SI ESCE ?
NON PREOCCUPATEVI NON E' UN INVITO AD USCIRE!
NON PREOCCUPATEVI NON E' UN INVITO AD USCIRE!
...non in quel senso...
Non è la durata a rendere intensa un'esperienza, ma la meta. Lo sguardo lontano abitua a spaziare oltre le interruzioni , e una caduta, può diventare ricordo piacevole se una mano si è avvicinata a sollevarti.
Non passano in fretta gli anni né portano saggezza, trascorrono indifferenti, mentre ci affanniamo a cucire brandelli di stoffa.
Poi qualcuno ti dona una stella e impari a vedere il mondo attraverso quella luce.
Da certe porte non SI ESCE per fuggire, ma per mantenere salda la promessa di FEDELTÀ.
La delusione di qualcuno che si finge in un modo e si dimostra in un altro, è dura da superare. A volte ci lasciamo ingannare da semplici parole, da sguardi angelici, da finta educazione. Per fortuna, la vera natura prima o poi vien sempre fuori e ci fa capire chi abbiamo realmente di fronte... Se ci deludono è solo perché vestivano di un abito chiamato "farsa".
CHIUNQUE TU SIA... RECITA BENE LA TUA PARTE... EVITA DI INDOSSARE MASCHERE... CHE NASCONDONO LA TUA IDENTITÀ.
Per essere veramente integri con ogni aspetto di noi stessi, occorre trovare il coraggio per destare la propria nudità e autenticità.
La "maschera" è un modo per mediare fra noi stessi e l'altro, è un intermediario
tra un essere e un altro essere, tra una energia ed un'altra energia. Portare
una maschera significa nascondere qualcosa e, in un certo senso, lo si fa
comunque per proteggersi in quanto ci si sente vulnerabili.
Può essere una richiesta di amore, anche inconscia, nel senso che si indossa una maschera per mostrarsi "migliori" di come ci riteniamo, in funzione delle aspettative e degli schemi che abbiamo su noi stessi e che pensiamo gli altri abbiano su di noi. Ci poniamo, cioè, in quella che pensiamo essere la maniera più "accettabile" per poter ricevere l'amore di cui abbiamo bisogno... Anche se, in realtà, non è possibile mostrarsi migliori di quello che si è, nel senso che ognuno è il meglio di sé.
Chi è veramente se stesso è il massimo che possa essere.
Oppure, può essere una modalità agita per nascondere coscientemente la verità, al fine di ottenere in maniera più bieca determinati risultati ed obiettivi.
Si indossano delle maschere nell'illusione che ciò porti ad essere amati di più ma in realtà non è proprio così... Le maschere non aiutano... nel senso che sono un intermediario, un qualcosa che si mette in mezzo come un filtro e che quindi non lascia passare tutte le informazioni.
Si può imparare ad amare le proprie maschere e ad onorarle perché ci sono servite fino al punto in cui siamo arrivati, ma poi è necessario andare oltre nel nostro percorso e avere il coraggio di toglierle, di destare la propria nudità , fragilità, verità... Una persona così, che si lascia vivere, che segue la corrente, il "vento", se stessa e affronta quello che c'è senza senza bisogno di doversi schermare, credo che sia un essere autentico. Ed è questa autenticità che veramente aiuta i rapporti e costruisce una reale comunicazione: se io mostro la mia verità allora posso condividerla con l'altro e creare veramente qualcosa insieme
Siamo stati educati a compiacere, a non essere amati per quello che siamo ma per quello che facciamo... perché "siamo bravi", "siamo buoni", siamo tante altre cose... la famiglia, la società, la scuola ci hanno messo addosso una specie di imprinting, cioè una serie di schemi a cui ci siamo adeguati e che ci hanno condizionato a indossare determinate maschere.
Infatti, per molte persone il vero percorso della vita è quello in cui si tolgono le maschere, in cui si comincia ad andare al "contrario" - come diceva anche Osho - così come si fa in ogni terapia che porta avanti questo discorso di tornare a risentirsi, riconoscersi, esprimersi e rispettarsi, addove il rispetto è legato alla verità: se sono vero, sono nella luce allora sono anche rispettoso di me e dell'altro.
Può essere una richiesta di amore, anche inconscia, nel senso che si indossa una maschera per mostrarsi "migliori" di come ci riteniamo, in funzione delle aspettative e degli schemi che abbiamo su noi stessi e che pensiamo gli altri abbiano su di noi. Ci poniamo, cioè, in quella che pensiamo essere la maniera più "accettabile" per poter ricevere l'amore di cui abbiamo bisogno... Anche se, in realtà, non è possibile mostrarsi migliori di quello che si è, nel senso che ognuno è il meglio di sé.
Chi è veramente se stesso è il massimo che possa essere.
Oppure, può essere una modalità agita per nascondere coscientemente la verità, al fine di ottenere in maniera più bieca determinati risultati ed obiettivi.
Si indossano delle maschere nell'illusione che ciò porti ad essere amati di più ma in realtà non è proprio così... Le maschere non aiutano... nel senso che sono un intermediario, un qualcosa che si mette in mezzo come un filtro e che quindi non lascia passare tutte le informazioni.
Si può imparare ad amare le proprie maschere e ad onorarle perché ci sono servite fino al punto in cui siamo arrivati, ma poi è necessario andare oltre nel nostro percorso e avere il coraggio di toglierle, di destare la propria nudità , fragilità, verità... Una persona così, che si lascia vivere, che segue la corrente, il "vento", se stessa e affronta quello che c'è senza senza bisogno di doversi schermare, credo che sia un essere autentico. Ed è questa autenticità che veramente aiuta i rapporti e costruisce una reale comunicazione: se io mostro la mia verità allora posso condividerla con l'altro e creare veramente qualcosa insieme
Siamo stati educati a compiacere, a non essere amati per quello che siamo ma per quello che facciamo... perché "siamo bravi", "siamo buoni", siamo tante altre cose... la famiglia, la società, la scuola ci hanno messo addosso una specie di imprinting, cioè una serie di schemi a cui ci siamo adeguati e che ci hanno condizionato a indossare determinate maschere.
Infatti, per molte persone il vero percorso della vita è quello in cui si tolgono le maschere, in cui si comincia ad andare al "contrario" - come diceva anche Osho - così come si fa in ogni terapia che porta avanti questo discorso di tornare a risentirsi, riconoscersi, esprimersi e rispettarsi, addove il rispetto è legato alla verità: se sono vero, sono nella luce allora sono anche rispettoso di me e dell'altro.
E nel momento in cui ascoltiamo l'incongruenza e il disagio, che c'è sempre, è come se ci prendessero per mano e ci portassero verso l'uscita di un labirinto, permettendoci di tornare integri , congruenti (quindi unici, veri) nei pensieri, nelle parole e nelle nostre opere.
Grazie ad una maschera Romeo riuscì ad entrare in casa Capuleti, a danzare con Giulietta e a non farsi sfidare da Tebaldo , con “the mask “ dei fumetti della Dark Horse chiunque poteva diventare invulnerabile pieno di poteri , violando così le leggi della fisica e della realtà, e solo mettendo la maschera il nobile Don Diego de la Vega riuscì a combattere , in nome della povera gente, contro la tirannia sotto la maschera di Zorro. Dietro una maschera si celano molteplici identità e al contempo la vera essenza dell’essere che ,in contrasto con la quotidianità , si confonde tra i sogni.
Il cubismo e le maschere del Congo di Picasso, la danza espressionista di Mary Wigman, Hugo Ball e il dadaismo, hanno messo in evidenza l’importanza della maschera, soprattutto nella sfera figurativa. La maschera è così riuscita, a dare voce alle catastrofi sconvolgenti e alla percezione di morte che le due guerre del 900 avevano disseminato nella cultura e soprattutto negli animi.
In latino la persona era la maschera che copriva il capo dell’attore in teatro, la quale era regolarmente diversa in base ai personaggi. Pirandello, partendo proprio da questo presupposto, sostenne la più grande verità : ogni uomo si serve di una maschera di volta in volta diversa per interagire con se stesso e con gli altri. Ma quando la maschera che si è creato o che gli hanno cucito addosso esplode, non gli resta altro che scontrarsi con la follia.
Si corre il rischio di restare intrappolati, di non saper riconoscere e scindere l’io dalla maschera che si porta, e così questa diventa l’ arma che copre gli occhi, che riveste l’ animo e che oscura l’indole . La si trascina dietro come una coperta di Linus per proteggere l’ entità che dietro si tenta di nascondere .
E’ possibile abbattere questi muri ed esporsi senza ostacoli?
Oscar Wilde, sosteneva: “ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero”… Alle volte, la maschera, si trasforma in una muraglia, dietro la quale si ci nasconde per difendersi dalla paura che qualcuno possa attaccare il vero io.
E’ comoda, nasconde l’ identità, e fa dire quello che realmente si pensa. La maschera è ambigua, dietro essa si ama nascondere la verità, per salvaguardare la propria profondità e allo stesso tempo fuggire dalla realtà. Dietro ci si sente protetti, se ne porta al giorno una diversa in base all’occasione. E’ necessario per interpretare la realtà.
Internet è una maschera? Su internet nessuno conosce nessuno, un semplice nickname o un avatar diventano i costumi dell’ identità, e gli inevitabili giudizi su ciò che si scrive, o su ciò che si mostra, non sfiorano più di tanto. Si ci può creare un io del tutto diverso, migliore di quello che si è .
Ma prima o poi il trucco si sfalda e si scioglie... ed anche se dietro ogni maschera ce n’è un’altra e un’altra ancora prima o poi si arriva al niente. La verità è nascosta tra il velo sottile che divide la pelle dalla maschera… solo da lì può venire fuori la vera essenza dell’anima.
L'uomo che non ha alcuna MUSICA dentro di sé... è nato per il tradimento... per
gli inganni... per le MASCHERE...
QUANTE PERSONE HA INDOSSATO, QUANTE ANIME HA COPIATO?
IL CUORE HA LO STESSO COLORE DOPO AVER TOLTO LA MASCHERA?
DIMMI AVANTI CORAGGIO DIMMI... DIMMI IL COLORE?
CON QUANTA FATICA E PESANTEZZA SI TRASCINA OGNI GIORNO...
CON QUANTA INDIFFERENZA VOLGE IL SUO SGUARDO AL PASSATO...
CON CHE PAROLE SI PUÒ DESCRIVERE IL DOLORE CHE HA PROVOCATO...
IO NON NE HO
di quei violini suonati dal vento...
l'ultimo bacio mia dolce bambina...
brucia sul viso come goccie di limone
l'eroico coraggio di un feroce addio...
ma sono lacrime...
mentre piove...
piove...
mentre piove...
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il senso spietato di un non ritorno...













