Σελίδες

Tι πιστεύουμε

Κι αν δεν μπορείς να κάμεις την ζωή σου όπως την θέλεις,
τούτο προσπάθησε τουλάχιστον όσο μπορείς:
Μη την εξευτελίζεις.

Κυριακή 24 Ιουνίου 2012

MASKS, FAKE PROFILES, EXITS, FAKE PERSONS AND PERSONALITIES, DELETES

SI ESCE ?
 
NON PREOCCUPATEVI NON E' UN INVITO AD USCIRE!
                                                                                      
...non in quel senso...


Non è la durata a rendere intensa un'esperienza, ma la meta. Lo sguardo lontano abitua a spaziare oltre le interruzioni , e una caduta, può diventare ricordo piacevole se una mano si è avvicinata a sollevarti.
Non passano in fretta gli anni né portano saggezza, trascorrono indifferenti, mentre ci affanniamo a cucire brandelli di stoffa.
Poi qualcuno ti dona una stella e impari a vedere il mondo attraverso quella luce.
Da certe porte non SI ESCE per fuggire, ma per mantenere salda la promessa di FEDELTÀ.

La delusione di qualcuno che si finge in un modo e si dimostra in un altro, è dura da superare. A volte ci lasciamo ingannare da semplici parole, da sguardi angelici, da finta educazione. Per fortuna, la vera natura prima o poi vien sempre fuori e ci fa capire chi abbiamo realmente di fronte... Se ci deludono è solo perché vestivano di un abito chiamato "farsa".




CHIUNQUE TU SIA... RECITA BENE LA TUA PARTE... EVITA DI INDOSSARE MASCHERE... CHE NASCONDONO LA TUA IDENTITÀ.

Per essere veramente integri con ogni aspetto di noi stessi, occorre trovare il coraggio per destare la propria nudità e autenticità.
La "maschera" è un modo per mediare fra noi stessi e l'altro, è un intermediario tra un essere e un altro essere, tra una energia ed un'altra energia. Portare una maschera significa nascondere qualcosa e, in un certo senso, lo si fa comunque per proteggersi in quanto ci si sente vulnerabili.

Può essere una richiesta di amore, anche inconscia, nel senso che si indossa una maschera per mostrarsi "migliori" di come ci riteniamo, in funzione delle aspettative e degli schemi che abbiamo su noi stessi e che pensiamo gli altri abbiano su di noi. Ci poniamo, cioè, in quella che pensiamo essere la maniera più "accettabile" per poter ricevere l'amore di cui abbiamo bisogno... Anche se, in realtà, non è possibile mostrarsi migliori di quello che si è, nel senso che ognuno è il meglio di sé.

Chi è veramente se stesso è il massimo che possa essere.

Oppure, può essere una modalità agita per nascondere coscientemente la verità, al fine di ottenere in maniera più bieca determinati risultati ed obiettivi.
Si indossano delle maschere nell'illusione che ciò porti ad essere amati di più ma in realtà non è proprio così... Le maschere non aiutano... nel senso che sono un intermediario, un qualcosa che si mette in mezzo come un filtro e che quindi non lascia passare tutte le informazioni.

Si può imparare ad amare le proprie maschere e ad onorarle perché ci sono servite fino al punto in cui siamo arrivati, ma poi è necessario andare oltre nel nostro percorso e avere il coraggio di toglierle, di destare la propria nudità , fragilità, verità... Una persona così, che si lascia vivere, che segue la corrente, il "vento", se stessa e affronta quello che c'è senza senza bisogno di doversi schermare, credo che sia un essere autentico. Ed è questa autenticità che veramente aiuta i rapporti e costruisce una reale comunicazione: se io mostro la mia verità allora posso condividerla con l'altro e creare veramente qualcosa insieme

Siamo stati educati a compiacere, a non essere amati per quello che siamo ma per quello che facciamo... perché "siamo bravi", "siamo buoni", siamo tante altre cose... la famiglia, la società, la scuola ci hanno messo addosso una specie di imprinting, cioè una serie di schemi a cui ci siamo adeguati e che ci hanno condizionato a indossare determinate maschere.

Infatti, per molte persone il vero percorso della vita è quello in cui si tolgono le maschere, in cui si comincia ad andare al "contrario" - come diceva anche Osho - così come si fa in ogni terapia che porta avanti questo discorso di tornare a risentirsi, riconoscersi, esprimersi e rispettarsi, addove il rispetto è legato alla verità: se sono vero, sono nella luce allora sono anche rispettoso di me e dell'altro.

E nel momento in cui ascoltiamo l'incongruenza e il disagio, che c'è sempre, è come se ci prendessero per mano e ci portassero verso l'uscita di un labirinto, permettendoci di tornare integri , congruenti (quindi unici, veri) nei pensieri, nelle parole e nelle nostre opere.



Grazie ad una maschera Romeo riuscì ad entrare in casa Capuleti, a danzare con Giulietta e a non farsi sfidare da Tebaldo , con “the mask “ dei fumetti della Dark Horse chiunque poteva diventare invulnerabile pieno di poteri , violando così le leggi della fisica e della realtà, e solo mettendo la maschera il nobile Don Diego de la Vega riuscì a combattere , in nome della povera gente, contro la tirannia sotto la maschera di Zorro. Dietro una maschera si celano molteplici identità e al contempo la vera essenza dell’essere che ,in contrasto con la quotidianità , si confonde tra i sogni.
Il cubismo e le maschere del Congo di Picasso, la danza espressionista di Mary Wigman, Hugo Ball e il dadaismo, hanno messo in evidenza l’importanza della maschera, soprattutto nella sfera figurativa. La maschera è così riuscita, a dare voce alle catastrofi sconvolgenti e alla percezione di morte che le due guerre del 900 avevano disseminato nella cultura e soprattutto negli animi.

In latino la persona era la maschera che copriva il capo dell’attore in teatro, la quale era regolarmente diversa in base ai personaggi. Pirandello, partendo proprio da questo presupposto, sostenne la più grande verità : ogni uomo si serve di una maschera di volta in volta diversa per interagire con se stesso e con gli altri. Ma quando la maschera che si è creato o che gli hanno cucito addosso esplode, non gli resta altro che scontrarsi con la follia.
Si corre il rischio di restare intrappolati, di non saper riconoscere e scindere l’io dalla maschera che si porta, e così questa diventa l’ arma che copre gli occhi, che riveste l’ animo e che oscura l’indole . La si trascina dietro come una coperta di Linus per proteggere l’ entità che dietro si tenta di nascondere .


E’ possibile abbattere questi muri ed esporsi senza ostacoli?
Oscar Wilde, sosteneva: “ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero”… Alle volte, la maschera, si trasforma in una muraglia, dietro la quale si ci nasconde per difendersi dalla paura che qualcuno possa attaccare il vero io.
E’ comoda, nasconde l’ identità, e fa dire quello che realmente si pensa. La maschera è ambigua, dietro essa si ama nascondere la verità, per salvaguardare la propria profondità e allo stesso tempo fuggire dalla realtà. Dietro ci si sente protetti, se ne porta al giorno una diversa in base all’occasione. E’ necessario per interpretare la realtà.




Internet è una maschera? Su internet nessuno conosce nessuno, un semplice nickname o un avatar diventano i costumi dell’ identità, e gli inevitabili giudizi su ciò che si scrive, o su ciò che si mostra, non sfiorano più di tanto. Si ci può creare un io del tutto diverso, migliore di quello che si è .

Ma prima o poi il trucco si sfalda e si scioglie...  ed anche se dietro ogni maschera ce n’è un’altra e un’altra ancora prima o poi si arriva al niente. La verità è nascosta tra il velo sottile che divide la pelle dalla maschera… solo da lì può venire fuori la vera essenza dell’anima.


L'uomo che non ha alcuna MUSICA dentro di sé... è nato per il tradimento... per gli inganni... per le MASCHERE...

QUANTE PERSONE HA INDOSSATO, QUANTE ANIME HA COPIATO?
IL CUORE HA LO STESSO COLORE DOPO AVER TOLTO LA MASCHERA?
DIMMI AVANTI CORAGGIO DIMMI... DIMMI IL COLORE?
CON QUANTA FATICA E PESANTEZZA SI TRASCINA OGNI GIORNO...
CON QUANTA INDIFFERENZA VOLGE IL SUO SGUARDO AL PASSATO...
CON CHE PAROLE SI PUÒ DESCRIVERE IL DOLORE CHE HA PROVOCATO...


                                                             IO NON NE HO




   di quei violini suonati dal vento...
  l'ultimo bacio mia dolce bambina...
 brucia sul viso come goccie di limone
     l'eroico coraggio di un feroce addio...
ma sono lacrime...
      mentre piove...
     piove...
      mentre piove...
.................................................
     il senso spietato di un non ritorno...


Παρασκευή 22 Ιουνίου 2012

LEONARDO DA VINCI ...THE MASTER

LEONARDO DA VINCI
un viaggio tra magia e mistero

La pittura è una poesia che si vede e non si sente,
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede,
dunque queste due poesie, o queste due pitture,
hanno scambiato i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all'intelletto?

SIGNORI E SIGNORE
è con onore, grande rispetto, ammirazione, umiltà e una sorta di sano distacco che mi accingo a scrivere DEL pittore,  filosofo,  pensatore, ideatore,  ribelle, anticonformista,  scienziato, ingegnere, architetto, inventore, chimico, fisico, GRANDE AUTODIDATTA, GRANDE PRECURSORE, GRANDE INNOVATORE...
ECCO A VOI...
IL GENIO...

LEONARDO DA VINCI,
una delle menti più straordinarie che il mondo abbia mai conosciuto.

Cercherò di essere sintetica e di non annoiarvi nel descrivere  le opere..(dati per altro che conosciamo un po' tutti).. del Maestro...
ma il mio intento e di portarvi all'oblio raccontandovi Leonardo da Vinci con i miei occhi... attraverso le mie parole... con la passione che mi trasporta in questo viaggio... e con le notizie raccolte negli anni...
Dedicheremo un po' del nostro tempo a "capire" alcuni segreti di Leonardo: dai significati esoterici (o presunti tali)  ...fino al vero significato della scrittura speculare di Leonardo.

Il 15 aprile 1452 Leonardo nasce a Vinci, una borgata di poche case a ridosso di un castello medievale posto sulle pendici del Montalbano.
Vinci, a sua volta, è a mezza via tra Firenze e Pisa. Leonardo nasce dunque in un piccolo villaggio che ha l'aria di essere tagliato fuori dal mondo e che è invece all'incrocio di grandi vie di comunicazione... il
 padre è Ser Piero D'Antonio, notaio, la madre una donna di Anchiano, che andrà sposa ad un contadino, lasciando il figlio al padre naturale. Nonostante Leonardo sia figlio illegittimo, Ser Piero lo accoglie nella sua casa al pari di un figlio riconosciuto e lo educa con affetto. Quando Leonardo ha sedici anni, Antonio, il padre di Ser Piero, muore e la famiglia si trasferisce a Firenze. Leonardo offre già segni delle sue straordinarie capacià ed è per questo che il padre lo manda a bottega da Andrea Verrocchio, il miglior pittore del tempo, ottimo maestro affermato anche come scultore ed orafo. L'attività di Leonardo presso il Verrocchio non è ben chiara, sembra che egli abbia collaborato alla tavola del "Battesimo di Cristo" per San Salvi a Firenze.
E' il 1472 quando Leonardo, a vent'anni, risulta iscritto come maestro nella Compagnia dei Pittori. E', dunque, certo che non fosse più apprendista del Verrocchio, per quanto non avesse ancora lasciato la bottega. Le sue straordinarie doti artistiche si ravvisano subito: la curiosità che lo rende genio senza pari, la dimestichezza nello spaziare attraverso tutte le discipline, le sue cognizioni scientifiche e il desiderio di apprenderne sempre di più si manifestano già in giovane età.
La sua prima opera, datata 1473, è un disegno con una Veduta della Val d’Arno. Nello stesso periodo, dipinge il ritratto della nobildonna Ginevra de’ Benci, la "Madonna del garofano" (1474-1478 ) e l’"Annunciazione" degli Uffizi.
Nel 1480 entra a far parte dell'Accademia del Giardino di San Marco, patrocinata da Lorenzo il Magnifico. Lo stesso anno gli viene commissionata l'"Adorazione dei Magi" per la chiesa di San Giovanni Scopeto, fuori Firenze. La città di Firenze comincia a rivelarsi luogo troppo ristretto, artisticamente, per le ambizioni di Leonardo. Alla notizia che il suo nome non è tra i quattro coinvolti nella realizzazione della Cappella Sistina a Roma, Leonardo decide di partire per altre mete. 

Nei primi anni del Cinquecento torna alla sua città, Firenze, e dipinge, accanto a Michelangelo, il Salone del Consiglio grande nel Palazzo della Signoria. Qui realizza la magnifica "Battaglia di Anghiari" (1503), che però lascia incompleta. Sembra che il non riuscire a concludere un'opera diventi cifra stilistica di quegli anni: Leonardo è ossessionato dalla perfezione e dalla ricerca di una nuova tecnica pittorica. Anche la celebre "Gioconda", dipinta in quegli anni, sembra rimanere incompiuta. Continua instancabile a viaggiare, nel 1506 è di nuovo a Milano, poi, sempre più spesso, a Roma.
Nel 1513 Francesco I di Francia lo invita a corte ad Amboise. Accolto con molti onori, il maestro attende ai progetti per alcuni festeggiamenti e coglie l'occasione per proseguire la sua ricerca idrologica, iniziata anni prima presso gli Sforza. Nel 1519, il 23 aprile, egli sente prossima la fine e decide di redigere un commovente testamento, nel quale non dimentica di citare tutti coloro che gli sono stati vicini. La morte giunge infatti il 2 maggio del 1519: il suo corpo viene sepolto a San Fiorentino ad Amboise, da dove però scomparirà, senza lasciare traccia, a causa delle profanazioni di tombe durante le guerre religiose del XVI secolo.
 



Firenze è una città che, oltre ad essere ricca di arte e cultura, accoglie una imponente quantità di misteri, curiosità e luoghi dove l'alchimia e l'ermetismo si palesano ad ogni angolo di strada. Un classico esempio è lo studiolo alchemico di Francesco I de’ Medici (1541-1587), sito al primo piano presso il lato sud di Palazzo Vecchio, e tutt'oggi visitabile. Firenze, inoltre, è il capoluogo degli artisti. Di qui passarono Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello e tanti altri. Il palazzo si trova in Piazza della Signoria, un luogo ricco di cultura e di statue così belle da lasciarci senza fiato. Lo studiolo alchemico del granduca è decorato da pitture e statue allegoriche, rappresentanti alcuni concetti filosofali tipicamente alchemici. Infatti, Francesco I era un appassionato di esoterismo. Fu lui a inaugurare a Firenze la lavorazione della porcellana a imitazione di quella cinese. Scoprì inoltre come fondere il cristallo di rocca, con lo scopo di ricavarne degli stupendi vasi. Tuttavia, lo studiolo di Palazzo Vecchio era un ambiente di riflessione. Il vero e proprio laboratorio si trovava altrove, presso la Chiesa di San Marco. Possiamo trovare una ricostruzione di questo interessante ambiente presso il Museo di Storia della Scienza.
A Firenze Leonardo trascorre dodici anni di sistematica formazione e intensa sperimentazione, ed entra presto sotto la protezione del quasi coetaneo Lorenzo de' Medici (1449-1492), raffinato umanista, scaltro mercante, astuto statista e abile politico, ma soprattutto impareggiabile diplomatico: in breve, un maestro della comunicazione. Per il giovane Leonardo, Lorenzo è un esempio affascinante di tecnica della comunicazione, dove l'efficacia persuasiva della parola si basa sull'eloquenza e la psicologia, e con questo Leonardo viene ad affinare il proprio linguaggio visivo adottando una forma di pittura "parlante" che con l'Adorazione dei magi del 1481 (aveva allora ventinove anni) perviene a una intensità di animazione gestuale e di impatto iconico che sono proprio da film muto...
Tutta l'opera di Leonardo pittore e teorico della pittura, e quindi ogni manifestazione con la quale avrebbe dato corpo all'idea che l'arte debba intendersi come forma di conoscenza creativa, e quindi come scienza e filosofia, tutto dunque, in Leonardo, è un insegnamento che ancora oggi si riceve come in presa diretta, immediata, sia con mezzi tradizionali... quelli che nell'indagine storica sono ancora insuperati - sia con le nuove tecnologie elettroniche: impareggiabile sussidio anche alla ricerca storica ma che solo ora comincia ad affermarsi nella sua effettiva valenza ed efficacia, superando una prima, inevitabile fase ludica.
Del resto anche Leonardo giocava. Se n'era accorto Sigmund Freud già nel 1910... "Il grande Leonardo, a ben vedere, rimase tutta la vita per più versi infantile; si dice che tutti i grandi uomini conservano qualcosa di infantile. Continuò a giocare ancora in età adulta e anche per questo apparve talora inquietante e incomprensibile agli occhi dei suoi contemporanei".

L' arte e' un "simbolo"... la rappresentazione dell'invisibile per mezzo di una cosa visibile. Il simbolismo e' infatti la scienza dei rapporti tra l'umano e il divino.
Dio attraverso la natura, in tutte le sue espressioni parla per "segni" e Leonardo a differenza dei pittori mistici, che facevano, discendere il Cielo sulla Terra cerca di tradurre in linguaggio umano questi segni"divini" per far risalire l'Uomo verso il Cielo, indicandogli la direzione, i tempi e i modi per affrontare e superare gli ostacoli e cosi' l'artista diviene "un consigliere spirituale" una "guida per le anime".




Nelle opere di Leonardo  si celano molti misteri? O meglio: la più parte di noi vorrebbe che ciò fosse vero?
Che senso avrebbe l´esistenza, senza segreti da scoprire, ipotesi da formulare, significati da investigare?
Accostando particolari specchi ad alcune tele di Leonardo, infatti, accade che le immagini in esse ritratte, si “trasformino” in altre forme.
Qualcuno potrebbe obiettare: beh, è una cosa scontata. Se ad qualsiasi oggetto si affianca uno specchio, l´immagine che in quest´ultimo appare, potrebbe riprodurre qualcosa di completamente diverso, ma egualmente plausibile. Magari da un accendino, potrebbe venire fuori l´immagine di una macchinetta del caffè.
Giusta obiezione.
Se non fosse, però, che qui si parla di Leonardo da Vinci
cioè di un uomo che era abituato a scrivere appunti alla rovescia: da destra verso sinistra,di modo che le sue  scoperte non potessero essere decifrate da terzi a meno che quest´ultimi, non leggessero i suoi scritti mediante uno specchio.
E qui arriviamo al dunque.
Perché stante la sua abitudine a scrivere come “allo specchio”, il fatto che egli abbia voluto nascondere nelle sue tele altre immagini, appare possibile?
Secondo alcuni Leonardo scriveva così perché era diventato mancino in seguito a un incidente e dunque lo trovava un metodo comodo. Secondo altri avrebbe scoperto in gioventù il piacere della scrittura speculare e poi coltivato questo stile come vezzo, in uso nel XV secolo.
Alcuni neurologi hanno ipotizzato che Leonardo fosse dislessico, cioè affetto da un disturbo che porta a considerare le parole come figure: chi ne soffre trova facile scrivere specularmente e trascrivere parole in arabo o ebraico (scritte cioè da destra a sinistra). Infine c’è chi pensa che la scrittura di Leonardo fosse un codice segreto per proteggere i propri scritti dal plagio e dalla censura ecclesiastica dell’epoca.
O piuttosto più semplicemente un personale e originale espediente per risolvere un problema incontrato da tutti i mancini, e cioè la tendenza, scrivendo da sinistra a destra, a macchiare il foglio con l' inchiostro?

La maggior parte degli studiosi ha infatti concentrato la ricerca dei significati lasciati da Leonardo su altri segnali legati a precise proporzioni geometriche e matematiche, ormai conosciute e studiate nei minimi particolari, ma non hanno tenuto conto in debito conto il "lato esoterico" del "MAESTRO" e di come era uso inserire nelle Sue opere, come molti altri artisti, "messaggi criptati" e non c'è nessun dubbio che Leonardo da Vinci stabiliva il "significato esoterico"... di un'intenzione e l'impiego di un simbolo... secondo una ragione specifica secondo i principi della "scienza simbolica" da Lui perfettamente conosciuti, e con cui, insieme ad altri artisti "adepti"... indicava in modo criptico... l'unione dell'energia attiva (maschile e solare) con quella passiva (femminile e lunare) della natura umana... con quella divina.

Leonardo si impegna anche in opere più serie e più importanti come il "Cenacolo" una pittura murale che lo impegnerà a lungo e realizzata con una tecnica insolita che, alla rimozione delle impalcature, mostra subito i suoi gravi difetti; in basso a sinistra si intravede una prima crepa, è l’inizio di un processo di disgregazione che continuerà inesorabile. Già una ventina d’anni dopo la sua realizzazione il Cenacolo presenterà danni molto gravi: la tecnica che era stata utilizzata e l’umidità della parete retrostante provocarono quel degrado inarrestabile , quel cancro della pittura, che ha corroso questo capolavoro; capolavoro che obbedisce al tema classico della tradizione fiorentina che voleva gli Apostoli in una severa struttura architettonica; sono raggruppati in gruppi di tre e manifestano diverse reazioni all’affermazione del Cristo: "…uno di voi mi tradirà…".

Dello stesso periodo un altro quadro importante è: "La Vergine delle rocce" (oggi al Museo del Louvre): la bellezza e la dolcezza delle figure riunite in una composizione a PIRAMIDE è perfettamente inserita in un paesaggio insolito in quanto le rocce, così ben rappresentate....a detta degli esperti.....sembrano uscite dalla penna di un geologo o di un botanico piuttosto che dal pennello di un artista...

Anche questo quadro ha avuto un’esistenza travagliata a seguito di una vertenza sorta con i frati di S. Francesco Grande a Milano i quali convinti che il quadro non fosse del tutto finito si rifiutarono di pagare l’ultima rata.
C’è una seconda versione della "Vergine delle rocce" che è conservata oggi al National Gallery di Londra realizzata molti anni dopo con molte differenze rispetto alla tavola parigina; gli esperti ritengono che Leonardo impostò il quadro ma che fu finito da Ambrogio de’ Predis.




                                                             Vergine delle rocce"

LEONARDO DA VINCI UNA SINFONIA DI PAROLE, DI MAGICA-MENTE, DI IMMAGINI, DI STUDI RAFFINATI, IL MAESTRO... UN' ISTRIONE.
E per me... il MAESTRO è un inno... il mio inno...

CHE MI APRE UN ACCESSO ALLE 1000 POSSIBILITÀ
OFFERTE DALLA VITA ALLA MENTE.
Vivi di vita...
annusa la vita...
mangia la vita... avida-MENTE
impara la vita....
cibo per la mente
questo ti renderà libero di poter scegliere chi vuoi essere
libero di VEDERE... LA VITA.


                               "conosci te stesso"...e la magia accadrà



Io sono un istrione,
Ma la genialità' nata insieme a me,
  Non e' per vanità'
 Quel che valgo lo so'
 e ad essere sincero
 Solo un vero istrione
e' grande come me
  Ed io ne sono fiero...

Τρίτη 19 Ιουνίου 2012

HARMONY OF THE SPHERES - PYTHAGORAS




Pythagoras was credited with devising  a system of tuning based upon the interval of a fifth, the next most consonant interval after unison and the octave.     
It is said that to Pythagoras the discovery that musical intervals were related to arithmetic was of mystical significance and related to the harmony in the Cosmos.


Η αρμονία των σφαιρών - The Harmony of the Spheres

 
 The Harmony of the Spheres



 

H Πυθαγόρεια μουσική των άστρων (pythagorean music of the spheres)


  



He theorized that the sun, the moon and  the planets all emit their own unique tone based on their orbital revolutions. 
Observing  there were the same number of heavenly bodies as notes in the musical scale he described as the tones as the Music of the Spheres. 


Η  Μουσική  των  Σφαιρών

Ήδη από τον 6ο αιώνα π.Χ. ο Πυθαγόρας είχε τη μεγαλοφυή έμπνευση να μιλήσει για τη «Μουσική των Σφαιρών», αναφερόμενος στους ήχους και στις δονήσεις γενικότερα, που παρήγαγαν και παράγουν τα ουράνια σώματα.
Τώρα έρχεται η NASA να αναπαραγάγει το φαινόμενο παρουσιάζοντας επίσημα ένα κονσέρτο, που αποτελεί ουσιαστικά μια σύνθεση ήχων του διαστήματος. Οι ήχοι που συνθέτουν το κονσέρτο προέρχονται από πλανήτες που προσπέρασε το διαστημόπλοιο “Voyager”, όπως ο Δίας, ο Κρόνος, ο Ουρανός και ο Ποσειδώνας, καθώς και ήχους εμπνευσμένους από τη δραστηριότητα του Ήλιου.
Το κονσέρτο παρουσιάστηκε σε παγκόσμια πρώτη επίσημη εκτέλεση στο Λονδίνο και συνοδευόταν από μια παρουσίαση multimedia, στην οποία παρουσιάζονται φωτογραφίες από το ταξίδι του “Voyager”.
Δεν ξέρουμε αν ο Πυθαγόρας και οι μαθητές του θα ικανοποιούνταν με στο show αλλά σίγουρα πρόκειται για μια πρωτότυπη και με φαντασία πρωτοβουλία.
Όλοι  οι  Πυθαγόρειοι  μαθητές,  μαθηματικοί, μουσικοί  και  φιλόσοφοι  ήταν  κυρίως  αστρονόμοι.  Μελετούσαν,  μεταξύ των άλλων,  με  τον δικό τους  "μυστηριακό" τρόπο τις αριθμητικές αποστάσεις  ανάμεσα  στους πλανήτες, αφού πίστευαν ότι υπήρχαν ιερές-μυστηριακές σχέσεις στους αριθμούς που  τις εκφράζουν. 
Oι  πλανητικές  αποστάσεις ήταν για τους  Πυθαγόρειους ανάλογες προς μία ουράνια μουσική αρμονία, που παραγόταν από τους αρμονικούς ήχους κατά την αιώνια περιφορά των ουρανίων σωμάτων γύρω από το πυθαγόρειο κεντρικό πυρ. 
Πίστευαν ότι αυτή ακριβώς η  μουσική  αρμονία παραγόταν συνεχώς και αιωνίως στο Σύμπαν, εκφράζοντας  την ύψιστη και τέλεια εκδήλωση της μοναδικής θείας αρμονίας! 
 Oι επτά τότε υπολογιζόμενοι πλανήτες, καθένας στη δική του κρυστάλλινη σφαίρα, και συνολικά όλοι οι απλανείς αστέρες (η σφαίρα των απλανών αστέρων) ήταν τα οκτώ ουράνια σώματα, έτσι διατεταγμένα, ώστε να έρχονται σε αμφιμονοσήμαντη αντιστοιχία με τους φθόγγους της οκτάβας, της πυθαγόρειας  μουσικής κλίμακας. 
Oι Πυθαγόρειοι ανέπτυξαν οργανωμένα την θεωρία ότι κάθε ουράνιο σώμα εξέπεμπε ένα μουσικό ήχο ανάλογο του όγκου και της ταχύτητάς του. 
Oι αποστάσεις, δηλαδή, των οκτώ ουρανίων σωμάτων-σφαιρών ήταν με τέτοιο τρόπο διαμορφωμένες,  ώστε να καλύπτουν τη μυστικιστική πυθαγόρεια οκτάβα και να δημιουργούν  (με μια θαυμαστή συνήχηση)  την περίφημη σήμερα πυθαγόρεια «μουσική των σφαιρών». 

Στην τωρινή εποχή και σύμφωνα με την σύγχρονη Θεωρία των Χορδών, ξεκινώντας από μία αρχή, τα πάντα σε μικροσκοπικό επίπεδο  είναι  συνδυασμός  πολλών  παλλόμενων χορδών. 

Επομένως  η Πυθαγόρεια Σχολή  που ανέπτυξε την πολύ διαδεδομένη και ερευνούμενη σήμερα θεωρία της «μουσικής  των  σφαιρών», θα  μπορούσε  να  θεωρήσει ότι  τα  σωματίδια  είναι  μικροσκοπικές  χορδές,  οι παλμικές  δονήσεις  των  οποίων  παράγουν  άλλα μικροσκοπικά  σωματίδια,   που  αντιστοιχούν  στις  νότες,  οι  οποίες  με την  σειρά  τους  δημιουργούν  τη  Μουσική των  Ουράνιων  Σφαιρών,  ενώ  όλος  ο  Kόσμος  είναι «συμφωνική  όπερα»,  την  οποία  αυτόματα  έχουν συνθέσει  αυτές  οι  νότες.

Επίσης, η πιο σημαντική εφαρμοσμένη εξέλιξη που υπάρχει σήμερα στηριζόμενη στη μεγαλοφυία του Πυθαγόρα, βρίσκεται στο ιατρικό πεδίο.  
Τρία πειράματα, ένα στην Αλεξανδρούπολη και δύο στην Αμερική, έχουν αποδείξει ότι η "μουσική των σφαιρών" θεραπεύει διάφορα νοσήματα και ανικανότητες, και μάλιστα έχει ανακαλυφθεί ότι ανακόπτει την εξέλιξη του καρκίνου.
Τέλος στη μουσική των Ουράνιων Σφαιρών ανήκει και η μαγευτική μουσική του Μότσαρτ. Στηρίζεται στην πρώτη αρμονική του ήχου (νότας) Ντο της μουσικής των Πυθαγορείων (δωρική οκτάβα), και έτσι εξηγείται η ισχυρή θεραπευτική ιδιότητά της...



PRESENTATION - LECTURE WITH SUBJECT:
AUGMEDIMIN SCHEMATIC MUSIC THE PYTHAGOREAN MUSIC HARMONY OF THE SPHERES AT THE CULTURAL CENTER OF DAFNI MUNICIPALITY. ATHENS.

LECTURERS: NICK M. VARGEMEZIS (MUSIC COMPOSER),
HIPPOCRATES DAKOGLOU (CIVIL ENGINEER OF THE NATIONAL METSOVIO POLYTECHNIC). 4/8/2009.
THE VIDEO INCLUDES ENGLISH SUBTITLES.



Δευτέρα 18 Ιουνίου 2012

to BE or to SHOW ?

ESSERE O APPARIRE

Ricorda che il destino di tutti dipende sempre dalle azioni del singolo
ALESSANDRO MAGNO


Tratto dal "mito della caverna" di Platone è una allegoria, una metafora, una parabola che si usa per spiegare la differenza tra le ombre-apparenza e la conoscenza-verità-essere. La ricerca della differenza tra l’apparire e l’essere è una riduzione, una interpretazione che mi piace proporre per cercare di capire che cosa prevale oggi La vicenda raccontata da Platone ridotta in sintesi estrema è questa: alcuni prigionieri sono stati incatenati fin dalla nascita ad una parete in fondo ad una caverna e non possono ne muoversi, ne girarsi. Vedono solo la parete alla quale sono incatenati. Fuori, durante il giorno, sulla strada passano degli uomini con delle statue (degli oggetti) enormi, la cui ombra proiettata dalla luce del sole si staglia proprio sul fondo della parete. 
I prigionieri, non sapendo nulla del mondo esterno, vedono passare queste ombre enormi e per loro quella è la realtà, la verità. Se uno dei prigionieri riuscisse a liberarsi ed uscire dalla caverna prima rimarrebbe accecato dal sole (poiché non è abituato alla luce) e poi comincerebbe a vedere che ci sono degli uomini con delle statue gigantesche (o oggetti) che percorrono la strada e gli sembrerebbero meno reali delle ombre viste sulla parete (perché egli conosce solo quelle). 
Poi piano, piano col passare del tempo, facendo abitudine alla luce si accorge che quello che lui credeva realtà (cioè le ombre) era solo apparenza. La realtà vera (cioè l’essere) è quella fuori che si individua attraverso la luce-conoscenza. Per di più se il prigioniero libero tornasse in dietro e cercasse di spiegare quello che ha visto agli altri prigionieri ancora incatenati loro non ci crederebbero e continuerebbero ad immaginare le ombre come realtà senza sapere che invece è solo apparenza.


Quante persone credono alle ombre, cioè all’apparenza?
E quante persone credono alla realtà, all’essere, cioè alla conoscenza? 

Se fino a poco tempo fa la vanità era individuale e riguardava il singolo, ora il fenomeno si sta estendendo alla società intera.
Si è arrivati al paradosso che è necessario apparire per essere.
Perché siamo così vanitosi?

La maschera e il volto ...Pirandello
(Nessuno può illudersi di giocare con i propri sentimenti: la faccia si perde proprio quando vogliamo imporci un comportamento che va al di là delle nostre forze).

Esiste oramai una profonda frattura tra apparenza e realtà tra principi e azioni
tutti giocano con se stessi per mostrarsi diversi da quelli che sono?


Quando ci sarà un'involuzione di tendenza?

L’apparire è importante in questa società perché è l’emblema di uno status, di un’appartenenza. In fin dei conti c’è molta solitudine. Apparendo come o meglio di altri, o ci si sente appunto meno soli, o credendosi migliori ci s’illude di esserlo veramente. Ma è un bluff ! A contatto poi con le realtà della vita, si ha consapevolezza di aver fatto un buco nell’acqua. Infatti, la vita consente di essere ciò che si vuole ma, alla fine presenta il conto, mettendo in condizioni di riflettere e capire come effettivamente andrebbe vissuta. Gli sbagli servono, appunto a capire questo è ovvio. Infatti, è concesso di sbagliare finché si è giovani, poi si deve crescere, maturare e lavorare in questo senso. La vanità è sempre esistita anche ai tempi della civiltà Greca esistevano due forme di vanità. Quella degli Ateniesi che si esprimeva nella bellezza e nelle arti che questo esaltavano. Quella degli Spartani che esaltava la forza e la prestanza fisica. Tutte e due erano un’espressione di vanità come tutti sapete. Senza quel tipo di civiltà, l’umanità non sarebbe quello che è ora. Non si sarebbero sviluppate le arti e la bellezza, poi progredite con le altre civiltà dalla Romana alla Egiziana. (Facendo forse un po’ di confusione di priorità, ma non ho tempo per verificare, non importa tanto i concetti sono quelli). Fin qui le origini della vanità sono abbastanza scontate. Mi sento di dire, che, se non si abusa di questo vizio, può evidentemente fungere da stimolo per migliorarsi e quindi non completamente negativo. Il fatto che tale vizietto sia in espansione è, come ovvio, dovuto ai modelli cui si fa riferimento, al desiderio di imitare, emulare e così via. Tutto ciò è anche indice di mancanza di una personalità vera, di quel fattore X che possa distinguere l’individuo dalla massa, che copia in continuazione. L’inversione di tendenza può essere attuato con la divulgazione di concetti che consentano ad ognuno di far emergere i propri talenti, che poi traspariranno anche dal modo di presentarsi. Questa è la ricerca da fare nella psicologia di ognuno, scoprendo le proprie inclinazioni, ci si valorizza nel modo giusto e non si maschererà più l’esteriorità a scapito dell’interiorità. Per realizzare questa ricerca bisognerebbe riformare veramente la scuola, mettendo in grado i docenti di fare una certa cernita di personalità fra i loro studenti, per meglio rapportarsi con loro. 




Un altro autore a porre l'attenzione su cosa siano la realtà e l’apparenza è stato Schopenhauer che della frammentazione della realtà e della personalità dell'individuo ha fatto il centro del suo interesse.
Schopenhauer analizza la contrapposizione tra realtà (volontà) e apparenza (rappresentazione) nella sua più grande opera: “Il mondo come volontà e rappresentazione”.
La rappresentazione è ciò che noi vediamo, non ha alcun fondamento oggettivo quindi quello che noi riteniamo che sia la realtà è un semplice inganno, un’illusione.
La rappresentazione è come il velo di Maia:
Maia era una divinità buddista che utilizzava il velo come strumento per far credere reali delle semplici illusioni.
Schopenhauer vuole fuoriuscire dalla dimensione illusoria strappando il velo di Maia per giungere alla realtà.
Per strapparlo, egli usa l’immagine del castello circondato dall’acqua con il ponte levatoio sollevato: il viandante può osservare il castello da tutti i lati ma ne rimarrà sempre fuori.
Allo stesso modo noi possiamo esaminare la realtà da tutti i lati ma ne rimaniamo sempre fuori.
Il cunicolo che ci consente di andare al di là delle illusioni è il nostro corpo, l’unica realtà che non ci è data solo come immagine poiché noi viviamo il nostro corpo anche dall’interno.
La corporeità è il modo per andare al di là della rappresentazione e afferrare l’essenza delle cose.
Schopenhauer non è interessato all’introspezione ma utilizza il corpo solo come un mezzo metafisico per arrivare alla realtà.
Percorrendo questa strada si individua una realtà sostanziale: la volontà di vivere, che ha un valore universale.
La volontà di vivere è una forza tragica apportatrice di dolore, è il fondamento del reale, la brama, il desiderio di esistere, è la vera essenza delle cose.
Essa presenta quattro caratteristiche:
1) è inconscia: non riguarda solo le creature dotate di coscienza ma riguarda tutto il mondo animato e inanimato;
2) è unica perché si colloca al di là della categoria dello spazio (cioè la prima categoria della razionalità), la divisibilità e la molteplicità comportano lo spazio;
3) è eterna perché è oltre il tempo (cioè la seconda categoria razionale), c’è sempre stata e sempre sarà;
4) è incausata e senza scopo: non ha né una causa né un fine, è oltre la causalità (cioè la terza categoria della razionalità).
Da ciò ne deriva che Schopenhauer ha un pensiero irrazionalistico: il fondamento della realtà è irrazionale, egli nega la presenza di qualunque realtà nelle cose, di qualsiasi carattere razionale nella realtà (contrariamente a Hegel, secondo il quale tutto è razionale), nega qualsiasi efficacia riconosciuta alla ragione.
L’irrazionalismo è applicato alle categorie della razionalità: la razionalità non è in grado di cogliere la realtà quindi essa non può essere colta con le categorie della razionalità. Per afferrare la conoscenza bisogna fuoriuscire dal campo della razionalità.
Dalla concezione di Shopenhauer della volontà di vivere emerge un certo pessimismo: la volontà di vivere produce sofferenza perché volere significa desiderare, cioè mancare di qualcosa. Questo senso di mancanza produce sofferenza quindi la volontà di vivere è portatrice di sofferenza.
Alcuni desideri possono essere soddisfatti ma il soddisfacimento del desiderio è momentaneo perché poi si trasforma in noia, quindi si arriva alla medesima condizione di sofferenza a causa della noia.
Ne consegue che il fondamento dell’esistenza è il dolore.
Schopenhauer approda dunque allo stadio della sofferenza universale: tutto soffre.
Nella globalità della sua filosofia, una via di liberazione apparentemente sicura dal dolore potrebbe essere il suicidio, condannato invece fortemente dal filosofo perché è un’emblematica affermazione della Volontà stessa di vivere.
La vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione di una o più vite, bensì nella stessa liberazione dalla Volontà di vivere; l’iter salvifico delineato da Schopenhauer consta di tre momenti essenziali:
1. l’arte: è la conoscenza libera e disinteressata, che si rivolge alle idee ed ha un carattere contemplativo.
La sua funzione è però temporanea e parziale, come un incantesimo;
2. l’etica della pietà (morale): la morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. L’etica è un tentativo di superare l’egoismo compatendo il prossimo e identificandoci con il suo tormento. L’ ascesi: è l’esperienza per la quale l’individuo, cessando di volere la vita ed il volere stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere mediante una serie di accorgimenti (castità, umiltà….) il cui culmine porta al raggiungimento del Nirvana.


Ballata della vanità
DE ANDRE'

Η ΣΠΗΛΙΑ ΤΟΥ ΠΛΑΤΩΝΑ 
ΠΟΛΙΤΕΙΑ
ΒΙΒΛΙΟ ΕΒΔΟΜΟ
(ΣΩΚΡΑΤΗΣ - ΠΛΑΤΩΝΑΣ) 

-Πες, λέει ο Σωκράτης στον συνομιλητή του, πως η ανθρώπινη ψυχή μοιάζει με ανθρώπους που κατοικούνε μέσα σε μια σπηλιά (υπόγειο κατοικητήριο), που έχει ολάνοικτη είσοδο προς το φως. 
-Φαντάσου τους ανθρώπους αυτούς αλυσοδεμένους εκεί μέσα από την παιδική ηλικία στα πόδια και στο κεφάλι. Δεν μπορούν να σηκωθούν αλλά ούτε και το κεφάλι τους να στρέψουν δεξιά κι αριστερά. Κάθονται έτσι, ώστε να έχουν την είσοδο της σπηλιάς πίσω τους και είναι αναγκασμένοι να βλέπουν πάντα μπροστά, χωρίς να μπορούν ποτέ να δουν ούτε δεξιά ούτε αριστερά, ούτε προς το φως, αφού δεν μπορούν να κουνήσουν το κεφάλι τους. 
-Υπόθεσε τώρα, πως πίσω τους καίει μια μεγάλη φωτιά και πως μπροστά από την φωτιά περνάει ένας δρόμος, που ένας τοίχος τον χωρίζει από τους αλυσοδεμένους. Η λάμψη της φωτιάς είναι στο βάθος της σπηλιάς και φωτίζει καλά το εσωτερικό της. 
-Βάλε με τον νου σου, πως την ώρα αυτήν, περνάνε από τον δρόμο άνθρωποι κρατώντας λογής-λογής σκεύη, αδριάντες και άλλα πολλά πράγματα της ανθρώπινης εργασίας, μετάλλινα, μαρμάρινα και ξύλινα. Οι άνθρωποι αυτοί, καθώς διαβαίνουν, κρατάνε τα αντικείμενα τόσο ψηλά, ώστε υψώνονται αυτά πάνω από τον τοίχο που χωρίζει τους αλυσοδεμένους από τον δρόμο. Οι σκιές τότε των αντικειμένων, θα πέφτουν μέσα στο εσωτερικό της σπηλιάς. Οι αλυσοδεμένοι θα βλέπουν τις σκιές των αγαλμάτων αυτών, όμως τις σκιές των ανθρώπων που τα κρατούν δεν θα τις βλέπουν, γιατί αυτές θα πέφτουν επάνω στον τοίχο, που χωρίζει τους αλυσοδεμένους από τη φωτιά. Κι αν μάλιστα τύχει και έλθει κάποιος απόηχος από τις φωνές εκείνων που περνούν πίσω από τους αλυσοδεμένους, τότε αυτοί θα νομίσουν, πως ο απόηχος αυτός έρχεται από τις ίδιες τις σκιές. 
Θα πιστέψουν, πως οι σκιές μιλάνε, αφού ποτέ δεν είδαν πραγματικούς ανθρώπους ούτε και άκουσαν λαλιά ανθρώπου. 
-Αν τώρα κάποιος λυθεί καμμιά φορά από τα δεσμά του και σηκωθεί και μπορέσει να γυρίσει το κεφάλι του προς τα πίσω και δει την φωτιά, τότε θα θαμπωθούν τα μάτια του από την φωτοβολία της και θα πονέσουν και δεν θ' αντέξουν για να δουν τα αγάλματα, αυτών που πριν έβλεπαν τις σκιές. 
Κι αν μάλιστα βρεθεί εκεί κοντά του κάποιος, που έχει ζήσει μέσα στο φως και μέσα στον πραγματικό κόσμο και του πεί, πως όσα έβλεπε πριν, όταν ήταν αλυσοδεμένος, ήτανε σκιές και φάσματα, και πως αυτά που βλέπει τώρα, είναι τα πραγματικά, τα αληθινά, τότε θα παραξενευτεί, θα δυσπιστήσει σ' αυτά που του λέει ο άλλος και θα εξακολουθεί να πιστεύει, πως οι σκιές ήτανε πιο αληθινές από τα πραγματικά αγάλματα
-Υπόθεσε τώρα, πως ο άνθρωπος, που έχει ζήσει μέσα στο φως και στέκει εκεί κοντά σ' αυτόν που λύθηκε από τα δεσμά του και σηκώθηκε, αναγκάζει τον άλλοτε δεσμώτη να ρίξει τα μάτια του προς το φως. Τότε αυτός που λίγο πριν ήταν ακόμα δεσμώτης, θα αποστρέψει το βλέμμα του από το φως και θα ξαναγυρίσει με τη ματιά του σ' εκείνα που έβλεπε πριν, δηλαδή στις σκιές, και θα πιστεύει, πως αυτές είναι πιο καθαρές από τα αγάλματα τα ίδια, που του δείχνει τώρα αυτός που έζησε μέσα στο φως. 
-Και τι θα γίνει, αν θελήσει κανείς να εξαναγκάσει τον πριν δεσμώτη, να βγει έξω από την σπηλιά και να ατενίσει το φως της ημέρας; Τότε είναι δα που δεν θα μπορέσει να ρίξει το βλέμμα του σε κανένα επάνω αντικείμενο, που το καταυγάζει το ηλιακό φως. Αυτός θα πρέπει πρώτα σιγά-σιγά να συνηθίσει το ηλιακό φως. Και πριν απ' όλα θα πρέπει να δει τις σκιές, που σχηματίζονται από τ' αντικείμενα με το ηλιακό φως. Έπειτα πάλι θα δει και θα γνωρίσει τις σκιές των ανθρώπων, των ζώων και των πραγμάτων, καθώς σχηματίζονται μέσα στα ήρεμα ύδατα. Και ύστερα πια θα δει τους ίδιους τους ανθρώπους, τα ίδια τα ζώα και τα ίδια τα πράγματα. Αργότερα ακόμη θα δει τον ουρανό, και τη νύχτα θα τον δει πιο εύκολα, γιατί το φως των άστρων και της σελήνης είναι απαλό. Και τελευταία πια θα στρέψει το βλέμμα του και προς τον ήλιο τον ίδιο. 
-Και τότε θα καταλάβει, πως ο ήλιος είναι ο δημιουργός των χρόνων και των ορατών αντικειμένων, των πραγματικών και των εικονικών. Την στιγμή πια αυτή θα θυμηθεί την ζωή της σπηλιάς, θα αναλογισθεί τους άλλοτε συνδεσμώτες του, θα λογαριάσει τον εαυτό του ευτυχισμένο για την απολύτρωση από εκεί μέσα και θα αισθάνεται βαθύ οίκτο για κείνους που μένουν ακόμα δεμένοι εκεί μέσα στη σπηλιά. 
-Και αν υπήρχαν εκεί κάτω μεταξύ τους τίποτα αμοιβές και έπαινοι και τιμητικές διακρίσεις για εκείνον που έβλεπε οξύτατα τις σκιές όταν περνούσαν, και θυμότανε ακριβώς ποιες περνούν πρώτες, ποιες μετά ή μαζί, και επομένως θα ήταν σε καλύτερη θέση από κάθε άλλον να πει από πριν ποια σκιά έμελλε να παρουσιαστεί σε ορισμένη στιγμή, τι λες, θα είχε μεγάλη επιθυμία γι' αυτά ακόμη, και θα ζηλεύει εκείνους που είχαν τέτοιες τιμές εκεί κάτω και υπερείχαν μ' αυτόν τον τρόπο απ' όλους τους άλλους ή θα πάθει αυτό που λέει ο Όμηρος για τον Αχιλλέα, και θα προτιμάει χίλιες φορές να ζει στον επάνω κόσμο και να είναι δούλος ενός φτωχού ανθρώπου και να υποφέρει οτιδήποτε άλλο παρά να εξακολουθεί να ζει όπως τότε εκεί κάτω, και να πιστεύει τα ίδια πράγματα; 
-Και πρόσεξε ακόμη κι αυτό. Εάν αυτός ο άνθρωπος πήγαινε πίσω και έπαιρνε την παλιά του θέση, δεν θα γινόταν πάλι σαν τυφλός από την ξαφνική αλλαγή από τον ήλιο στο σκοτάδι; Και εάν, ενώ ακόμη δεν διέκρινε τίποτα, και πριν ακόμη αποκατασταθεί η όρασή του, πράγμα για το οποίο θα χρειαζότανε όχι και λίγος χρόνος, εάν λοιπόν γινότανε ανάγκη να διαγωνισθεί με τους άλλους τους παντοτινούς δεσμώτες και να πει τη γνώμη του για τις σκιές που περνούν, δεν θα τους προξενούσε πολύ γέλιο και δεν θα έλεγαν γι' αυτόν, ότι επέστρεψε από εκεί που ανέβηκε με χαλασμένα τα μάτια, και ότι δεν αξίζει τον κόπο να έχει κανείς την επιθυμία να ανεβεί στον πάνω κόσμο; Και αν κανείς επιχειρούσε να τους λύσει τα δεσμά και να τους ανεβάσει επάνω, δεν θα ήταν ικανοί να τον σκοτώσουν, αν μπορούσαν να τον πιάσουν στα χέρια τους; 

Τα νοήματα είναι τόσα πολλά. Ο καθένας μπορεί να πάρει την αναλογία του... 

Η σπηλιά του Πλάτωνα σήμερα. Τόσο σύγχρονη, τόσο επίκαιρη και τόσο πολυσήμαντη.

Παρασκευή 15 Ιουνίου 2012

Johann Sebastian Bach. H αγνή θρησκευτικότητα στην υπέρτατη τέχνη

MIA ΣΦΑΙΡΙΚΗ ΚΑΙ ΚΡΙΤΙΚΗ ΜΑΤΙΑ


Ο Γιόχαν Σεμπάστιαν Μπαχ (γερμ. Johann Sebastian Bach, Άϊζεναχ, 21 Μαρτίου 1685 *την ίδια μέρα πέθανε ο μεγαλύτερος αδελφός του Ιωάννης Ιωνάς* - Λειψία, 28 Ιουλίου 1750) ήταν Γερμανός συνθέτης και οργανίστας της περιόδου Μπαρόκ. Υπήρξε αναμφισβήτητα ο συνθέτης αυτής της περιόδου καθώς και ένας από τους σπουδαιότερους της ιστορίας της μουσικής. Τα περισσότερα από 1000 έργα του που έχουν διασωθεί ως τις μέρες μας, ενσωματώνουν σχεδόν όλα τα χαρακτηριστικά του στυλ Μπαρόκ, το οποίο και απογειώνουν στην μέγιστη τελειότητά του. Παρ' όλο που δεν εισάγει κάποια νέα μουσική μορφή, εμπλουτίζει το γερμανικό μουσικό στυλ της εποχής με μια δυνατή και εντυπωσιακή αντιστικτική τεχνική, ένα φαινομενικά αβίαστο έλεγχο της αρμονικής και μοτιβικής οργάνωσης, και την προσαρμογή ρυθμών και ύφους από άλλες χώρες, ιδιαίτερα από την Ιταλία και τη Γαλλία αλλά και από την Αγγλία. 
Τα έργα του καλύπτουν ένα ευρύ φάσμα από την οργανική μουσική (έργα για τσέμπαλο, εκκλησιαστικό όργανο, κοντσέρτα) ως την φωνητική μουσική (ορατόρια, λειτουργίες, πάθη, καντάτες, κ.α.). Ως χαρακτηριστικά έργα του Μπαχ μπορούν να αναφερθούν τα "Κατά Ματθαίον Πάθη" - το καλλίτερο ορατόριό του και μνημείο του Πολιτισμού μας, τα "Βρανδεμβούργια Κοντσέρτα", οι δύο τόμοι του "Καλώς Συγκερασμένου Πληκτροφόρου" και η "Τέχνη της Φούγκας". Υπάρχουν έργα του Μπαχ χαρωπά και παιχνιδιάρικα, υπάρχουν άλλα με μελαγχολικές πινελιές, όπως επίσης υπάρχουν και εκείνα που ξεχειλίζουν από δύναμη και σε πλημμυρίζουν αισιοδοξία. Καλό είναι να έχει κανείς υπόψη του ότι ναι μεν το έργο είναι ίδιο αλλά η ερμηνεία τού δίνει νέα διάσταση. Για παράδειγμα υπάρχουν άνθρωποι που νοιώθουν πιό άνετα ακούγοντας το "Καλώς Συγκερασμένο Κλειδοκύμβαλο" όχι με κλαβιέ αλλά με πιάνο.

 
J. S. Bach: 19 Sinfonias / The complete album / Accademia Bizantina*       
               

Όσον αφορά την εμφάνισή του, ομάδα εμπειρογνωμόνων κατάφερε να αναδημιουργήσει ψηφιακά το πρόσωπο του συνθέτη. Με βάση αυτό, ο Μπαχ ήταν ένας παχουλός εύσωμος κύριος με αραιά μαλλιά.
Ο συνθέτης προέρχεται από τη μεγάλη γενεά των Μπαχ, που απαντώνται διάσπαρτοι γεωγραφικά και χρονικά με κυριώτερη ενασχόληση τη Μουσική.

Βιογραφία
Την πρώτη του μουσική εκπαίδευση έλαβε  από το "Λατινικό Σχολείο" του Άϊζεναχ, όπου λόγω των καλών επιδόσεων του κέρδισε τάξεις και από τον μουσικό πατέρα του στο Άιζεναχ και στην συνέχεια από τον μεγαλύτερο αδελφό του, Johann Christoph, με τον οποίο έζησε στο Όρντρουφ μετά τον θάνατο των γονιών του. Από πολιτιστική και μορφωτική άποψη το περιβάλλον στο ΄Ορντουρφ ήταν εξαιρετικό. Ο Μπαχ συνέχισε με επιτυχία τις σπουδές του και παράλληλα, υπό την επιρροή του αδελφού του επιδόθηκε με επιτυχία στην σπουδή του εκκλησιαστικού οργάνου.

Το 1699, σε ηλικία 15 ετών, ο Μπαχ συνέχισε τις σπουδές του (άγνωστο γιατί) στο Λύνεμπουργκ συμμετέχοντας στην χορωδία της σχολής και τελειοποιώντας παράλληλα τις γνώσεις του στο Εκκλησιαστικό Όργανο. Εξασφάλιζε τα προς το ζην χάρις στη μικρή αμοιβή του για την συμμετοχή του στην σχολική χορωδία και διάφορα τυχερά από τελετές και εκδηλώσεις ως οργανοπαίκτης. Την περίοδο αυτή ο Μπαχ μελέτησε εντατικά μουσική ερχόμενος σε επαφή με το έργο σπουδαίων μουσικών αλλά και δεξιοτεχνών της εποχής του.
Την εποχή εκείνη έγινε και το εξής ενδεικτικό περιστατικό: Ο Lübeck ήταν δεξιοτέχνης του εκκλησιαστικού οργάνου. Ο Μπάχ ξεκίνησε από  το Λύνεμπουρκ, διανύοντας το μεγαλύτερο μέρος της διαδρομής με τα πόδια, για να πάει στο Αμβούργο και να τον ακούσει. Γυρίζοντας απένταρος και πεινασμένος έψαξε στα αποφάγια ενός πανδοχείου για να βρει κάτι βρώσιμο. Τότε ένας πελάτης από τα πάνω δωμάτια του πέταξε δύο κεφάλια ρέγγας. Ο Μπαχ προσπαθώντας να τα φάει διαπίστωσε ότι ο σπλαχνικός άγνωστος είχε βάλει σε ένα από αυτά ένα χρυσό νόμισμα!

Το 1703, μόλις 18 χρόνων, προσελήφθη ως βιολονίστας στην Αυλή του δούκα της Βαϊμάρης και μερικούς μήνες αργότερα ανέλαβε τη θέση του οργανίστα στην εκκλησία του Αγίου Βονιφάτιου στο Άρνσταντ. 

Το 1707, ύστερα από διαγωνισμό, πήρε την θέση του οργανίστα στην Εκκλησία του Αγίου Βλασσίου στο Μυλχάουζεν, αυτοκρατορική πόλη, μουσικό κέντρο και έδρα διάσημων μουσικών. Στο νέο του περιβάλλον ο Μπαχ ένοιωσε να τον περιβάλλει και η εκτίμηση των νέων εργοδοτών του, που την εξέφραζαν και εμπράκτως, και έπεσε με τα μούτρα στη δουλειά, καθώς επίσης απέκτησε και τη δυνατότητα να παντρευτεί. Όμως δεν έπαυε να εξαρτάται από το εκκλησιαστικό συμβούλιο και τις εσωτερικές του διενέξεις. Μία με άμεσο αντίκτυπο στον συνθέτη, ο οποίος πίστευε στον πλούτο των μουσικών θρησκευτικών συνθέσεων, αφορούσε, το αν η εκκλησιαστική μουσική επένδυση θα είχε ή όχι ασκητικό χαρακτήρα.

Μετά από ένα χρόνο, το 1708, εγκαταστάθηκε στη Βαϊμάρη, αναγνωρισμένος για τις καταπληκτικές του εκτελέσεις στο Όργανο. Στη Βαϊμάρη δόθηκε στον Μπαχ η δυνατότητα να προχωρήσει τις δικές του συνθέσεις αλλά και να μεταγράψει έργα άλλων σπουδαίων συνθετών της εποχής του. Εκεί απέκτησε τα πρώτα του παιδιά αλλά ένοιωσε και την συντριβή της απώλειας. Δύο παιδιά που γέννησε η Μαρία Βαρβάρα πεθαίνουν αμέσως. Και όχι μόνο αυτό. Εσωτερικές τριβές στην οικογένεια του δούκα είχαν σαν αποτέλεσμα τη δημιουργία άσχημου κλίματος για τον συνθέτη. Άλλωστε, σύμφωνα με την συνήθεια της εποχής, μπορεί να ήταν ήδη γνωστός και αναγνωρισμένος εκτελεστής και συνθέτης αλλά δεν έπαυε στιγμή να είναι μουσικός - υπηρέτης, διότι σε αυτή την κατώτατη ιεραρχική βαθμίδα κατατάσσονταν τότε οι μουσικοί. Ο Μπαχ για άλλη μια φορά θέλει να εργασθεί αλλού.

Το 1718 εγκαθίσταται στην Αυλή του Καίτεν, όπου ο πρίγκηπας Λεοπόλδος του ανέθεσε τα καθήκοντα τού αρχιμουσικού της αυλής, και όπου η αδιαφορία που υπήρχε για τη φωνητική μουσική, ανάγκασε τον Μπαχ να ασχοληθεί με την σύνθεση ενόργανης μουσικής και την τελειοποίηση ορισμένων οργάνων στον μηχανισμό, το κούρδισμα και την τεχνική εκτέλεσης. Το πρώτο μέρος των συνθέσεων, που αποτέλεσαν το "Καλά συγκερασμένο πληκτροφόρο" (24 πρελούδια και 24 φούγκες), γράφτηκε στο Καίτεν, μαζί με τις Αγγλικές και τις Γαλλικές σουίτες. Η έλλειψη εκκλησιαστικού Οργάνου στην Αυλή του Καίτεν κέντρισε τη φαντασία του Μπαχ και στην περίοδο αυτή ανήκουν οι περίφημες Σονάτες και Παρτίτες για σόλο βιολί, οι Σουίτες για βιολοντσέλο και τα 6 εκπληκτικά Βρανδεμβούργια Κοντσέρτα. Mπόρεσε επίσης να επιμεληθεί και την μουσική καθοδήγηση του ταλαντούχου, μεγαλύτερου γιου του Βίλχελμ Φρίντεμαν, προς χάριν του οποίου συνέθεσε το γνωστό εγχειρίδιο "Μικρό Βιβλίο για το Κλαβιέ". Δυστυχώς αυτή η ωραία περίοδος της ζωής του Μπαχ δεν κράτησε πολύ. Το 1719 η οικογένεια Μπαχ χάνει άλλο ένα παιδί. Το 1720 ενώ ο συνθέτης συνόδευε τον πρίγκηπα σε ένα ταξίδι, η Μαρία Βαρβάρα αρρώστησε και σε λίγες ώρες πέθανε. 'Έζησαν μαζί 13 χρόνια και απέκτησαν 7 παιδιά, από τα οποία επέζησαν 4. 'Όταν ο Μπαχ συνήλθε, πήρε τη μεγάλη απόφαση, να συγκεντρώσει ότι απέμεινε από την οικογένεια του και να εγκαταλείψει την αυλή.

Το 1723 λοιπόν εγκατέλειψε το Καίτεν, προκειμένου γα διαγωνιστεί στη Λειψία για την κατάληψη της θέσης του κάντορα στην εκεί Εκκλησία του Αγίου Θωμά. Τελικά, κατέλαβε την θέση αυτή, που επί δύο περίπου αιώνες την κατείχαν διαπρεπείς μουσικοί, και η οποία μπορούσε να θεωρηθεί, ακόμα και από κοινωνική άποψη, το αποκορύφωμα της σταδιοδρομίας ενός μουσικού.  Το συμβόλαιο όμως που υπέγραψε περιελάμβανε πολλούς όρους και δεσμεύσεις. Τρεις δήμαρχοι, δύο αντιδήμαρχοι και δέκα πάρεδροι καθώς και ο πρύτανης και αντιπρύτανης της σχολής του Αγίου Θωμά ήσαν οι άμεσοι προϊστάμενοι  του!

Μεγάλη αντίθεση με το Καίτεν  όπου ο Μπαχ αναφερόταν μόνο στον πρίγκηπα. Επιπλέον όφειλε να διδάσκει στους οικότροφους μαθητές της σχολής Λατινικά  και έπρεπε να τους επιβλέπει έως την ώρα του βραδυνού ύπνου! Επίσης έπρεπε να συμμετέχει με την χορωδία των παιδιών στις τελετές της πόλης και να συνθέτει ένα νέο έργο σε κάθε επίσημη περίσταση. Υπολογίζεται ότι έπρεπε να συνθέτει γύρω στις 60 καντάτες το χρόνο. Ψάλλονταν  μετά την ανάγνωση του Ευαγγελίου (εκτός της Τεσσαρακοστής) και συχνά παρεμβάλλονταν στο από άμβωνος κήρυγμα!!  Εντούτοις ο Μπαχ κατόρθωσε και έδωσε εξαιρετικά έργα, τα οποία είχαν άμεση απήχηση στο εκκλησίασμα. 

Η εγκατάσταση στη Λειψία συνοδεύτηκε από τη γέννηση του πρώτου παιδιού του Μπαχ από τη δεύτερη σύζυγό του, την σοπράνο Άννα Μαγδαληνή. Απέκτησαν μαζί 13 παιδιά από τα οποία όμως 7 χάθηκαν σε μικρή ηλικία.

Τα πράγματα στην Λειψία δεν ήταν για τον Μπαχ, όπως τα είχε υπολογίσει. Συχνότατα αναπολούσε τις μέρες του Καίτεν. Είχε να αντιπαλέψει με τη μετριότητα, την τσιγκουνιά και την στενομυαλιά των προϊσταμένων του αλλά και με την απειθαρχία, την έλλειψη φροντίδας και πόρων, που ταλαιπωρούσαν την σχολή. Επιπλέον το ανταγωνιστικό  Μουσικό Κολλέγιο (Collegium Musicum) της Λειψίας που είχε ιδρυθεί το 1702 από τον μεγάλο συνθέτη Γεώργιο Φίλιππο Τέλεμαν προσήλκυε τους πλέον ικανούς μαθητές της πόλης. 
Το "κατά Ματθαίον Πάθη", το "κατά Ιωάννην Πάθη" και άλλα αριστουργήματα εγράφησαν αυτή την περίοδο.

Σταδιακά ο Μπαχ εκτός από την οδύνη του θανάτου, που ήταν τακτικός επισκέπτης στην οικογένεια του, είχε να αντιμετωπίσει τις μικρότητες των προϊσταμένων του και τη μεγάλη ανέχεια -ασήκωτο πρόβλημα για ένα μεγαλοοικογενειάρχη-, στην οποία είχε οδηγηθεί μετά από μεθοδευμένη μείωση των αποδοχών του. Η δημιουργικότητα του αρχίζει να κάμπτεται και δίνει έργα ανάξια του ταλέντου του.

Το 1731 συνέβη ένα γεγονός που άλλαξε προς το καλλίτερο την ζωή του Μπαχ και που αποδεικνύει ότι οι άνθρωποι κατισχύουν των θεσμών. Εκλέγεται πρύτανης στη Λειψία (δυστυχώς μόνο για τρία χρόνια, γιατί μετά πήγε καθηγητής σε πανεπιστήμιο) ο Ιωάννης Ματίας Γκέσνερ μορφωμένος άνθρωπος, εργατικός και πειθαρχημένος, γνώστης της αξίας του Μπαχ. Μέσα σε λίγους μήνες κατόρθωσε να αλλάξει πολλά πράγματα. Ενδιαφέρθηκε για τους μουσικούς, τις απολαβές τους, τις συνθήκες ζωής τους, το έργο τους, τις υποδομές και προχώρησε σε βελτιώσεις αντιμετωπίζοντας με διπλωματικότητα αλλά και αποφασιστικότητα τις αρχές. Ο Μπαχ άρχισε πάλι να μεγαλουργεί. Μπόρεσε μάλιστα να κάνει και δεύτερη δουλειά ενισχύοντας τα προβληματικά οικονομικά του. Έχοντας ήδη αναλάβει και τη διεύθυνση του Μουσικού Κολλεγίου, μπορούσε να μετέχει σε αμειβόμενες μουσικές εκδηλώσεις, σε εμπορικές εκθέσεις, καφενεία  κ.α.

Στη Λειψία, εκτός από σύντομες διακοπές, ο Μπαχ έμεινε έως τον θάνατο του. Αυτή είναι η πιο κοπιαστική και πιο έντονη περίοδος του συνθέτη, υποχρεωμένου, από την θέση του, να ασχολείται συγχρόνως με πολλά πράγματα (σχολή μουσικής, κοντσέρτα, σύνθεση νέων μουσικών έργων).

 
Καλεσμένος το 1747 στο Πότσνταμ από τον Φρειδερίκο Β', αυτοσχεδίασε με εξαιρετική επιτυχία πάνω σ' ένα θέμα που του έδωσε ο ίδιος ο Φρειδερίκος, στον οποίο ο Μπαχ αφιέρωσε κατόπιν το έργο του "Μουσική προσφορά". Ο βασιλιάς δεν έδωσε σημασία στο δώρο του Μπαχ. Γεγονός που ο Μπαχ, που ήξερε να ζυγίζει τους ανθρώπους, σχολίασε δηκτικά: "Δεν αγαπούσε τη Μουσική, όσο έδειχνε, αλλά το φλάουτο του"...

Στα τελευταία χρόνια της ζωής του, έγραψε το μνημειώδες έργο "Η τέχνη της φούγκας", μια εξαιρετική σύνθεση που έμεινε για πολλούς κριτικούς ημιτελής, εξαιτίας σοβαρής αρρώστειας των ματιών του. Ύστερα από δύο χειρουργικές επεμβάσεις που όχι μόνο απέτυχαν, αλλά προκάλεσαν και σοβαρές βλάβες σε ολόκληρο τον οργανισμό του, ο Μπαχ πέθανε από αποπληξία. 
Επέζησαν, η δεύτερη σύζυγος, 6 γιοι και 4 κόρες από τα 20 παιδιά που είχε φέρει στον κόσμο με τους δυο γάμους του (τη δεύτερη εξαδέλφη του Maria Barbara και την σοπράνο Anna Magdalena).
Μετά το θάνατο του η οικογένεια του σκορπίστηκε. Η Μαρία Μαγδαληνή έζησε σε μεγάλη ένδεια μαζί με τη μεγάλη ανύπανδρη κόρη της με μοναδικό σχεδόν πόρο τις ελεημοσύνες των γειτόνων. Δέκα χρόνια αργότερα τον ακολούθησε. Μας άφησε τις αναμνήσεις της στο ονομαστό "Μικρό Χρονικό της Άννας Μαγδαληνής Μπαχ". Κάπου στις πρώτες σελίδες του γράφει: "Πιστεύω ειλικρινά ότι δύο μόνο γυναίκες υπήρξαν πραγματικά ευτυχισμένες στη Θουριγγία: Η Μαρία Βαρβάρα Μπαχ, εξαδέλφη και πρώτη γυναίκα του Σεβαστιανού, και εγώ, η δεύτερη".

Κατά τα επόμενα χρόνια έγινε πραγματικότητα το γνωστό σε όλους μας σενάριο της αμάθειας, της αδιαφορίας και της μικροψυχίας των ανθρώπων. Το έργο του Μπαχ σιγά-σιγά ξεχάστηκε και πέρασε στην αφάνεια. Επανήλθε οριστικά στο προσκήνιο κατά το 1ο τέταρτο του 19ου αιώνα. Αυτό επιτεύχθηκε χάρις στην φροντίδα του γνωστού συνθέτη Φέλιξ Μέντελσον.

Η μνήμη του Μπαχ τιμάται από τις Λουθηρανικές εκκλησίες στις 28 Ιουλίου.

 
     Bach - The Art of Fugue, BWV 1080 [complete on Organ, 1956, Helmut Walcha]
Contrapunctus I
 Contrapunctus II
  Contrapunctus III
  Contrapunctus IV
 Contrapunctus V
Contrapunctus VI in Stylo Francese
  Contrapunctus VII per Augmentationem et Diminutionem
Contrapunctus VIII 
       Contrapunctus IX alla Duodecima
Contrapunctus X alla Decima
 Contrapunctus XI Triple fugue
Canone all' Ottava
Canone alla Duodecima in Contrapunto alla Quinta
Canone alla Decima in Contrapunto alla Terza
Canone per Augmentationem in Contrario Motu
 Contrapunctus XIII rectus
     Contrapunctus XIII inversus 
Contrapunctus XII rectus
    Contrapunctus XII inversus 
                                  
Κατάλογος έργων Μπαχ - ταξινόμηση BWV.
Λόγω του εντυπωσιακού αριθμού έργων του Μπαχ, δημιουργήθηκε η ανάγκη συστηματικής ταξινόμησης τους. Τα έργα του Μπαχ αναφέρονται με τους αριθμούς BWV, τα αρχικά του γερμανικού όρου Bach Werke Verzeichnis (Κατάλογος Έργων Μπαχ). Ο κατάλογος, που δημοσιεύθηκε το 1950, συντάχθηκε από τον Wolfgang Schmieder και οι αριθμοί BWV αναφέρονται κάποιες φορές και ως αριθμοί Schmieder. Σε αυτή την περίπτωση χρησιμοποιείται (σπανίως) μια παραλλαγή που χρησιμοποιεί το γράμμα S, αντί του BWV.
Χαρακτηριστικό αυτού του καταλόγου των έργων του Μπαχ είναι ότι οργανώνεται θεματικά και όχι χρονολογικά. Συγκεκριμένα ακολουθείται η εξής σύμβαση:
  • BWV 1-222: καντάτες
  • BWV 225-248: μεγάλης κλίμακας χορωδιακά έργα
  • BWV 250-524: άλλα χορωδιακά, ορατόρια και κυρίως θρησκευτικά έργα
  • BWV 525-748: έργα για εκκλησιαστικό όργανο
  • BWV 772-994: έργα για κλειδοκύμβαλο
  • BWV 995-1000: έργα για λαούτο
  • BWV 1001-1040: έργα μουσικής δωματίου
  • BWV 1041-1071: έργα για ορχήστρα
  • BWV 1072-1126: κανόνες και φούγκες
Στη σύνταξη του καταλόγου, ο Schmieder ακολούθησε σε μεγάλο βαθμό μια προγενέστερη περιεκτική έκδοση των έργων του συνθέτη (το Bach Gesellschaft Ausgabe).


ΣΑΝ ΕΠΙΛΟΓΟΣ:
Οι βιογράφοι του συμφωνούν στο ότι ο Μπαχ ήταν ένας πολυπροικισμένος άνθρωπος αγνά και βαθιά θρησκευόμενος.  
Αγαπούσε βέβαια τον κόσμο και ουδέποτε ένοιωσε την ανάγκη της φυγής από τα εγκόσμια, είχε όμως τη βαθειά λαχτάρα να εκφράζει την θρησκευτικότητά του μέσω της μοναδικής Τέχνης του. Στην αυλή του Καίτεν (όπου ο συνθέτης πέρασε τα καλλίτερά του χρόνια) υπήρχε μία συνεχής ζήτηση για κοσμική μουσική, που στην σύνθεση της ήταν βέβαια απαράμιλλος, η θρησκευτική όμως μουσική ερχόταν σε δεύτερη μοίρα. Από τον Μπαχ όμως έλλειπε πολύ το εκκλησιαστικό όργανο, η χορωδία και το ευλαβές εκκλησίασμα. Αυτός είναι και ο βασικός λόγος που αποφάσισε να φύγει και να πάει στη Λειψία και στην ασφυκτικά ελεγχόμενη από ασήμαντους θέση του κάντορα...


 
 Glenn Gould - Goldberg Variations BWV 988 (Johann Sebastian Bach) [Full Album] 1981
Track listing
A Aria & Variations 1-15 00:00
B Variations 16-30 & Aria Da Capo 24:12
Personnel
Glenn Gould: Piano. 


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Πληροφορίες για τις 19 Συμφωνίες
19 SINFONIAS

WIR DANKEN DIR GOTT, WIR DANKER DIR (BWV 29) - 0:01
Sinfonia for organ obbligato, three natural trumpets, timpani, two oboes, solo violin, two violins, viola and basso continuo in D major
note: after BWV 1006

NACH DIR, HERR, VERLANGET MICH (BWV 150)
Sinfonia (Adagio) for two violins, bassoon and basso continuo in B minor - 3:43

AM ABEND ABER DESSELBIGEN SABBATS (BWV 42)
Sinfonia for two oboes, two violins, bassoon, violoncello and basso continuo in D major - 6:21

GEIST UND SEELE WIRD VERWIRRET (BWV 35)
Sinfonia for two oboes, english horn, organ obbligato, two violins, viola and basso continuo in D minor - 13:01
note: after BWV 1059

ICH STEH' MIT EINEM FUSS IM GRABE (BWV 156)
Sinfonia (Adagio) for oboe, two violins, viola and basso continuo in F major - 18:18
note: after BWV 1056

GEIST UND SEELE WIRD VERWIRRET (BWV 35)
Sinfonia for two oboes, english horn, organ obbligato, two violins, viola and basso continuo in D minor - 21:03
note: after BWV 1059

DER HERR DENKET AN UNS (BWV 196)
Sinfonia (Andante) for two violins, viola, violoncello and basso continuo (organ) in C minor - 24:43

DER HIMMEL LACHT, DIE ERDE JUBILIERET (BWV 31)
Sonata (Allegro) for three natural trumpets, timpani, three oboes, english horn, bassoon, two violins, two violas, two violoncellos and basso continuo in C major - 27:25

TRITT AUF DIE GLAUBENSBAHN (BWV 152)
Sinfonia (Ouverture à la française - Adagio, allegro ma non presto) for recorder, oboe, viola d'amore, viola da gamba & basso continuo in E minor - 30:00

GOTT SOLL ALLEIN MEIN HERZE HABEN (BWV 169)
Sinfonia for two oboes, english horn, organ obbligato, two violins, viola and basso continuo in D major - 33:14
note: after BWV 1053

WEINEN, KLAGEN, SORGEN, ZAGEN (BWV 12)
Sinfonia (Adagio assai) for oboe, two violins, two violas and basso continuo in F major - 42:18

FALSCHE WELT, DIR TRAU' ICH NICHT (BWV 52)
Sinfonia for two horns, three oboes, bassoon, two violins, viola and basso continuo (organ) in F major - 44:52
note: after BWV 1046

UNS IST EIN KIND GEBOREN (BWV 142)
Concerto for two recorders, two oboes, two violins, viola and basso continuo in A minor - 49:19
note: work by Johann Kunhau

WIR MUESSEN DURCH (BWV 146)
Sinfonia for organ concertante, two oboes, english horn, two violins, viola and basso continuo in D major - 50:38
note: after BWV 1052

HIMMELSKOENIG, SEI WILLKOMMEN (BWV 182)
Sinfonia/Concerto (Grave, adagio) for recorder, solo violin, violin, two violas, violoncello and basso continuo (violoncello) in G major - 58:37

ICH LIEBE DEN HOECHSTEN VON GANZEM GEMUETE (BWV 174)
Sinfonia/Concerto for two horns, two oboes, english horn, three violins, three violas, three violoncellos and basso continuo (bassoon, violone) in G major - 1.01:04
note: after BWV 1048

ICH HATTE VIEL BEKUEMMERNISS (BWV 21)
Sinfonia (Adagio assai) for oboe, two violins, viola and basso continuo (organ, bassoon) - 1.06:43

GLEICHWIE DER REGEN UND SCHNEE VOM HIMMEL FAELLT (BWV 18)
Sinfonia (Ciaccona) for recorder, four violas, violoncello and basso continuo in G minor - 1.09:46

DIE ELENDEN SOLLEN ESSEN (BWV 75)
Sinfonia for natural trumpet, two violins, viola, violoncello and basso continuo in G major - 1.12:46

Accademia Bizantina / Ottavio Dantone (conductor)
http://www.accademiabizantina.it


[on authentic instruments]




Πηγές: Βικιπαίδεια, διάφορες μουσικές περιοδικές εκδόσεις, η δισκοθήκη και η βιβλιοθήκη μου, βιβλία για τη μουσική, διάφορες ιστοσελίδες, η Creative Commons και η βασική και η συμπληρωματική ιστοσελίδα του J. S. Bach.