Opéra di Parigi, il 22 novembre del 1928, nella versione danzata da Ida Rubinstein, fu poco più che un successo di stima; ma fu in sala da concerto, e ancor più in sede discografica, che il Bolero seppe raccogliere un successo senza precedenti (ben 25 incisioni nel giro di soli dieci anni). La pagina trasforma l’orchestra in un palcoscenico vivente; l’organico è enorme, eppure ogni strumento si ritaglia lo spazio per un’esposizione solistica. Ma Ravel riesce soprattutto nell’impresa di incatenare l’ascoltatore a una partitura che non fa altro che iterare le stesse melodie (un tema e un contro-tema) per una ventina di volte; la musica, proprio come un orologio che non torna mai sullo stesso istante pur essendo mosso da un meccanismo ripetitivo, va avanti riutilizzando materiale già ascoltato. Ravel eleva così un monumento al principio retorico dell’unità nella varietà, dimostrando a tutti, anche agli ascoltatori più distratti, che grazie a un genio può sembrarci sconosciuto anche ciò che abbiamo appena finito di conoscere.

Secondo la descrizione che lo stesso Ravel dà del pezzo nello Schizzo Autobiografico, il Bolero è una danza di movimento molto moderato e costantemente uniforme, tanto per la melodia e l'armonia che per il ritmo. Il solo elemento di diversificazione è costituito dal "crescendo dell'orchestra".
Più ancora che per tutti gli altri brani musicali, è nell'idea in sé... per certi aspetti assurda e provocatoria... che risiede l'intero valore artistico del Bolero... idea tanto semplice quanto impossibile da trasformare in musica se non fosse stato per il genio timbrico di Ravel, l'unico in grado di porsi e di vincere una tale sfida con se stesso.

Il balletto originale è una sorta di ballo rituale durante il quale una donna danza seducente su un tavolo, mentre un gruppo di uomini si avvicinano a lei sempre più, con il crescere della musica. Esistono altre letture del balletto, come quella di Maurice Béjart che assegnò la parte principale ad un danzatore, o quella di Aurel Milloss, ambientata in una taverna.

  Maurice Béjart...

Il Bolero andò in scena all'Opéra di Parigi il 22 novembre 1928, con Walter Straram sul podio e coreografie di Bronislava Nijinska, ottenendo, fin dalla sua prima rappresentazione, un clamoroso successo in virtù della sconcertante e provocatoria originalità sia della musica sia dell'invenzione coreografica: una donna danza su un tavolo, attorniata da un gruppo di uomini che gradualmente le si avvicinano in una sorta di ballo rituale carico di spiccato erotismo (successivamente se ne sono avute altre letture, anche molto diverse fra loro: si citano quella di Maurice Béjart, che attribuì la parte principale ad un danzatore, e quella "metafisica" di Aurél Milloss, nella quale un demone s'impossessa di un gruppo di avventori presenti in una sordida taverna). Il brano, quindi, fu eseguito sotto la direzione dell'autore ai Concerts Lamoureux (una delle più prestigiose istituzioni concertistiche parigine) l'11 gennaio 1930 senza perdere nulla del suo fascino misterioso, imponendosi immediatamente come una delle pagine più fortunate della letteratura orchestrale del XX secolo.
                                          
LA SCIENZA RACCONTA BOLERO 
Dietro questa musica così particolare e unica c’è forse dell’altro? La domanda è: si può leggere la musica attraverso numeri e energia?

E’ possibile raccontare la musica ?” Questa domanda può sembrare assurda, poiché la musica si ascolta, produce sensazioni piacevoli, ma non si può narrare. Per apprezzarla e goderne basta fare silenzio e lasciarsi trasportare dalle vibrazioni meccaniche del timpano e dalle correnti elettriche del nervo acustico. La musica... scrisse Alessandro Manzoni... non esprime alcuna idea, bensì ne genera a centinaia. Ma la musica, al pari di tutto ciò che ci circonda, è fatta di materia ed energia e, come tutte le cose fatte di materia ed energia, si può prima studiare da scienziati e poi raccontarla come una storia.  
 
 

Revealing Ravel è una sorta di fiaba alla Pierino e il lupo di Sergeij Prokofiev in cui una voce recitante introduce lo spettatore ai misteri fisico-matematici della musica. 
Si parte dall’idea che la musica è energia che si propaga attraverso la materia grazie a vibrazioni dell'aria, opportunamente prodotte da vari strumenti, le quali poi, con opportune risonanze,generano timbri, ritmo, melodia, armonia.

Il Bolero viene dunque raccontato come una storia fantastica, partendo dai colpi di tamburo rullante iniziale e procedendo fino alla deflagrazione finale del tutti orchestrale. La voce recitante spiega il ritmo del Bolero, i timbri dei vari strumenti che gradualmente entrano in scena, le due melodie portanti del brano, la struttura morfo-sintattica del pezzo musicale; il tutto con grande semplicità e stile affabulatorio, con un apparato multimediale di straordinaria efficacia e realizzando, forse per la prima volta, un felice connubio fra comunicazione per immagini e ascolto dal vivo.

Alla voce che racconta come si sviluppa la partitura, con l’ingresso graduale dei vari strumentisti, si accosta l’esecuzione dal vivo dei vari estratti orchestrali, presentati nell’esatto ordine in cui compaiono nello spartito. Il narratore prende per mano il pubblico facendogli scoprire che la musica, come del resto la scienza, è anzitutto quantità. Ma quasi subito il Bolero rivela che la musica è anche qualità, con i timbri dei vari strumenti appunto qualitativamente diversi l’uno dall’altro, sebbene suonino la stessa canzone. 

Però la quantità pian piano sovrasta nuovamente la qualità con il bellissimo ed emozionante crescendo che culmina  "nel tutti" finale, il cui timbro, ossia la qualità, si è interamente dissolto nel fragore ritmico, pura quantità delle ultime battute.

Una volta, in un teatro parigino, il Bolero fu diretto da Arturo Toscanini. Ravel era presente, nel palco di proscenio. Le ultime note del capolavoro, scatenate in un irresistibile fortissimo, furono salutate da un’autentica ovazione. Il mitico maestro italiano si inchinava al pubblico osannante, che richiedeva a gran voce che anche il compositore, notato da tutti, venisse sul palco a condividere il trionfo. Ravel ostentatamente non si mosse dal palco. Poi, ad alta voce, in maniera da essere sentito non solo dal maestro, disse... “Trop vite, trop vite!”... troppo in fretta, troppo in fretta. L’esecuzione toscaniniana durò qualche minuto meno dei fatidici diciassette!
I rapporti tra Toscanini e Ravel, che già non erano dei migliori, dopo quella memorabile serata parigina, peggiorarono ulteriormente.

Ravel scrisse...
Devo dire che raramente il Bolero viene diretto come io penso che dovrebbe esserlo. Mengelberg accelera e rallenta in modo eccessivo. Toscanini lo dirige due volte più veloce del dovuto e allarga il movimento alla fine, cosa che non è indicata in nessuna parte. No: il Bolero deve essere eseguito con un unico tempo dall'inizio alla fine, nello stile lamentoso e monotono delle melodie arabo-spagnole. Quando ho fatto notare a Toscanini che si prendeva troppe libertà, ha risposto: "Se non lo suono a modo mio, sarà senza effetto". I virtuosi sono incorreggibili, sprofondati nelle loro chimere come se i compositori non esistessero...

IL BOLERO DI TOSCANINI... 

E arrivata l'ora per me di ascoltare questo straordinario Bolero... che mi fa capace di provare... sensazioni... emozioni... desiderio...

al ritmo delle primavere...
dei tamburi dell'autunno...
dei rossori dell'estate...

dedicando Bolero ai miei giorni futuri...

Il Bolero di Ravel è la continua scoperta di sonorità nuove e nuovi strumenti... in una frase musicale... che ad ogni lettura fornisce dati diversi, come se fosse inesauribile, perciò il brano non conclude ma viene interrotto, lasciando l'ascoltatore insoddisfatto e ansioso di ascoltarlo nuovamente... è una danza sul filo del rasoio... in cui i danzatori... si avvicinano... per rubare ancora qualche centimetro al mistero... alla passione... questo è Bolero... e ogni volta che lo ascolto... nuove sensazioni... nuove passioni.....

 

Κυριακή 29 Ιουλίου 2012

Κωστής Μοσκώφ (K. Moskoff)

Γεννήθηκα την εποχή του Χαλκού
Γεννήθηκα την εποχή του χαλκού,
τώρα δεν με θυμάται πια κανένας,
σκεπάσαν τους βωμούς μου δάφνες και φρύγανα.
Πικραμύγδαλο, συ έρωτά μου,
ήπια τρία βαρέλια ρετσίνα στην Δόμνα χτες,
για να ξεχάσω ρούφηξα τον Aλιάκμονα,
τον σφοδρό Bαρδάρη,
οι λιμναίοι οικισμοί της Θεσσαλίας
μείναν ξεροί για χάρη σου.
Περιμένω τρεις χιλιάδες χρόνια να πεθάνω,
αδύναμος να αποσυντεθώ τόσο που σ' αγαπώ...
  Aυτό το ποίημα είναι για πολλούς το πιο συνταρακτικό ποίημα της νεώτερης ελληνικής ποιητικής εσοδείας.
Don't walk in front of me, I may not follow.  
Don't walk behind me, I may not lead.                                 
Walk beside me and be my friend.  Albert Camus.
Σήμερα όλοι οι άσχετοι, οι υποκριτές, οι ψεύτες, οι φελλοί, οι άτιμοι, οι αρριβίστες και πάει λέγοντας, δεν μιλούν για να επικοινωνήσουν και να συναντηθούν. Απλά βγάζουν στην πιάτσα το εγώ τους.
Ο Κωστής Μοσκώφ έκανε το αντίθετο. Έκανε το σωστό και είχε τη γενναιότητα να το υπερασπισθεί μέχρι το τέλος της ζωής του.
Ο Κωστής Μοσκώφ, ο πρίγκηπας της αριστεράς, όπως διφορούμενα τον αποκαλούσαν φίλοι και αντίπαλοι, γεννήθηκε στις 15 Νοεμβρίου 1939 στην Θεσσαλονίκη, από τον εκ Πόντου καπνέμπορο Ηρακλή Μοσκώφ και την εξ Ιταλίας Αμίνα Αριγκόνι. Οι σπουδές του στα αμερικανικά κολλέγια των Αθηνών πρώτα και της Θεσσαλονίκης μετά, στη Νομική Σχολή του Α.Π.Θ. και στην Ecole des Hautes Etudes της Σορβόνης θα συνοδευθούν από την συμμετοχή του στον χώρο της αριστερής διανόησης.                    
Διετέλεσε επί τρεις τετραετίες ο πλειοψηφών δημοτικός σύμβουλος και για ένα διάστημα (την άνοιξη του 1981) δήμαρχος Θεσσαλονίκης. Από το 1989 υπηρέτησε ως μορφωτικός σύμβουλος της ελληνικής πρεσβείας στην Αίγυπτο. Με παρεμβάσεις του λειτούργησε ως μουσείο το σπίτι του ποιητή Κ. Π. Καβάφη στην Αλεξάνδρεια, όπου και πραγματοποιείτο επί επτά χρόνια το ετήσιο λογοτεχνικό συνέδριο για το έργο του Αλεξανδρινού ποιητή. Επίσης, το Ίδρυμα Ελληνικού Πολιτισμού στη Μέση Ανατολή, του οποίου προΐστατο, πραγματοποίησε σειρά εκδόσεων (μεταφράσεις Ελλήνων λογοτεχνών στην αραβική γλώσσα, αλλά και αραβική ποίηση στα ελληνικά) και εκδηλώσεων με στόχο τη σύσφιγξη των σχέσεων των Ελλήνων με την, κατά την προσφιλή του έκφραση, "καθ' ημάς Ανατολή".         
Αν και μαρξιστής θα αναζητήσει τον Ορθόδοξο λόγο, συγγράφοντας ιστορία, γεωγραφία, πολιτική ιδεολογία, και εν τέλει λογοτεχνία.  
Ως δημοτικός σύμβουλος, υποψήφιος βουλευτής Κ.Κ.Ε., δήμαρχος, σύμβουλος Υπουργείου Πολιτισμού, διευθυντής του Κέντρου Μαρξιστικών Ερευνών, δημοσιογράφος, μορφωτικός ακόλουθος πρεσβείας στην Αίγυπτο κι εκπρόσωπος του Ιδρύματος Ελληνικού Πολιτισμού στη Μέση Ανατολή, ο Κωστής Μοσκώφ θα σφραγίσει την εποχή του. 
Ιστορικός, ποιητής και δοκιμιογράφος έχει δημοσιεύσει σειρά εργασιών του σε περιοδικά και ημερήσιες εφημερίδες, ενώ έγραψε πλειάδα βιβλίων μεταξύ των οποίων "Η εθνική και κοινωνική συνείδηση στην Ελλάδα" (1972), "Η κοινωνική συνείδηση στην ποίηση της Θεσσαλονίκης" (1978), "Εισαγωγικά στο κίνημα της εργατικής τάξης στην Ελλάδα" (1978), "Η πράξη και η σιωπή - Τα όρια του έρωτα και της ιστορίας. Δοκίμια" (1983), "Για τον έρωτα και την επανάσταση - Ποιήματα" (1989). Το 1994 κυκλοφόρησε από τις εκδόσεις "Καστανιώτη" η επιλογή και μετάφραση που έκανε ο ίδιος σε έργα Αράβων ποιητών.
Ρομαντικοί παλεύοντας να μείνουμε, όπως λένε κάποιοι εκλεκτοί φίλοι. Είναι πολύ διαδεδομένο το γεγονός ότι εκεί στα θολά νερά των εκβολών του Νείλου (στην Αλεξάνδρεια της καθ΄ημάς Ανατολής) πλέει ακόμη μια φελούκα με το όνομα ”Κωστής Μοσκώφ”. Την είχε αγοράσει στα μέσα της τελευταίας δεκαετίας του 20ού αιώνα (περίπου το 1995) ο Κωστής Μοσκώφ με τον μισθό του, δώρο σε ένα φτωχό φελάχο. 
Τώρα, κοντά “χίλια μίλια πέρα από” τις εκβολές του Νείλου, στα βόρεια των εκβολών του θεσσαλικού Πηνειού, στις ακτές του Πιερικού Πλαταμώνα, το σώμα του Κωστή Μοσκώφ, ενταφιασμένο στον κήπο του πατρικού του σπιτιού, εξακολουθεί να αγναντεύει την ανατολή και να αναρωτιέται “πώς να δεθεί η Μεσόγειος με σκοινιά” (Το "Ερωτικό" ή "Με Μια Πιρόγα", τραγούδι του Άλκη Αλκαίου είναι γραμμένο και αφιερωμένο στον Κωστή Μοσκώφ).
                                          
Στίχοι: Άλκης Αλκαίος
Μουσική: Θάνος Μικρούτσικος
Πρώτη εκτέλεση: Μανώλης Μητσιάς 
Μακάρι να μπορούσε να καταργηθεί με τη δύναμη της αγάπης ο θάνατος. Θα ήταν το λιγώτερο μια δίκαιη ανταμοιβή για όσους αγάπησαν και αγαπήθηκαν ειλικρινά και βαθιά... 
Ο Κωστής λοιπόν, ο φοιτητής, ο ιδεολόγος, ο αγωνιστής. 
Ο Κωστής, ο κριτικός, ο στοχαστής, ο ποιητής. 
Ο Κωστής, ο ειρηνιστής, ο διανοούμενος, ο ιστορικός.
Ο Κωστής, που πίστευε στο όνειρο και προσπαθούσε να το κάνει πράξη.
Ο Κωστής του έρωτα, της αγάπης και της επανάστασης.
Ο Κωστής της Θεσσαλονίκης, της Κύπρου και του Νείλου.

 

ΜΕΡΙΚΑ ΠΟΙΗΜΑΤΑ ΤΟΥ:

Η  Σ ά ρ κ α  Σ ο υ  Ό λ η
(α π ό σ π α σ μ α). [Και το πολύ του Έρωτα κατάργησε τον Καιρό, και ο Έρωτας κατάργησε τον Θάνατο].

(Ο Όσιος) έλεγε το Πιστεύω των πιστών με τον τρόπο των Σούφηδων, που στο τάγμα τους, των Μελβελή Δερβίσηδων, ανήκε. 
Και στροβιλιζόταν ώσπου να βρει την έκσταση.
Και ο Ολόκληρος του έδινε το χέρι να τον ανεβάσει -προς ώρας έστω- στον Κήπο του Παραδείσου. 
Και έβλεπε τους μπαξέδες με τα ρόδα. 
Και τους μπαξέδες με τα γιασεμιά. 
Και τους μπαξέδες με τα γαρούφαλα. 
Στα χίλια και ένα χρώματά τους. 
Και αγαλλίαζε με τις εξήντα εννέα διαφορετικές ευωδίες. 
Και έβλεπε και τα ποτάμια που ρέουν γάλα. 
Και τα ποτάμια που ρέουν ανθόνερο — μαγιέτ ουάρντ. 
Και τα άλλα τα αργόσυρτα ποτάμια. Εκείνα που ρέουν μέλι.  
Και Εσένα να κάθεσαι κάτω από τον πιο ψηλό φοίνικα. 
Και να περιμένεις. 
Καταργώντας με την ένταση της αγάπης σου τον θάνατο. Και τους Αιώνες. 
Και να δίνεσαι στον σφοδρό έρωτα, που ποιεί τη Σάρκα Πνοή. 
Και να γεύεσαι και τους εκατό τρόπους του Έρωτα —τις μυστικές διόδους της χοάνης. 
Και κατόπιν να μοιράζεις την αγάπη σου — ό,τι περισσεύει, Στα τρία δισεκατομμύρια των ζωντανών. 
Και στα εκατόν δέκα δισεκατομμύρια των πεθαμένων. 
Και στα ερπετά. 
Και στα όρνια. 
Και σε αυτούς που είναι γέροι. 
Και σε αυτούς που είναι άσχημοι. 
Και σε αυτούς που είναι ηλίθιοι και σε καταδιώκουν. 
Και στον κόσμο ολόκληρο. 
Όχι μόνο τον νυν αλλά και τον πριν και τον μέλλοντα κόσμο. 
Και να σπέρνεις έτσι όλους τους σπόρους σου. 
Αλλά και τη λάμψη της ψυχής. 
Και να πέφτεις στα πόδια του. 
«Εσένα Αγαπώ, Μόνο Εσένα». 
Και το Εσένα να γίνεται το Εμένα και το Εμείς,  ο Ολόκληρος... (θαυμαστικά ad infinitum).     
Τα δελφίνια πήραν από πίσω το φεγγάρι
Τα δελφίνια πήραν από πίσω το φεγγάρι,
τραγουδούν πάνω στις κορφές των καταρτιών,
– αύριο
θα πάω να βρω τη ματιά σου,
εκεί που την άφησα στο ακρογιάλι…

«Σέλινα τα μαλλιά σου μυρωμένα»,
η όψη σου σαν της Εκάτης χλωμή,
να γυρεύω ολονυκτίς τα χείλη σου
και συ τον γιασεμί Ερμή…

Έρχεται, έρχεται η Διώνη
με το τσιτάκι της ν’ ανεμίζει στον Βαρδάρη
έρχεται, έρχεται ο Άδωνις
με φουσκωμένο το μπλουτζήν,
με ανοικτό το μπλε πουκαμισάκι…
Πηδά χαρούμενη, σκοινάκι, η ψυχή τής Τσιμισκή…
Άλλο απόσπασμα από το "H Σάρκα Σου όλη"
Ο καιρός κατάργησε τα όνειρα. 
Απαγορεύεται να ονειρεύεσαι. 
Απαγορεύεται να ελπίζεις. 
Οι δομές στη νέα ώρα της δύναμής τους κρατούν σκλάβους τους λαούς. 
H Πράξη κουρασμένη, διστάζει τώρα να προχωρήσει. 
Η επανάσταση πέθανε; 
Είναι αυτό το τέλος της Ιστορίας;

(Από την τελευταία του γραφή, «H Σάρκα Σου όλη», Κάιρο 15-1-1998. 
Το ομότιτλο βιβλίο με κείμενα του κυκλοφόρησε ανήμερα της κηδείας του τον Ιούνιο του 1998).
 
Στις καρδιές των Αιγυπτίων ο χαουάγκα Μοσκώφ (οι Αιγύπτιοι χρησιμοποιούν το χαουάγκα προσδιορίζοντας κάποιον με διαφορετική εθνική ταυτότητα) είναι ο άνθρωπος, που τους άνοιξε ένα “παράθυρο” στα ελληνικά γράμματα και πολιτισμό και το σημαντικότερο, τους αγκάλιασε και τους έβαλε στη μεγάλη “οικογένεια” της καρδιάς του.

Ο Κωστής Μοσκώφ έζησε στην Αίγυπτο “στα όρια του έρωτα και της ιστορίας”. Αγάπησε πολύ τη μεγάλη χώρα του Νείλου, την “ ουμ ελ ντούνια” (μητέρα του κόσμου), όπως την αποκαλούν με συγχωρητέα υπερβολή οι ίδιοι οι Αιγύπτιοι, και εκείνη του το ανταπέδωσε σε κάθε επίπεδο.

Ο Οσάμα ελ Μπαζ, σύμβουλος του τότε προέδρου Μουμπάρακ και φανατικός Καβαφικός, άνοιγε διάπλατα τις πόρτες του γραφείου του για να δεχθεί τον Μοσκώφ και να συζητήσει μαζί του την κατάσταση στη Μέση Ανατολή, το ίδιο και ο Φαρούκ Χόσνι (υπουργός Πολιτισμού της Αιγύπτου), ο οποίος σε κάθε συζήτηση φρόντιζε να εκφράζει τον θαυμασμό του για τον ελληνικό πολιτισμό.
Σε αντίθεση με τη γνωστική νοημοσύνη, η συναισθηματική νοημοσύνη αναφέρεται στην ικανότητα κάποιου να επεξεργάζεται τα συναισθήματα και τις πληροφορίες που πηγάζουν από αυτά. Λοιπόν, στην περίπτωση του Κωστή Μοσκώφ η συναισθηματική νοημοσύνη μάς αναγκάζει να νοιώσουμε και μετά να μάθουμε τα πλείστα (ρητά και άρρητα) και να εκτοξευθούμε μέχρι τα ουράνια σοφοί και θαυμάζοντες ταυτόχρονα...
 
 
Παρουσιάζει μεγάλο ενδιαφέρον το ότι οι στενές σχέσεις και επαφές του ποιητή μας με την αιγυπτιακή “νομενκλατούρα” ενοχλούσαν συχνά ωρισμένους ξένους διπλωμάτες, οι οποίοι ήσαν αναγκασμένοι να ακολουθήσουν την χρονοβόρα διαδικασία του πρωτοκόλλου, για να κλείσουν κάποιο επίσημο ραντεβού...

Στο Χαν ελ Χαλίλι, οι ιδιοκτήτες του θρυλικού καφέ “ελ Φισάουι” (εκεί όπου ο Νομπελίστας συγγραφέας Ναγκίμπ Μαχφούζ συνέγραψε ορισμένα από τα έργα του) θυμούνται τον Κωστή Μοσκώφ να πίνει τσάι με δυόσμο και να παρατηρεί μέσα από τους τεράστιους καθρέφτες του καφέ, τις πολύχρωμες φυλές των τουριστών να απολαμβάνουν τον ναργιλέ τους υπό τον ήχο της θρυλικής Ουμ Καλσούμ, της αοιδού που οι συναυλίες της έκαναν ακόμη και τον Νάσερ, να αφήνει για λίγο κατά μέρος την πολιτική δράση, μόνο και μόνο για να ακούσει τη μοναδική φωνή της.

“Ο χαουάγκα Μοσκώφ έπινε με θρησκευτική ευλάβεια το τσάι του. Ανάδευε σχολαστικά την ζάχαρη με το κουταλάκι, σαν να προσπαθούσε να διαβάσει μέσα στο νερό τα μελλούμενα”, θυμάται ο Φάραγκ, σερβιτόρος στο ιστορικό καφέ, ενώ στη Σουκ ελ Χαγιαμίγια, την αγορά με τα απλικαρισμένα μοτίβα λαϊκής τέχνης, οι καταστηματάρχες τον θυμούνται για τη γενναιοδωρία του.

Για τους συνεργάτες του, τον Αμπντάλα, τις κατά καιρούς γραμματείς του (Αιγυπτιώτισσες και μη), τη Μόνα την οικιακή του βοηθό, τον Αΐμαν, τον Μοχάμεντ, ο Μοσκώφ υπήρξε πατρική φιγούρα - πρότυπο. Μάλιστα, τα “προικιά” στον γάμο του Μοχάμεντ λέγεται πως ήταν προσφορά του ποιητή στους νεόνυμφους, ενώ τεράστιες και μυθιστορηματικές διαστάσεις τείνουν να αποκτήσουν οι ιστορίες για τις φελούκες, που δώρισε ο Μοσκώφ σε φτωχούς φελουκέρηδες του Ασουάν. 
Όταν έμαθε ότι ήταν βαριά άρρωστος έδειξε με λόγια και με έργα πόσο μεγάλο ήταν το μεγαλείο της ψυχής του. Επανειλημμένα δήλωσε ότι έτσι αποδόθηκε δικαιοσύνη. Αυτός, που τον κατηγορούσαν σαν ευνοημένο από τους θεούς λόγω του πλούτου του, και δεν πίστευαν την ειλικρινή συμμετοχή και αφιέρωσή του στους κοινωνικούς αγώνες για τη βελτίωση της ζωής των αδικημένων και μη προνομιούχων, βρήκε δίκαιο το τόσο πρόωρο κτύπημα της μοίρας, την σοβαρή ασθένεια και τον επερχόμενο με ταχύτητα θάνατο. 
Τον επίλογο της ζωής του, ο σπουδαίος αυτός άνθρωπος που κατάφερε να πείσει τους Αιγύπτιους να μετατρέψουν το μάθημα των ελληνικών από προαιρετικό σε υποχρεωτικό στα κλασικής κατεύθυνσης πανεπιστήμιά τους, τον έγραψε στο Κάιρο και τον ενσωμάτωσε στο έργο του “ Η Σάρκα σου Όλη”:  
“Το ταξείδι φαίνεται πως τελείωσε.
Το καράβι μας πλέει τώρα στη Χοάνη Σου. [...]
Τα κύτταρά σου ωστόσο κοχλάζουνε,
αρνούνται να υποταγούν στις εντολές του Ενός
-Εκείνου του ολόκληρου.
Αρνούνται να αποδεχτούν το τέλος του ταξειδιού…”.

Το Κάιρο το αποχαιρέτησε λίγο καιρό πριν από το θάνατό του, βαριά άρρωστος ήδη, με ένα θλιμμένο βλέμμα, ένα αχνό χαμόγελο και μια συμβουλή-προτροπή προς τους δύο γραμματείς του, τον Αμπντάλα και τη Σοφία, που τον ξεπροβόδισαν στο στερνό ταξίδι του αποχαιρετισμού: “Να αγαπάτε την Αίγυπτο και να με θυμάστε".
Τον δρόμο της Αρετής, της Αλήθειας για να τον τραβήξεις, πρέπει να είσαι πρώτα-πρώτα άνθρωπος της αλήθειας.
Στους περισσότερους αρέσει η πλάκα και ο φραμπαλάς.
Έτσι νομίζουν ότι η ζωή γίνεται πιο ευχάριστη.
Έλα όμως που έτσι χάνει το ενδιαφέρον της.
Αυτή η κεντρική ιδέα (Αλήθεια) συν η σωστή "δόση" αυταπάρνησης, αφοσίωσης, ευφυίας, ταλέντου, απαρέγκλιτης δημοκρατικής τοποθέτησης και ειλικρινούς αριστερής διανόησης και ρομαντισμού, διαποτίζει τον Κωστή Μοσκώφ, τη γενική διαδρομή του, τα πεζά του, την ποίησή του και την ζωή του την ίδια.  
Αυτό είναι το μεγαλείο του στην σύγχρονη ισοπεδωμένη κοινωνία της Αγωνίας και της Παρακμής. 
Η έξοχα συμβολική για την περίσταση και εξπρεσσιονιστική φωτογραφία είναι της κ. Ν. Διαλησμά
 
Πηγές: Το κέντρο Βιβλίου, πολλά περιοδικά και εφημερίδες, δημοσιεύματα στο Διαδίκτυο και τα βιβλία του ίδιου του Κωστή Μοσκώφ.